Frustaci, la memoria di Falcone e Borsellino e una sfida quotidiana: «Esempi per la mia generazione»
La magistrata antimafia al Tg2Post ricorda anche il sacrificio delle donne e l’impegno delle colleghe, la gioia di parlare ai ragazzi e il ruolo dell’informazione

La memoria e l’impegno alla ricerca della verità: è un manifesto quello che Annamaria Frustaci, magistrato del pool antimafia costituito da Nicola Gratteri a Catanzaro, consegna nel corso dell’intervista andata in onda stasera al Tg2 Post in occasione della Giornata della Legalità. La strage di Capaci e il sacrificio di Falcone e Borsellino sono lo spunto da cui partire ma Frustaci cita chi anche oggi – proprio sulla scia di quanto fatto da chi ha pagato con il proprio sacrificio – contrasta quotidianamente la criminalità organizzata, nel silenzio e in una terra di frontiera come la Calabria.
Certo, l’esempio dei due magistrati antimafia trucidati tra maggio e luglio 1992 è un faro, a partire dal comportamento: «Era gente che prendeva decisioni anche quando esse avevano dei costi altissimi, figure come queste – afferma Frustaci – hanno insegnato alla mia generazione cosa significhi non voltarsi dall’altra parte. Certamente per me si è trattato di una ispirazione, una guida per la mia scelta professionale della quale vado molto orgogliosa…».
La magistrata cita poi la «capacità di controllare le emotività», inclinazione o meglio qualità non da poco dal momento che «spesso ci confrontiamo e dobbiamo gestire fatti particolarmente efferati, ma alla fine c’è tanta soddisfazione quando si chiude un processo e si può chiudere un processo restituendo il diritto a una libertà violata: sono quelli i momenti in cui l’impegno richiesto è ripagato in toto» aggiunge.
Poi l’importanza della testimonianza grazie ai tanti incontri con i giovani nelle scuole e l’esempio antimafia delle donne: «I confronti con gli studenti rappresentano sempre la parte della giornata che mi fa rientrare a casa meno stanca e con più fiducia verso il mio paese e il suo futuro; ai giovani – racconta Frustaci – porto gli esempi di Falcone e Borsellino ma anche la testimonianza di gente che lavora quotidianamente nel mio distretto. Si tratta di una bussola che è il primo fronte di contrasto alle mafie. Per quanto riguarda le figure femminili citerei subito Francesca Morvillo, Emanuela Aloi ed Emanuela Setti Carrraro, figure spesso ricordate come “moglie di” ma in realtà magistrati, agenti di scorta, infermiere e dunque donne che hanno scelto la legge e la cura dei più bisognosi come ragione di vita: incarnano figure di ispirazione per tante colleghe. Oggi – aggiunge – oltre il 50% dell’organico è composto da donne magistrato, in pochi sanno che esiste anche un’associazione che le riunisce ed è in rete con la realtà europea».
Infine un passaggio sull’importanza del racconto inteso come giornalismo: «Raccontare la verità – risponde Annamaria Frustaci – ha una funzione divulgativa e una grande responsabilità: fare informazione, per livello di impegno e di coraggio, è un ruolo paragonabile a quello del magistrato, è la ricerca della verità su un piano diverso, non processuale. Ma sempre di verità si parla» conclude. (redazione@corrierecal.it)