Festival Trame, Ferro: “Contro le mafie non bastano le norme, la storia si cambia istituzioni e cittadini insieme”
E’ quanto ha detto il sottosegretario al ministero dell’Interno, intervenendo al Festival dei libri sulle mafie

LAMEZIA TERME “L’Italia ha un codice antimafia straordinario e forze di polizia riconosciute in tutto il mondo, ma non è una norma, da sola, a cambiare la storia. La storia la possiamo cambiare tutti insieme, ognuno per la propria parte”, ha dichiarato Wanda Ferro, sottosegretario al ministero dell’Interno, intervenendo a “Trame” – Festival dei libri sulle mafie, in corso a Lamezia Terme, in occasione della presentazione del volume “Mettiamo il Bene in Comune”, dedicato ai trent’anni di impegno di “Avviso Pubblico” per la legalità democratica.
Nel suo intervento, Ferro ha richiamato il valore dell’azione culturale nel contrasto alla criminalità organizzata: “Bisogna informare e accompagnare gli amministratori, ma anche diffondere tra i cittadini l’idea del coraggio, della denuncia e della responsabilità”.
Un passaggio centrale è stato dedicato agli scioglimenti dei Comuni per infiltrazioni mafiose e alla necessità di aggiornare gli strumenti normativi. “Bisogna stare al passo con la criminalità organizzata, che oggi corre con l’innovazione tecnologica, l’intelligenza artificiale e le criptovalute. Lo Stato deve essere ancora più veloce e più avanti”, ha sottolineato Ferro. Richiamando il valore dei beni confiscati come strumento concreto di riscatto dei territori, il sottosegretario ha affermato: “Quando un bene torna alla comunità, quando diventa una caserma, un commissariato, un presidio sociale, lo Stato dimostra concretamente la propria presenza”.
Forte anche l’appello rivolto ai giovani: “Impegnatevi, metteteci la faccia, assumetevi la responsabilità. Gli spazi liberi vanno occupati dalle istituzioni, dalla politica e dal sociale, perché se restano vuoti qualcuno proverà a occuparli, e non sempre saranno le istituzioni: spesso sarà la criminalità organizzata”.
“Avviso Pubblico – ha affermato Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale dell’associazione – non nasce nel Sud, ma in Emilia-Romagna. Già nei primi anni Novanta alcuni giovani amministratori locali compresero che le mafie non erano un problema da Roma in giù, ma una questione nazionale, capace di riguardare anche i territori del Centro-Nord”.
Romani ha ricordato l’impegno dell’associazione nata nel 1996 nella formazione degli amministratori e nella costruzione di reti tra enti locali, scuole, cittadini, istituzioni e operatori economici. “Il fondo nazionale per gli amministratori minacciati non va tagliato: è uno strumento concreto, ma anche un segnale simbolico della presenza, dell’autorevolezza e della forza dello Stato accanto a chi amministra i territori. Non si dica che i politici sono tutti incapaci o disonesti. Ci sono amministratori competenti e coraggiosi, di ogni schieramento politico, che ogni giorno si assumono responsabilità. L’onestà – ha concluso Romani – è fondamentale, ma non basta: servono competenza, formazione e capacità di costruire soluzioni”.
Nel corso dell’evento, il sindaco di Lamezia Terme, Mario Murone, ha annunciato che il Comune lametino ha aderito, dallo scorso 15 giugno, ad “Avviso Pubblico”, rafforzando così il proprio impegno istituzionale nella promozione della legalità e nella prevenzione dei fenomeni mafiosi.
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