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L’INCHIESTA

La “banca occulta” dei broker cinesi, false fatture per 134 milioni

Il sistema avrebbe movimentato 80 milioni verso l’estero attraverso società cartiere

Pubblicato il: 10/07/2026 – 11:33
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La “banca occulta” dei broker cinesi, false fatture per 134 milioni

MILANO Sette persone sono state raggiunte da misure cautelari nell’ambito di un’inchiesta della Guardia di finanza di Milano su un articolato sistema di frode fiscale e riciclaggio che avrebbe movimentato centinaia di milioni di euro attraverso una vera e propria “banca occulta”. L’ordinanza, emessa dal gip del Tribunale di Milano, dispone quattro arresti domiciliari, il divieto di esercitare l’attività professionale per un commercialista, l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per un indagato e l’obbligo di dimora per un altro. Contestualmente è stato eseguito un sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per un valore complessivo superiore a 810mila euro. L’operazione segue le perquisizioni dello scorso 15 maggio, durante le quali erano già stati sequestrati denaro e beni per oltre 1,7 milioni di euro. Secondo le Fiamme gialle, le indagini avrebbero consentito di smantellare una sofisticata infrastruttura finanziaria clandestina utilizzata per evadere il fisco e riciclare i proventi illeciti.

Il sistema delle false fatture

Il circuito fraudolento si sarebbe sviluppato attraverso una rete di società cartiere, amministrate da prestanome italiani e stranieri, che fornivano a imprese del settore dei metalli ferrosi fatture per operazioni inesistenti. Il volume complessivo delle false fatturazioni emesse avrebbe superato i 134 milioni di euro. Le aziende beneficiarie pagavano le fatture fittizie, riducendo così il reddito imponibile e ottenendo un indebito vantaggio fiscale. Il denaro ricevuto dalle società cartiere veniva poi trasferito su conti esteri riconducibili a cittadini cinesi. Gli investigatori hanno ricostruito trasferimenti verso l’estero per oltre 80 milioni di euro. La somma pagata dalle imprese italiane veniva infine restituita in contanti attraverso corrieri incaricati dai broker cinesi, al netto di una commissione trattenuta per il servizio illecito. Un meccanismo riconducibile al cosiddetto “underground banking system”, basato sul trasferimento di denaro al di fuori dei circuiti finanziari ufficiali e dei controlli antiriciclaggio.

L’appartamento trasformato in “banca”

Uno dei punti di raccolta e smistamento del denaro sarebbe stato ricavato all’interno di un appartamento di Milano, utilizzato come sede della presunta banca clandestina. Durante le perquisizioni eseguite a maggio, i finanzieri avevano trovato oltre 120mila euro in contanti e diverse macchine contasoldi di ultima generazione, capaci non solo di quantificare le somme, ma anche di leggere e memorizzare i numeri seriali delle banconote. Tra i destinatari delle misure cautelari figura anche un commercialista che, secondo l’accusa, avrebbe aiutato l’organizzazione a strutturare la rete di società cartiere impiegate per emettere le false fatture e drenare ingenti risorse finanziarie.

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