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La Mongiana Festival, dove restano le storie e come si trasformano

Teti e Sommario: «Partire dai luoghi e dalla loro storia significa immaginare modi nuovi di vivere e risignificare i paesi»

Pubblicato il: 23/05/2026 – 12:07
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La Mongiana Festival, dove restano le storie e come si trasformano

MONGIANA Dalle Reali Ferriere borboniche di Mongiana un progetto culturale che intreccia archeologia industriale, memoria ed emigrazione italiana attraverso laboratori, pratiche partecipative e narrazioni collettive. Si avvia alla conclusione la prima edizione de “La Mongiana Festival” nel segno della partecipazione comunitaria e della riscoperta delle aree interne. Organizzato dal Comune di Mongiana, il festival prende forma all’interno delle Reali Ferriere borboniche di Mongiana, uno dei luoghi simbolo dell’archeologia industriale del Mezzogiorno. Nato nel XVIII secolo come polo siderurgico del Regno di Napoli, il complesso conserva ancora oggi una memoria che intreccia lavoro, trasformazioni sociali e migrazioni, diventando parte integrante del racconto culturale del festival. Diretto dall’antropologo Vito Teti e dallo studioso Giuseppe Sommario, “La Mongiana Festival” nasce con l’obiettivo di riportare al centro del racconto pubblico il legame tra comunità, luoghi e fenomeni migratori, rileggendo l’emigrazione non soltanto come esperienza del passato, ma come elemento ancora vivo nell’identità dei territori. «Le storie di partenza, di “restanza” e di “ritornanza” continuano ancora oggi a modellare i paesi e le comunità del Sud – spiegano i direttori artistici Vito Teti e Giuseppe Sommario -. Il festival vuole essere uno spazio comunitario in cui memorie, partenze, restanze e ritorni possano attraversare generazioni diverse e aprire nuove forme dell’abitare. Partire dai luoghi e dalla loro storia significa infatti immaginare modi nuovi di vivere e risignificare i paesi, mantenendo vivo il rapporto tra comunità e territori». Nell’ultima serata verranno assegnati premi per un valore superiore a 700 euro, premi che consistono esclusivamente in libri, circa 40 volumi, soprattutto di autori calabresi e dell’area delle Serre. Si tratta di una scelta fatta dagli organizzatori insieme al sindaco per valorizzare l’identità del territorio attraverso gli scrittori che lo hanno raccontato.

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