Lamezia, nei beni confiscati alla ‘ndrangheta la risposta dello Stato: «Restituiti ai cittadini sani e onesti» – VIDEO
Inaugurati i centri “Pensieri e parole” e “Mamas Lucky friends”. Ferro: «Lo Stato accompagna la rifunzionalizzazione». Murone: «Lamezia è viva e lotta contro la criminalità»

LAMEZIA TERME L’occasione è quella per ribadire la presenza dello Stato. E in una città che convive da sempre con i fantasmi di un passato mai davvero dimenticato, come Lamezia Terme, la presenza massiccia di forze dell’ordine, istituzioni e autorità assume il valore di un segnale preciso: la legalità non resta una formula astratta, ma torna a occupare fisicamente gli spazi sottratti alla criminalità organizzata.
Nel cuore della città, a cominciare da quello che per anni è stato considerato il fortino della cosca Torcasio, sono state inaugurate ufficialmente due realtà sociali nate e cresciute all’interno di beni confiscati alla criminalità organizzata lametina, riassegnati al Comune e rifunzionalizzati con risorse assegnate dal Commissario straordinario per il recupero e la valorizzazione dei beni confiscati.
Il primo è il centro “Pensieri e parole”, dedicato al contrasto alla ludopatia e sede di uno sportello per il sistema di accoglienza e integrazione rivolto ad adulti e minori. Il secondo è il centro “Mamas Lucky friends”, destinato a ospitare una struttura polifunzionale per donne vittime di violenza e soggetti vulnerabili, una ludoteca e un laboratorio per ragazzi con disabilità.

A sottolineare il valore dell’intervento è stata Paola Spena, prefetto e Commissario straordinario per il recupero e la rifunzionalizzazione dei beni confiscati. «Mi piace particolarmente questo intervento perché qui lo Stato, con un investimento di 500mila euro su questo bene e di altri 500mila euro sull’altro, sostiene un’associazione e un’attività che sono già funzionali sul territorio e che hanno già realizzato l’obiettivo fondamentale: restituire alla collettività un simbolo diverso da quello delle organizzazioni criminali. Il fatto di aver investito sull’efficientamento energetico, sul rifacimento della struttura, sulle pavimentazioni e sugli altri interventi dimostra che l’attenzione dello Stato accompagna nel tempo i risultati positivi ottenuti sul territorio. Di questo abbiamo già parlato con Panizza e con l’amministrazione comunale». Spena ha poi evidenziato anche il ruolo di accompagnamento svolto dalla struttura commissariale nei confronti degli enti locali. «Come Commissario straordinario ci occupiamo non solo dell’erogazione delle risorse, ma anche dell’accompagnamento delle amministrazioni locali, affinché queste risorse siano investite secondo le progettualità immaginate, tenendo conto anche delle problematiche concrete. Nell’altro bene, per esempio, abbiamo dovuto rimodulare una serie di aspetti. È quindi fondamentale che ci sia un momento istituzionale in cui si dia conto di tutta questa attività. Anche le targhe apposte all’esterno degli edifici testimoniano che il Governo ha voluto accompagnare ulteriormente e sempre meglio questi interventi».

Il messaggio politico-istituzionale è stato ribadito anche da Wanda Ferro, sottosegretario all’Interno. «Oggi abbiamo effettuato due sopralluoghi. Il primo riguarda il progetto messo in campo da don Giacomo Panizza, iniziato già da qualche anno e sostenuto attraverso un intervento di rifunzionalizzazione da oltre 570mila euro da parte della struttura commissariale. La presenza del prefetto Spena, in qualità di commissario straordinario, ha un forte valore simbolico: fa comprendere che i beni confiscati ritornano ai cittadini sani e onesti, ancora di più quando la missione principale è quella del sociale, in questo caso a 360 gradi». «C’è la volontà di far comprendere – ha aggiunto Ferro – che lo Stato c’è, non soltanto quando consegna agli enti locali l’immobile o quando destina delle risorse, ma anche nel percorso di rifunzionalizzazione e nelle attività successive. Abbiamo fatto diversi tavoli nelle varie Prefetture, perché parliamo di oltre 66 milioni di euro di fondi di coesione destinati alla Calabria per la rifunzionalizzazione dei beni confiscati. Nei prossimi giorni saremo a Gioia Tauro, a Cittanova e in altri territori calabresi per verificare lo stato di avanzamento degli interventi, ma soprattutto per accompagnare questi percorsi anche dal punto di vista burocratico. A Lamezia, per esempio, qualcosa si è dovuto correggere, ma lo si è fatto nella consapevolezza di una missione straordinaria, che deve rappresentare anche un segnale simbolico per le famiglie alle quali quei beni sono stati sequestrati: lo Stato c’è».


A chiudere il quadro è stato il sindaco di Lamezia Terme, Mario Murone, che ha insistito sul valore civico e sociale dei beni restituiti alla comunità. «Stiamo rivitalizzando beni che in realtà sono già vivi da tempo – ha detto – perché sono stati assegnati ad associazioni del terzo settore che, nel corso degli anni, hanno svolto un’attività insostituibile a vantaggio di persone con problemi di disagio sociale e fisico. Oggi si apre una nuova era perché, grazie all’utilizzo dei fondi messi a disposizione dal commissario straordinario, siamo riusciti a eliminare in maniera definitiva le vecchie ferite del passato, consegnando questi beni alla comunità e facendo comprendere che Lamezia è una città viva, che lotta ed è contro la criminalità. È il segno concreto di quanto stiamo facendo per dare nuova vitalità e trasparenza all’amministrazione». Una giornata, dunque, dal forte valore simbolico e in cui i beni confiscati non vengono soltanto restituiti, ma trasformati in presìdi sociali. Luoghi sottratti al potere criminale e consegnati a fragilità, inclusione e comunità. (g.curcio@corrierecal.it)
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