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L’INTERVISTA

Strage dei netturbini a Lamezia, fascicolo riaperto dalla Dda. Romano: «Uno dei miei rammarichi»

A 35 anni dall’omicidio di Pasquale Cristiano e Francesco Tramonte, la Procura di Catanzaro riapre le indagini. Il nuovo procuratore di Lamezia ricorda il lavoro sul cold case: «Fu individuato il pro…

Pubblicato il: 16/06/2026 – 15:35
di Giorgio Curcio
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Strage dei netturbini a Lamezia, fascicolo riaperto dalla Dda. Romano: «Uno dei miei rammarichi»

LAMEZIA TERME C’è anche la strage dei netturbini tra le ferite ancora aperte della storia giudiziaria lametina. E il caso è tornato d’attualità proprio nel giorno dell’insediamento di Elio Romano alla guida della Procura di Lamezia Terme. A distanza di 35 anni dall’omicidio di Pasquale Cristiano e Francesco Tramonte, uccisi il 24 maggio 1991, la Procura di Catanzaro guidata da Salvatore Curcio ha riaperto le indagini su uno dei delitti più simbolici e dolorosi della città.
Una decisione che riaccende la speranza dei familiari, da anni impegnati in una battaglia civile di memoria, verità e giustizia. Nel 2022 erano stati proprio loro a presentare un esposto alla Dda di Catanzaro, allora guidata dal procuratore Nicola Gratteri, chiedendo la riapertura delle indagini.

L’omicidio ancora senza colpevoli

Oggi la nuova iniziativa della Procura punta ad accertare la filiera delle responsabilità e a far ripartire l’attività investigativa su un omicidio maturato, secondo le ricostruzioni, in un contesto criminale legato al controllo del servizio di raccolta dei rifiuti. A pagare il prezzo più alto furono due lavoratori, travolti da interessi mafiosi e da scelte politiche rimaste a lungo opache. Un delitto consumato in una drammatica alba del 1991 e rimasto per oltre tre decenni senza una verità giudiziaria definitiva.

«Gli elementi erano insufficienti»

Sul caso, Romano ha ricordato di essersi già confrontato negli anni trascorsi a Lamezia e poi nella stagione dei collaboratori di giustizia. «Me ne sono occupato a più riprese», ha spiegato, precisando che allora fu individuato «il probabile contesto» nel quale quell’omicidio poteva essere maturato, ma non elementi sufficienti per arrivare a contestazioni personali. «Di lì a poter fare dei capi di imputazione ne passava», ha osservato. Il nuovo procuratore non ha nascosto il peso di quel risultato mancato. «È stato uno dei miei rammarichi», ha detto, ricordando che molti cold case lametini sono stati risolti, mentre quello dei netturbini è rimasto senza risposta. Sulla riapertura dell’inchiesta, però, Romano ha scelto la prudenza: negli ultimi anni alla Dda di Catanzaro, ha spiegato, «si è occupato soprattutto dell’area crotonese e dunque non è entrato nel merito degli sviluppi più recenti».

Possibili spiragli?

La riapertura del fascicolo segna comunque un nuovo capitolo per una vicenda che continua a pesare sulla memoria collettiva di Lamezia. Dopo 35 anni, la ricerca della verità sulla morte di Pasquale Cristiano e Francesco Tramonte riparte dalla Dda di Catanzaro e dalla volontà di ricostruire, fino in fondo, la catena di responsabilità dietro uno dei delitti più bui della città. (g.curcio@corrierecal.it)

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