Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 19:14
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 5 minuti
Cambia colore:
 

L’intervista

Morti sul lavoro, Guariniello: «Vince la percezione di impunità». E rilancia la proposta di «una Procura nazionale sulla sicurezza»

L’ex magistrato al Corriere della Calabria dopo le ultime tragedie nella regione: «Processi troppo lenti e manca una prevenzione sistematica»

Pubblicato il: 09/05/2026 – 18:40
di Giorgio Curcio
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo
Morti sul lavoro, Guariniello: «Vince la percezione di impunità». E rilancia la proposta di «una Procura nazionale sulla sicurezza»

LAMEZIA TERME «Le leggi sulla sicurezza ci sono, ma si diffonde l’idea che possano essere violate impunemente». Raffaele Guariniello, storico magistrato torinese e tra le voci più autorevoli in Italia sui temi della sicurezza sul lavoro, ha affidato al Corriere della Calabria ha una riflessione dura dopo la nuova scia di morti sul lavoro registrata nella regione. Tre vittime in poche ore, tra Anoia, Francavilla Angitola e Paola. E poi un altro morto sul lavoro, un altro terribile dramma avvenuto proprio il primo maggio a Spezzano Albanese.

Una Procura nazionale sulla sicurezza del lavoro

Ex magistrato della Procura di Torino, Guariniello ha legato il proprio nome ad alcune delle principali inchieste italiane sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, dal rogo alla ThyssenKrupp al caso Eternit. Da anni propone la creazione di una Procura nazionale sulla sicurezza del lavoro, altamente specializzata e con competenza estesa a tutto il territorio nazionale. Una proposta che, dice, continua a restare «scritta nel libro dei sogni». «Io temo che l’esito del referendum sulla giustizia possa indurre a trascurare i veri problemi della giustizia. Naturalmente parlo dei problemi reali, non di quelli supposti. Problemi che purtroppo non sono molto conosciuti, ma che investono sia le magistrature di merito sia la Cassazione».

Tempi e qualità dei procedimenti

Per Guariniello il primo nodo riguarda i tempi e la qualità dei procedimenti penali. «Oggi i procedimenti penali non vengono più fatti con l’approfondimento e nei tempi necessari per evitare che i reati si prescrivano. Il risultato qual è? Che tra le imprese e tra i lavoratori si diffonde l’idea che le leggi sulla sicurezza ci sono, ma possono essere violate impunemente».
Da qui la proposta, rilanciata ancora una volta, di una struttura nazionale specializzata. «Purtroppo continua a rimanere scritta nel libro dei sogni questa proposta che da anni faccio: creare una Procura nazionale sulla sicurezza del lavoro, altamente specializzata e con competenza estesa a tutto il territorio nazionale. Ho fatto questa proposta ai vari Parlamenti che si sono succeduti nel tempo, ma nessuno ha voluto o saputo realizzarla».
Secondo l’ex magistrato, l’attuale frammentazione delle procure incide sulla capacità di affrontare una materia complessa come quella della sicurezza nei luoghi di lavoro. «Io leggo giorno per giorno tutte le sentenze della Cassazione penale. E cosa se ne trae? Che ormai nelle aule giudiziarie si fanno appena i processi per gli infortuni sul lavoro, mentre sono quasi zero i processi per le malattie professionali, persino per i tumori occupazionali. Quelli non si vedono e quindi non fanno sensazione, ma parliamo di migliaia e migliaia di morti per tumori professionali».



La «specializzazione» e l’esempio ThyssenKrupp

Il tema, insiste Guariniello, è quello della specializzazione. «Se ci fosse una Procura nazionale, non avremmo oltre 120 piccole procure della Repubblica disseminate nel nostro Paese, dove ci sono tre, quattro, cinque magistrati bravissimi, ma non specializzati. Per fare questa materia occorre una grande specializzazione. E questo comporta che spesso i processi vengano fatti in maniera un po’ superficiale e con tempi troppo lenti». L’esempio richiamato è quello della ThyssenKrupp. «Lì ci sono voluti dieci anni per arrivare alla sentenza definitiva, però quel processo si è salvato dalla prescrizione perché tutte le indagini sono state fatte in due mesi e mezzo. Questo fa capire quanto siano decisivi i tempi delle indagini. Qui invece spesso le indagini durano anni».

La prevenzione e la responsabilità delle imprese

C’è poi un altro fronte, quello della prevenzione sistematica. «Quando capita un grande infortunio – cade una gru, avviene un incidente in un ipermercato, cade un ponte, cade una funivia, si verifica un infortunio su una linea ferroviaria – giustamente si deve fare l’indagine sul singolo episodio. Ma occorrerebbe anche fare azioni di prevenzione sistematica e organica: sulle altre gru, sulle altre funivie, sulle altre linee ferroviarie presenti nel Paese. Come fanno a essere sicure?». Per Guariniello, le procure territoriali non hanno gli strumenti per affrontare un tema che spesso supera i confini del singolo procedimento. «Le piccole procure operano nell’ambito del proprio territorio limitato. E invece questi problemi di prevenzione sono fondamentali. Abbiamo problemi che sono dovuti anche al tipo di organizzazione giudiziaria».
L’ex magistrato richiama anche la responsabilità delle imprese. «Quando capita un infortunio sono previste sanzioni penali per l’omicidio colposo o per le lesioni personali colpose. Ma da oltre vent’anni esiste anche una legge sulla responsabilità delle imprese, che il legislatore ha chiamato “responsabilità amministrativa” per non spaventarle, ma che di amministrativo non ha proprio nulla». Una normativa che, osserva Guariniello, può incidere direttamente sulle società. «Quando capita un infortunio sul lavoro possono diventare applicabili misure nei confronti della stessa impresa, della stessa società, che può andare incontro persino alla chiusura». Anche questa legge, però, secondo l’ex magistrato resta troppo spesso inapplicata. «È largamente disapplicata. Ma perché? Perché è una legge nuova, anche se ormai ha vent’anni e dovrebbe essere conosciuta. Anche per applicarla serve una grande specializzazione».

«Una pericolosa percezione di impunità»

Il rischio finale, avverte Guariniello, è che si consolidi una pericolosa percezione di impunità. «Forse è proprio questo uno dei problemi: questa sorta di consapevolezza di essere immuni, quasi un senso di impunità. Il datore di lavoro può arrivare a non sentire davvero l’obbligo di rispettare alcune prescrizioni. Le leggi ci sono, ma le imprese non serie possono pensare di violarle impunemente, tanto le cose vanno per le lunghe». (g.curcio@corrierecal.it)

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato  

(Foto in copertina: La Stampa)

Argomenti
Categorie collegate

x

x