Calabria tra antichi mestieri e innovazione, Bonomi: «Dobbiamo trattenere le migliori competenze»
Il presidente di Fiera Milano sottolinea il ruolo della manifestazione come piattaforma internazionale per imprese e territori

MILANO Trattenere i giovani, restituire valore agli antichi mestieri e trasformare l’artigianato in un ponte tra culture e territori. È questa una delle chiavi di lettura che attraversano la nuova edizione di Artigiano in Fiera, in corso a Fieramilano Rho, cinque giorni dedicati alle eccellenze artigianali con oltre 1.000 espositori provenienti da 50 Paesi.
Un evento che, nelle parole raccolte dal Corriere della Calabria nell’intervista a Carlo Bonomi – già presidente di Confindustria e oggi alla guida di Fiera Milano – diventa anche una lente attraverso cui leggere una sfida che riguarda da vicino territori come la Calabria: quella di tenere insieme tradizione, innovazione e futuro occupazionale, soprattutto per le nuove generazioni.
In regioni dove lo spopolamento giovanile resta una delle emergenze più acute, la riscoperta dei mestieri artigiani e la capacità di trasformarli in impresa possono rappresentare un argine alla fuga dei talenti. È proprio in questa direzione che si inserisce il riferimento alla Calabria e al tentativo di valorizzare saperi antichi come leva di sviluppo, riprendendo ad esempio anche gli antichi mestieri. Al centro del ragionamento di Bonomi c’è soprattutto il rapporto tra innovazione tecnologica e lavoro umano, che deve restare il cuore dei processi produttivi senza esserne schiacciato. Una visione che richiama la necessità di non perdere competenze, ma di rafforzarle attraverso la trasformazione digitale. «Poco tempo fa – ha affermato – c’è stato un passaggio molto importante, che è quello dell’Enciclica di Sua Santità, Leone XIV, Magnifica Humanitas, in cui parla di tecnologia, sapendo accrescere la dignità dell’uomo senza impoverire il suo lavoro. Ecco, in quella frase vengono riassunti secondo me, tanti concetti, tra cui questo. Cioè, dobbiamo saper coniugare quella che è la capacità umana con l’innovazione della tecnologia. Questo ci consente di trattenere le migliori competenze del nostro Paese».
Dentro questa cornice si inserisce anche il ruolo di Artigiano in Fiera, che per Bonomi rappresenta una piattaforma unica di promozione del saper fare italiano e di connessione tra mondi diversi. Un luogo che, proprio per la sua dimensione internazionale, diventa uno snodo strategico per l’artigianato e le piccole imprese.
«La Fiera – ha evidenziato Bonomi – è una piattaforma unica. Se noi vogliamo veramente mettere in vetrina il saper far bello, bene, italiano, la Fiera è il luogo principe per fare questo. Soprattutto a Milano dove puoi coniugare la presentazione local, quindi del paese, con una capacità di attrazione e attrattività internazionale unica in Italia. E devo dire che sta portando grande fortuna, perché siamo in un momento dove tutti vogliono l’italiano e dobbiamo saper sfruttare e soprattutto creare connessioni tra popoli. Noi stiamo facendo una Fiera di artigiani, di persone e mai come oggi abbiamo necessità di creare connessioni, ponti tra popoli, culture, capacità artigiane. Ripeto, questo è un grande momento».
Un messaggio che, partendo da Milano, parla anche ai territori più periferici del Paese: lì dove l’artigianato non è solo tradizione, ma può ancora diventare futuro. Anche per la Calabria, dove la sfida resta la stessa evocata da Bonomi: trasformare il sapere manuale in impresa e l’impresa in occasione di permanenza per le nuove generazioni. (redazione@corrierecal.it)
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