Vibo Valentia, screening mammografici fermi da sei mesi. «Una donna vibonese ha meno diritti delle altre»
Stop alle visite in tutta la provincia. La rabbia delle associazioni: «Ci rivolgeremo al Presidente della Repubblica»

VIBO VALENTIA «C’è una vergogna che si sta consumando nel silenzio generale: da gennaio 2026 nessuna donna che risiede nella Provincia di Vibo Valentia può effettuare uno screening mammografico, perché sono interrotti da 6 mesi. Non si fanno né a Serra San Bruno, né a Tropea, né a Vibo Valentia, è tutto fermo nella Provincia di Vibo». La denuncia arriva dall’Osservatorio Civico Città Attiva e dal Comitato San Bruno. «Gli screening mammografici fanno parte dei LEA: Livelli Essenziali di Assistenza, ciò significa che dovrebbero essere garantiti a tutte le donne, ovunque risiedano, ma questa regola non vale a Vibo, no, le donne qui non hanno gli stessi diritti di quelle che vivono nel resto d’Italia e la nostra vita, evidentemente vale poco, anzi pochissimo».
In passato anche una denuncia in Procura
«Era già successo in passato che venissero interrotte le prenotazioni degli screening mammografici, ed appena l’abbiamo saputo, vista l’inaudita gravità della situazione, abbiamo scritto a tutti gli Enti e le Istituzioni, Ministeri compresi, senza ricevere alcun riscontro, ed abbiamo anche diffidato l’Asp a riattivarli immediatamente, ma i solleciti sono caduti nel vuoto, perché comunque è passato diverso tempo prima che riprendessero. E poiché abbiamo ritenuto inaccettabile l’interruzione di questo servizio, ‘essenziale’ per salvare la vita delle donne, abbiamo denunciato i fatti in Procura, affinché non accadesse mai più. Invece ci ritroviamo nella stessa gravissima situazione, siamo di fronte ad una nuova interruzione del servizio e pazienza se qualche donna, tra le tante che hanno provato inutilmente a chiamare in questo periodo per prenotare, scoprirà con parecchi mesi di ritardo di avere un tumore al seno e di essere l’ennesima vittima non solo della malasanità, ma anche di uno Stato che non è in grado di tutelare le donne, ed il nostro diritto alla Salute».
«Scriveremo a tutte le istituzioni»
«Questa volta non presenteremo nessuna denuncia, perché l’interruzione di un servizio essenziale dovrebbe essere già sotto gli occhi di chi ha il dovere di intervenire. Noi invece scriveremo nuovamente a tutti gli Enti e le Istituzioni, perché sappiano e si sentano responsabili di ciò che succede a Vibo Valentia. Tra i destinatari del nostro sfogo, aggiungeremo anche il Presidente della Repubblica e la Presidente del Consiglio. E ci rivolgeremo anche al Papa, chiederemo a Lui di pregare per le donne di Vibo e per la nostra vita e confideremo nella giustizia divina per cambiare le cose, perché siamo arrivati al punto di credere che per vedere finalmente garantito un diritto costituzionale, sia necessario un miracolo». (redazione@corrierecal.it)
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