Navi dei veleni e caso De Grazia, Morrone: «Magistrato al lavoro e relatori nominati, grande attenzione sulla poderosa quantità di materiale»
Il presidente della Commissione Ecomafie al Corriere della Calabria: «Tutto predisposto a tempi di record per il nuovo filone d’indagine»

ROMA C’è una verità ancora sepolta nei fondali del Mediterraneo, legata alla stagione delle “navi a perdere”, i mercantili carichi di scorie tossiche e radioattive fatti colare a picco tra gli anni Ottanta e Novanta, e al destino di Natale De Grazia, il capitano di fregata morto in circostanze mai del tutto chiarite mentre era a al lavoro per risolvere il mistero. A distanza di trent’anni, la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti ha ufficializzato l’avvio di un nuovo filone di approfondimento dedicato proprio alla scomparsa del militare e al fenomeno degli affondamenti sospetti. Una decisione che riapre uno dei capitoli più oscuri della storia italiana, con l’obiettivo di incrociare il patrimonio documentale già acquisito con le nuove evidenze emerse negli ultimi anni.
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L’intervista
A guidare l’organo parlamentare in questo delicato passaggio è il presidente Jacopo Morrone, che in questa intervista illustra le ragioni che hanno spinto la Commissione a istituire in quelli che definisce «tempi record» il nuovo filone d’indagine, e spiega come si articoleranno i lavori per analizzare la mole di documenti a disposizione, una «poderosa quantità di materiale documentale conservato nella banca dati della Commissione».
Presidente Morrone, l’avvio di questo nuovo filone d’inchiesta è una decisione attesa da anni. Quali sono le ragioni principali che vi hanno spinto a riaprire il caso della morte di Natale De Grazia e delle “navi a perdere”?
In realtà si può affermare che la Commissione si è occupata del tema per anni. In questa legislatura abbiamo aperto diciassette “filoni” di inchiesta su materie di grande emergenza. Solo in queste ultime settimane abbiamo ricevuto la richiesta di aggiungere un ulteriore “filone” sulle cosiddette “navi dei veleni o a perdere”, questione dibattuta che riguarda l’ultimo decennio del secolo scorso. Mi sono immediatamente attivato per dare una risposta positiva e ora il “filone” è ufficializzato, un magistrato è già al lavoro e i relatori nominati. Insomma, tutto è stato predisposto a tempi di record.
Come intende muoversi la Commissione per garantire la massima trasparenza sui punti di domanda e i misteri che ancora avvolgono questa vicenda?
La Commissione lavora sempre garantendo la massima trasparenza su ogni inchiesta aperta, non a caso per ogni filone sono previsti uno o più magistrati, consulenti tecnici e ufficiali di collegamento con le Forze dell’ordine, oltre che i due relatori, scelti fra i 36 commissari, uno di maggioranza e uno di opposizione.
Parliamo di un fenomeno imponente, con decine di navi potenzialmente inabissate nei nostri mari. In che modo la Commissione intende indagare sulle rotte di questo traffico e sulle complicità che lo hanno permesso?
Non conosco in modo particolare questo tema, in ogni caso ho chiesto immediatamente una valutazione
preventiva della complessità dell’argomento e della poderosa quantità di materiale documentale conservato nella banca dati della Commissione che dovrà essere studiato e analizzato con grande attenzione.
Le perizie parlamentari del 2013 e le drammatiche fotografie del corpo del Capitano De Grazia emerse successivamente smentiscono la tesi del malore improvviso, parlando di causa tossica e segni di violenza. Crede che si possa ancora arrivare a una verità giudiziaria e storica, o il rischio è che sia passato troppo tempo?
Come ho già detto il tema è complesso per cui non mi sento di esprimere giudizi senza un’approfondita cognizione di causa, né di fare previsioni che non potrebbero che essere congetture soggettive.
(m.ripolo@corrierecal.it)
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