Gioia Tauro, il vuoto nelle liste metropolitane mentre la sindaca deposita la sua relazione: “Nessuna rottura con Cannizzaro”
Scarcella e tutta la sua maggioranza fuori dalla corsa per il consiglio del 19 luglio. Nel frattempo consegna alla Commissione d’accesso un dossier

GIOIA TAURO Tra le 42 candidature depositate dal centrodestra per il rinnovo del consiglio metropolitano di Reggio Calabria del 19 luglio, manca un nome che in pochi si aspettavano assente: quello di Simona Scarcella. E non manca solo il suo. Non c’è il presidente del consiglio comunale, non ci sono i consiglieri azzurri che da due anni sostengono la sua giunta. Un vuoto che a Palazzo Alvaro pesa, perché riguarda uno dei comuni più grandi e strategici dell’intera Città Metropolitana – porto compreso – proprio nel momento in cui la sua amministrazione affronta il passaggio più delicato della sua storia recente. Perché mentre la politica si consuma tra liste depositate e assenze eccellenti, al Comune di Gioia Tauro lavora dal 10 aprile scorso la commissione d’accesso disposta dal prefetto di Reggio Calabria Clara Vaccaro per verificare la regolarità degli atti amministrativi. La commissione è presieduta dal viceprefetto Francesco Campolo ed è composta anche da rappresentanti della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Ha un mandato di tre mesi, quindi in scadenza proprio in questi giorni, salvo proroga di altri novanta giorni, e sta setacciando appalti, affidamenti diretti e la gestione dell’ufficio tecnico – compreso, secondo alcune ricostruzioni, il “lascito” della precedente amministrazione Alessio, un pacchetto di opere pubbliche da oltre 70 milioni di euro. Non è un dettaglio da poco: è lo strumento che, nei casi più gravi, può portare allo scioglimento di un consiglio comunale.
La relazione della sindaca
In questo scenario, nei giorni scorsi Scarcella ha depositato agli ispettori una relazione in due parti, quasi venti pagine, in cui parla senza mezzi termini di una presunta “lobby” che avrebbe gestito il Comune ben prima del suo arrivo: cognomi ricorrenti, parentele riconducibili al clan Piromalli, il caso dei beni confiscati rimasti per anni bloccati e mai restituiti alla città. Un atto d’accusa verso chi l’ha preceduta, consegnato proprio mentre la sua stessa amministrazione è sotto la lente dello Stato. Sentita dal Corriere della Calabria, la sindaca ha detto: «Poiché la pubblica amministrazione opera attraverso l’adozione di atti amministrativi, il sindaco di Gioia Tauro, nel rispetto delle prerogative e dei doveri connessi al proprio ruolo istituzionale, ha portato a conoscenza della commissione di accesso la propria attività di verifica nei confronti di una serie di atti amministrativi adottati, ovvero in relazione ad atti amministrativi omessi dalle precedenti gestioni. Tutte le dichiarazioni del sindaco sono accompagnate e suffragate da allegata documentazione amministrativa. Tutta l’attività di denuncia del sindaco è stata espletata in periodo precedente, si parla di molti mesi e addirittura finanche un anno e mezzo, prima dell’arrivo della commissione di accesso. Segnalazioni fatte alle autorità di polizia e alla prefettura. Tutta questa documentazione è stata collazionata e trasmessa alla commissione di accesso ma trae origine da un’attenta attività di verifica effettuata in epoca precedente, come risulta dalla cronologia e dei protocolli degli atti, ed improntata alla necessità di una discontinuità rispetto ad un sistema di gestione semplicemente non condiviso. Ovviamente si tratta di questioni di natura molto delicata rispetto alle quali la commissione di accesso trarrà le proprie valutazioni. È evidente che è dovere di ogni sindaco valutare l’efficienza della macchina amministrativa e in ciò segnalare le principali criticità che riguardano soprattutto la materia della riscossione (o della mancata riscossione) tributaria, della regolarità delle licenze rilasciate, delle verifiche costanti su appalti, subappalti e subforniture operanti all’interno dell’ente. L’amministrazione Scarcella sta continuando ad operare in piena fiducia e in assoluto rispetto dell’attività importantissima svolta dalla commissione di accesso».
La frattura con Cannizzaro
E allora torna la domanda politica: perché rinunciare al consiglio metropolitano proprio ora? Le voci di corridoio parlano di una frattura con Francesco Cannizzaro, sindaco metropolitano e coordinatore regionale di Forza Italia. Ipotesi che Scarcella liquida senza sfumature: “No, è stata una scelta. Voglio dire che abbiamo maturato all’interno della coalizione, del partito”. E aggiunge una giustificazione doppia, quasi a voler blindare ogni fronte: da un lato l’opportunità istituzionale – “è giusto lavorare a fianco della commissione di accesso” – dall’altro il carico di impegni legato al ruolo di presidente Anci: “Sono molto oberata”. Sulla presunta rottura, la sindaca non lascia spazio a interpretazioni: “Ma non esiste assolutamente. Sempre uniti, coesi come prima, con lui, con tutta l’organizzazione del partito”. Incalzata di nuovo sul punto, ribadisce la linea, quasi a suon di slogan: “Dobbiamo essere seri, assolutamente, sempre vicini all’onorevole Francesco Cannizzaro, sempre coesi con il partito e vicini al partito. Non c’è nessuna frattura”. Sulla partita metropolitana, però, nessuna autonomia rivendicata, nessuna mediazione territoriale annunciata: “Seguiremo le indicazioni del partito, certo. Appoggeremo la linea di Forza Italia, non c’è dubbio”. Un’obbedienza di linea che, agli occhi di più di un osservatore locale, suona proprio come la conferma di quel ridimensionamento che la sindaca nega a parole. Resta il nodo di fondo: Gioia Tauro, terza forza demografica del Reggino e comune simbolo della partita antimafia in corso, per i prossimi cinque anni non avrà voce in capitolo a Palazzo Alvaro. Coincidenza, appunto, o prezzo politico da pagare?
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