Maestrale, le difese sollevano il nodo sui termini dell’appello: decisione rinviata al 29 giugno
Nel processo d’Appello per il maxi procedimento contro i clan del Vibonese, i legali contestano l’ammissibilità del ricorso della Dda per gli imputati assolti in primo grado

VIBO VALENTIA Potrebbe aprirsi un nuovo fronte nel processo d’Appello “Maestrale-Imperium-Olimpo”, il maxi-procedimento nato dall’inchiesta della Dda di Catanzaro sui clan del Vibonese e sui presunti rapporti con ambienti ritenuti contigui alle cosche. Nel corso dell’udienza celebrata oggi, mercoledì 27 maggio, nell’aula bunker del tribunale di Vibo Valentia, le difese hanno sollevato una questione preliminare che riguarda in particolare gli imputati assolti in primo grado e poi appellati dalla Procura distrettuale antimafia.
Il nodo dell’appello della Dda
Secondo quanto eccepito dagli avvocati Sergio Rotundo e Michelangelo Miceli – come riporta il Quotidiano del Sud – l’appello del pubblico ministero sarebbe inammissibile sotto il profilo temporale. Il punto riguarda il deposito dell’atto, che – secondo la prospettazione difensiva – sarebbe avvenuto un giorno oltre il termine previsto, il 31 marzo 2025 invece del 30 marzo. Sempre secondo la tesi sostenuta in aula dai legali, il ricorso sarebbe stato inizialmente depositato in forma cartacea, come emergerebbe dall’attestazione di cancelleria, e solo successivamente trasmesso per via telematica. Una questione tecnica, ma potenzialmente decisiva, perché potrebbe incidere sulla posizione degli imputati assolti nel giudizio abbreviato di primo grado e nei confronti dei quali la Dda ha chiesto una rivalutazione in Appello.
La Corte si riserva
La Corte d’Appello, presieduta dal giudice Battaglia, con i giudici Giglio e Fontanazza a latere, si è riservata la decisione. Il nodo sarà sciolto nella prossima udienza, fissata al 29 giugno. L’eccezione sollevata dai legali non riguarda una singola posizione, ma – secondo quanto emerso in aula – l’intero segmento del processo relativo agli assolti appellati dalla Dda. La questione è stata condivisa anche dagli altri difensori.