Caso Carlotta La Croce, la famiglia deposita le perizie. «Poteva e doveva essere salvata»
Le relazioni del medico e del criminologo ricostruiscono minuto per minuto la notte tra gli ospedali di Soverato e Catanzaro. Per i consulenti, il decesso sarebbe stato causato da errori, omissioni e…

CATANZARO Una nuova svolta nell’inchiesta sulla morte di Carlotta La Croce, la bambina di 12 anni deceduta in ospedale nella notte tra il 26 e il 27 luglio 2025. La famiglia ha depositato in Procura a Catanzaro una memoria illustrativa corredata dalle relazioni dei consulenti medico-legali e criminologici incaricati di ricostruire quanto accaduto. L’atto è stato presentato dall’avvocato Arturo Bova, legale dei genitori Orlando La Croce e Anna Esposito, e contiene gli elaborati del professor Francesco Perticone, già ordinario di Medicina Interna all’Università Magna Graecia di Catanzaro e specialista in malattie cardiovascolari, e del criminologo investigativo forense Giuseppe Truglia. I due esperti hanno analizzato la documentazione clinica e i flussi comunicativi tra il pronto soccorso dell’ospedale di Soverato e il successivo trasferimento all’ospedale civile di Catanzaro, ricostruendo in modo dettagliato e cronologico l’intera sequenza dei fatti. Secondo quanto emerge dalle relazioni, la morte della bambina non sarebbe riconducibile a una fatalità biologica, ma all’esito di una concatenazione di errori umani, omissioni e ritardi di natura logistico-sanitaria. La difesa, nel rispetto del segreto investigativo, non ha reso noti i dettagli delle singole condotte evidenziate, ma sottolinea come il materiale depositato offra un quadro ritenuto chiaro e utile per l’individuazione delle eventuali responsabilità penali.
«Con questo atto i genitori di Carlotta offrono un contributo concreto e di altissimo rigore professionale al lavoro della magistratura», afferma l’avvocato Bova. «Il tempo della fatalità è finito: la scienza medica e l’analisi forense indicano che Carlotta poteva e doveva essere salvata». La famiglia ribadisce la propria fiducia nell’operato degli inquirenti, chiedendo che la verità venga accertata fino in fondo su un caso che, secondo la difesa, configura una grave ipotesi di malasanità. (redazione@corrierecal.it)
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