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Dalla palestra all’arena digitale, il taekwondo entra nel mondo virtuale

Sensori, ambienti immersivi e competizioni internazionali, l’incontro a Catanzaro mostra come la tecnologia rivoluziona uno degli sport olimpici più avanzati

Pubblicato il: 06/05/2026 – 17:13
di Emiliano Morrone
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Dalla palestra all’arena digitale, il taekwondo entra nel mondo virtuale

CATANZARO Non è più una prospettiva. Esiste già un sistema con regole, arbitri, atleti, ricerca scientifica e una competizione internazionale fissata per il 4 giugno a Roma, nel calendario del Foro Italico insieme al World Taekwondo Grand Prix. Il taekwondo virtuale esce dalla fase sperimentale e diventa un settore strutturato. E la Calabria, per un giorno, è stata al centro di questa trasformazione.

Il convegno all’Università di Catanzaro

All’Università Magna Graecia di Catanzaro si è svolto il convegno “Taekwondo virtuale: tradizione, tecnologia e sicurezza nel combattimento del futuro”, un appuntamento che ha riunito il patrimonio di conoscenze ed esperienze della Federazione italiana taekwondo (Fita, nda), il mondo accademico e la ricerca applicata, con il racconto degli sviluppi di uno degli sport olimpici più avanzati sul piano tecnologico. I lavori sono stati preceduti dai saluti istituzionali del rettore dell’Università Magna Graecia, Giovanni Cuda, insieme ai vertici accademici e scientifici dell’ateneo, dal direttore del Dipartimento di Medicina sperimentale e clinica, Giuseppe Chiarella, al preside della Scuola di Medicina e Chirurgia, Luca Gallelli. Presente anche il presidente della Società italiana di scienze motorie e sportive, Attilio Parisi, che ha richiamato il ruolo crescente della ricerca nello sviluppo delle discipline sportive, insieme ai rappresentanti del liceo scientifico “E. Fermi” di Catanzaro, sede delle attività pratiche del pomeriggio.

Il Virtual Taekwondo

La Fita ha istituito uno specifico settore dedicato al virtual, in linea con le indicazioni del Comitato olimpico internazionale. È un salto di qualità rispetto agli anni scorsi. Il presidente della Fita, Angelo Cito, ha ribadito che «la Federazione è sempre in prima linea e sperimenta tutti gli strumenti utili ad avvicinare le nuove generazioni. Il taekwondo virtuale rappresenta oggi uno degli esempi più concreti di ciò che il Cio immagina per il rapporto tra sport e mondo videoludico». Come emerso dagli interventi, il Virtual Taekwondo non è da considerare un mero videogioco. Il modello è diverso: l’atleta combatte realmente ma in ambiente virtuale. I movimenti del corpo vengono trasferiti in tempo reale nell’arena digitale. Si tratta, allora, di una pratica sportiva che supera alcune barriere tradizionali: categorie di peso, differenze di età e distanza geografica. «Si apre uno scenario nuovo nel quale si potrà gareggiare da luoghi diversi, senza spostamenti, con atleti collegati da Paesi differenti», ha spiegato Matteo Cito, tra i protagonisti del progetto federale sul Virtual Taekwondo. Le ricadute saranno importanti anche sul piano economico, ambientale e dell’inclusione, con applicazioni già valutate anche per gli atleti paralimpici.

Un progetto nato anni fa

Il progetto non nasce oggi. Come ha spiegato Matteo Cito, la Fita lavora su questo fronte da anni. «Già dal 2018 – ha ricordato lo stesso dirigente federale – abbiamo sviluppato attività nel mondo del gaming, collaborazioni con piattaforme digitali e presenza nei grandi eventi internazionali, anche in competizioni legate a titoli come Tekken e Street Fighter. Il Virtual Taekwondo è il punto di approdo di questo percorso». L’Italia non parte da zero: la Fita ha già formato arbitri dedicati, ha avviato il regolamento e ha raccolto le iscrizioni per la gara del prossimo giugno a Roma, alla quale parteciperanno atleti di sei Paesi. «Costruire un settore nuovo significa creare tutto, classi di atleti, figure arbitrali, regolamenti e organizzazione delle competizioni», ha aggiunto Matteo Cito, che ha sottolineato il ruolo della Federazione nel garantire standard e qualità.

La ricerca scientifica

Oltre alla dimensione sportiva, il convegno ha focalizzato un altro elemento di primaria importanza, la ricerca scientifica. Durante la gara, a Roma è prevista anche un’attività di studio sugli atleti del Virtual Taekwondo, alla quale – come anticipato da Matteo Cito – parteciperanno anche realtà accademiche, tra cui l’Università di Catanzaro, con il coinvolgimento dei professori Salvatore Chiodo e Federico Quinzi. L’obiettivo è confrontare i dati fisiologici del combattimento virtuale con quelli del taekwondo tradizionale, per comprendere impatto, benefici e limiti di questa nuova pratica. Proprio Chiodo, responsabile scientifico della Fita, ha richiamato la necessità di coniugare innovazione e identità. La tecnologia può migliorare precisione, sicurezza e trasparenza, ma – ha significato lo stesso docente universitario – deve restare coerente con la cultura marziale della disciplina.

Il contributo accademico

Il contributo accademico ha rappresentato uno dei punti distintivi dell’iniziativa. La professoressa Paola Sbriccoli, dell’Università “Foro Italico” di Roma, ha presentato un’analisi biomeccanica sui calci degli atleti, basata sul confronto tra il taekwondo e altre discipline come il karate. Il lavoro dimostra che sensori e strumenti digitali possono essere utilizzati per la competizione e assieme per la ricerca e la prevenzione degli infortuni. Il professor Federico Quinzi, moderatore del convegno, ha condotto il confronto tra mondo accademico e sportivo e rimarcato il ruolo crescente dell’università nello sviluppo delle nuove pratiche agonistiche. Nel pomeriggio, il trasferimento al liceo scientifico “E. Fermi” di Catanzaro ha dato spazio alla parte più concreta dell’“Arena virtuale”, con prove pratiche e dimostrazioni. Qui si è vista anche la reazione dei giovani presenti, che hanno mostrato forte interesse verso la dimensione immersiva. Tuttavia, sarà l’esperienza diretta a determinare la piena comprensione di questo nuovo modello.

Uno sport in movimento

In fondo il taekwondo è già abituato a cambiare. L’introduzione dei corpetti elettronici e dei caschi con sensori, a partire dal ciclo olimpico di Londra 2012, ha modificato in maniera significativa il modo di combattere. Oggi la disciplina compie un ulteriore progresso: dalla misurazione del colpo alla trasformazione dell’arena. Il presidente Cito lo aveva anticipato già nello scorso autunno, durante un incontro con i tecnici delle società calabresi a Catanzaro. Il futuro, aveva dichiarato, passa dalla contaminazione tra sport e tecnologia. Oggi quella prospettiva assume una forma ancora più concreta. E non interessa soltanto il taekwondo ma riguarda il modo in cui lo sport olimpico sta ripensando se stesso. Il corpo rimane al centro ma si muove in ambienti nuovi. La competizione si mantiene reale ma si svolge anche in uno spazio digitale. A Catanzaro questa transizione ha preso forma. E ha già una data di verifica: il 4 giugno a Roma. Il futuro, stavolta, non è una promessa. È già in calendario. (redazione@corrierecal.it)

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