Catanzaro, il peso specifico delle sconfitte. Crotone, la qualificazione e lo sfogo di Longo
Il ko di Palermo racconta una squadra giallorossa competitiva anche senza i suoi uomini chiave. Squali avanti e format criticato dal tecnico. Ora la sfida con la Casertana. Il Cosenza con il Casarano

La prova di Palermo, seppure con sconfitta, racconta un Catanzaro in salute in vista dei playoff. Playoff (di C) iniziati con il sorriso e qualche sofferenza per il Crotone che ha superato l’ostacolo Cerignola e mercoledì, nel secondo turno, se la vedrà con la Casertana, mentre il Cosenza ospiterà al Marulla il Casarano.
Catanzaro, il peso specifico delle sconfitte
Al “Barbera”, dentro una cornice che odorava già di playoff, il Catanzaro ha fatto ciò che ormai è diventato il suo marchio di fabbrica: giocare. Con identità, con personalità, con una proposta che non si piega nemmeno davanti alle assenze pesanti. Perché senza Iemmello – che resta il faro tecnico ed emotivo – e senza pedine come Brighenti, Petriccione e Liberali, sarebbe stato fin troppo facile abbassare la linea del coraggio. E invece no.
La squadra di Alberto Aquilani ha scelto la via più difficile: restare se stessa. E nel primo tempo ha persino dato l’impressione di poter indirizzare la serata su binari favorevoli. Due volte avanti, due volte ripresa.
Perdere così, dopo aver imposto ritmo e idee in uno stadio gonfio di attese, non è un arretramento: è un promemoria, semmai, di quanto questa squadra sappia stare dentro le partite che contano. E qui il calcio torna a essere materia imperfetta: un rigore che lascia più di un dubbio, una gestione dei dettagli che piega l’inerzia. Errori, certo, ma non un divario strutturale. Piuttosto, quella zona grigia in cui le partite cambiano padrone senza chiedere permesso. Dentro questa trama c’è un nome che si prende la scena con la naturalezza delle cose mature: Pittarello. Doppietta, ancora. Dodici gol stagionali, ma soprattutto la sensazione di un attaccante che ha trovato il proprio tempo. Non spettacolare nel senso più rumoroso del termine, ma terribilmente funzionale: attacca l’area, dialoga con la squadra, dà profondità e presenza. E allora la lettura va tenuta in equilibrio: il Catanzaro esce sconfitto, sì, ma non ridimensionato. Anzi, conferma di avere un impianto che regge anche contro chi, tra qualche settimana, sarà avversario diretto nella corsa alla Serie A. Servirà più gestione degli episodi, più cinismo nei momenti chiave. Ma la direzione è chiara, ed è quella giusta.
Crema: Pittarello è ormai una certezza: doppietta, dodici centri e un peso specifico che cresce partita dopo partita. Nei playoff, uno così non è un’opzione: è un’arma.
Amarezza: una domanda che esce dal campo di gioco sul divieto di trasferta per i tifosi giallorossi: se dovesse riproporsi lo stesso incrocio nei playoff, verrà garantita la stessa misura anche ai sostenitori rosanero al “Ceravolo”?
Crotone, la qualificazione e lo sfogo
Il risultato è lì, asciutto come un referto: qualificazione. Il resto è materia più sottile, meno addomesticabile. Perché il Crotone passa, sì, ma lo fa con quella smorfia appena accennata di chi sa di aver rischiato qualcosa di più del necessario. Il calcio di maggio, soprattutto quello dei playoff, non concede mai certezze: è una terra di mezzo dove i valori si sfumano e le gerarchie diventano opinioni.
La partita contro l’Audace Cerignola lo ha confermato. Il Crotone è stato, nel complesso, la squadra migliore, ma non abbastanza da evitare quelle pieghe di sofferenza che raccontano più della semplice cronaca. C’è probabilmente ancora qualche residuo emotivo della caduta contro il Latina, una cicatrice fresca che riaffiora nei momenti di gestione. E poi c’è il paradosso regolamentare: giocare in casa, con due risultati su tre, dovrebbe essere un vantaggio. E invece, a volte, si trasforma in una zavorra psicologica. Chi deve difendere tende a irrigidirsi; chi insegue, invece, si concede il lusso della leggerezza.
Non è un caso che Longo, a fine gara, abbia scelto la via della riflessione critica. Il format allargato dei playoff livella tutto, o quasi, fino a trasformare il merito in una variabile meno determinante. Una lotteria, l’ha definita. E in effetti, in questo contesto, il confine tra giustizia sportiva e spettacolo diventa sempre più labile. Il rischio è che a pagare siano proprio le squadre costruite per vincere, quelle che hanno investito per evitare questo tipo di roulette.
Ora però il tempo delle analisi deve fare spazio a quello delle risposte. Caserta incombe, e non sarà una semplice tappa. Servirà un Crotone diverso, più netto, più convinto, meno incline a concedersi pause mentali. Perché se è vero che nei playoff l’equilibrio è la regola, è altrettanto vero che a fare la differenza sono i dettagli: un atteggiamento, una scelta, un episodio. E qui entra in gioco la qualità individuale, quella che può rompere gli schemi quando il sistema fatica.
Crema: senza Gomez al meglio, il peso offensivo se lo è preso da tempo Antonino Musso, che continua a confermarsi come l’innesto più incisivo del mercato di riparazione. Ha tempi, coraggio e una certa naturalezza nel prendersi responsabilità. Se ritroverà continuità insieme allo stesso Gomez (entrato nel finale di gara), il Crotone potrebbe davvero alzare il proprio livello proprio quando conta.
Amarezza: resta una sensazione di fragilità latente, come una crepa che non si allarga ma nemmeno si richiude. Nelle ultime uscite il Crotone ha spesso dato l’impressione di poter controllare senza riuscirci fino in fondo. Nei playoff può anche essere fisiologico, ma contro avversari strutturati diventa un lusso che non ci si può permettere.
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