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La lente di Emiliano

A San Giovanni in Fiore il voto vale più di un Comune

Dietro il ballottaggio tra Ambrogio e Barile si misurano continuità amministrativa, opposizione e futuro equilibrio politico del centro della Sila

Pubblicato il: 29/05/2026 – 14:02
di Emiliano Morrone
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A San Giovanni in Fiore il voto vale più di un Comune

SAN GIOVANNI IN FIORE Il ballottaggio di San Giovanni in Fiore è uno dei confronti politici più osservati delle amministrative calabresi del 2026. I numeri del primo turno, il clima della campagna elettorale, la composizione delle coalizioni e il possibile assetto del futuro Consiglio comunale hanno infatti dato alla sfida una dimensione che travalica il normale confronto locale.
Al primo turno Marco Ambrogio, candidato sostenuto dal centrodestra e da una coalizione di dieci liste, ha ottenuto il 45,24 per cento dei voti. Antonio Barile, già due volte sindaco della città, è arrivato al 26,22 per cento. Più distanti il civico Luigi Candalise (sostenuto anche dalla lista Pd, che ha incassato meno del 6 per cento) al 21,07 per cento, e Giuseppe Belcastro, attorno al 7,5 per cento, sostenuto pure dall’associazione Donne e Diritti e collegato alla lista elettorale del Comitato 18 Gennaio, promosso fra gli altri da Mario Oliverio, ex presidente della Regione Calabria.
Il dato più importante riguarda però il voto alle liste. La coalizione che sostiene Ambrogio ha infatti superato il 60 per cento dei consensi complessivi. Perciò, in caso di vittoria, il candidato del centrodestra avrebbe da sindaco una maggioranza consiliare molto ampia. Se invece vincesse Barile, il Comune si troverebbe nella situazione tecnicamente definita come «anatra zoppa»: il sindaco sarebbe eletto senza avere la maggioranza politica nel Consiglio comunale e dovrebbe quindi governare con un’opposizione in teoria maggioritaria.
A San Giovanni in Fiore una situazione analoga si è già verificata con l’attuale legge elettorale. Barile è già stato sindaco della città per due volte. Il primo mandato lo svolse proprio con l’anatra zoppa e durò poco più di un anno. Il secondo si concluse anticipatamente, dopo la rottura di parte della stessa maggioranza consiliare che lo sosteneva.
Anche per questa ragione il tema della governabilità occupa uno spazio di rilievo nella campagna elettorale. La sfida ha assunto da subito il significato di un giudizio politico sull’esperienza amministrativa guidata negli ultimi anni da Rosaria Succurro, sindaca di San Giovanni in Fiore fino al dicembre scorso e oggi consigliera regionale del centrodestra, già presidente della Provincia di Cosenza e dell’Anci Calabria. Ambrogio, già capo di gabinetto nel Comune e poi nominato assessore, si presenta infatti in esplicita continuità con quell’esperienza amministrativa. Nella sua campagna elettorale ha puntato soprattutto sulle opere pubbliche, sulla stabilità amministrativa, sui rapporti istituzionali con la Regione Calabria, sul turismo, sulla valorizzazione della Sila e sul completamento di progetti avviati negli ultimi anni. Tra i punti maggiormente rivendicati dal candidato del centrodestra figurano il rilancio di Lorica, gli investimenti infrastrutturali, gli interventi sul sociale e il potenziamento dell’ospedale civile di San Giovanni in Fiore, pure attraverso la recente proposta di legge regionale sugli ospedali montani della Calabria presentata dalla stessa Succurro insieme a Domenico Giannetta, capogruppo di Forza Italia nel Consiglio regionale.
Intorno alla candidatura di Barile – che ha più volte contestato la gestione del bilancio comunale e ora proposto una stretta sui conti e un modello di gestione pubblica con la partecipazione di un comitato di volontari – si è invece progressivamente raccolto un fronte politico e civico molto eterogeneo, in cui convivono esperienze amministrative, percorsi politici e culture anche molto differenti tra di loro. Il principale elemento unificante di questa aggregazione appare la contrapposizione all’esperienza di amministrazione riconducibile a Succurro e Ambrogio, contestata soprattutto per la gestione politica e amministrativa del Comune. In questo fronte si collocano anche figure che in passato hanno avuto ruoli istituzionali importanti. Oliverio ha partecipato pubblicamente alle iniziative del Comitato 18 Gennaio, struttura civica fortemente critica verso l’amministrazione uscente. In diverse prese di posizione pubbliche, il Comitato ha assunto toni molto duri nei confronti dell’attuale gruppo dirigente cittadino e soprattutto di Ambrogio e Succurro. Inoltre, alcuni candidati consiglieri del Comitato hanno espresso sostegno per Barile in occasione del secondo turno elettorale.
Durante la campagna elettorale il confronto politico ha avuto toni molto accesi. In alcune pubblicazioni online, in ambienti social e in circuiti della propaganda locale, Ambrogio è stato definito «straniero». In altri casi è stata evocata la necessità di «cacciarlo» o di «mandarlo via». In alcuni blog politici è comparsa anche l’espressione «Marco ’a ’mbroglia», deformazione offensiva del cognome del candidato.
La campagna elettorale ha così assunto una forte personalizzazione politica, con una crescente centralità dello scontro attorno alla figura di Ambrogio e, indirettamente, all’esperienza amministrativa di Succurro. Peraltro, i confronti pubblici e televisivi tra i candidati hanno registrato momenti di forte tensione politica.
Il voto del 7 e 8 giugno deciderà quindi non soltanto chi guiderà il più grande Comune della Sila, ma anche la tenuta politica dell’esperienza amministrativa condotta negli ultimi anni dall’area Succurro e la possibilità di una convivenza istituzionale tra un eventuale sindaco Barile e un Consiglio comunale a maggioranza avversa. (redazione@corrierecal.it)

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