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IL RACCONTO

Una strada, tante storie. Così via Isonzo è cambiata come l’anima di Cosenza

Negli anni i negozi hanno preso il posto di banche e cinema. Ma oggi si assiste anche qui a un’altissima mortalità economica e commerciale. In pieno centro

Pubblicato il: 03/05/2026 – 17:02
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Una strada, tante storie. Così via Isonzo è cambiata come l’anima di Cosenza

COSENZA C’erano una banca, una clinica, un cinema, l’Inps, il conservatorio. Nel cuore della città. Oggi lungo via Isonzo quei palazzoni restano ma sono contenitori vuoti, al massimo c’è un cantiere: nei decenni ha resistito solo la gigantesca araucaria (foto in basso a sinistra) che – a differenza della sua “conterranea” di Pizzo – fa ombra sulla scalinata dei Leoni e i tetti li ha superati, come a ricordare che la natura vince sempre.  
Via Isonzo è un’importante arteria cittadina che taglia il centro in direzione est/ovest e collega viale Mancini con via Roma, innestandosi nel piccolo slargo di via XXIV Maggio denominato in passato “via delle Forche vecchie” perché pare fosse il luogo deputato alle esecuzioni capitali.

Proprio lì, il colossale edificio ad angolo – uno dei più iconici della città, visibile anche dalla affacciata di corso Vittorio Emanuele II – ospitava fino a qualche anno fa una grande filiale di banca ma oggi quegli spazi – compreso l’ampio vano ipogeo che ne fu il caveau – sono occupati dal mega-negozio di abbigliamento e arredo casa di uno storico gruppo imprenditoriale cosentino.
Simile sorte, qualche metro più avanti lungo lo stesso marciapiede, per il cinema Isonzo, che dopo decenni di attività tra proiezioni vietate ai minori e commedie sexy ebbe una coda come sala per le scolaresche, prima di chiudere sul finire del millennio: oggi in quei locali un’altra importante insegna è tappa immancabile per lo shopping bruzio.
Proprio di fronte, in quella che oggi è una sorta di mini-distretto della bellezza tra parrucchieri, profumerie e centri estetici sorgeva un’altra insegna storica: La Veneta, salumeria così chiamata perché il titolare era di Asolo (Treviso), giunto tra Crati e Busento per avviare la Standa – altro marchio che racconta un passato lontanissimo – su corso Mazzini e poi messosi in proprio; negli ultimi anni la pausa pranzo per bancari, dipendenti dei vicini uffici ma anche operai e studenti era assicurata dai prelibati piatti della moglie Elena.
Nell’ultimo tratto della strada, dopo l’intersezione con via Monte Santo, è solo un altro guscio vuoto la clinica Santoro (foto in alto a destra), attiva per decenni e unica struttura nel cuore della città. È testimone di un tempo in cui via Isonzo era frequentatissima anche per via degli uffici dell’Inps, dove da 10 giorni sono iniziati i lavori di messa in sicurezza appaltati dall’Asp (foto di copertina). Poco accanto, ha appena chiuso i battenti l’alimentari che per oltre mezzo secolo ha assicurato un servizio essenziale non solo per i residenti del quartiere, in tempi in cui la grande distribuzione non aveva ancora divorato il commercio minuto e sinonimo di contatto umano e filiera cortissima: ma se in questo caso si tratta di una scelta dei proprietari, marito e moglie, per molti altri esercizi la mortalità è un tema che accomuna via Isonzo ad altre strade di un centro cittadino che si avvita verso uno spopolamento economico e commerciale; l’ultima “vittima” è il punto vendita di tartufi, aperto qualche anno fa accanto al mitico Caffè Europa che oggi ha cambiato insegna e gestione ma non nome.

Le case più antiche e i piccoli condomini costruiti tra inizio e prima metà del secolo scorso ospitano oggi più di un b&b, fenomeno, questo, in crescita nella città che continua ad affermarsi come tappa del turismo destagionalizzato e non più limitato alle comitive tedesche attirate dalla leggenda del tesoro di Alarico: lungo tutto l’anno, gruppi di visitatori da ogni regione d’Italia passano da Cosenza, che si colloca come tappa strategica tra Campania (o Puglia) e Sicilia.
E se il “misto” del panificio a conduzione familiare in cima alla scalinata dei Leoni è solo un ricordo – qui oggi ha sede un locale tra i più frequentati della nuova movida – resta invece immutato il profumo che arriva dal forno della vicina via Monte San Michele che inonda tutta la zona quando, in piena notte, su via Isonzo cala il silenzio. (EFur)

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