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Screening oncologici, più di un italiano su 2 dice no. La Calabria resta indietro

Secondo Gimbe la regione è tra quelle con le maggiori difficoltà organizzative e registra i tassi di partecipazione più bassi del Paese

Pubblicato il: 14/07/2026 – 10:54
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Screening oncologici, più di un italiano su 2 dice no. La Calabria resta indietro

ROMA Nel 2024 oltre 14 milioni di italiani sono stati invitati a eseguire un test di screening per il tumore della seno, del colon retto o della cervice uterina nell’ambito dei programmi organizzati del sistema sanitario nazionale. Più di 7 milioni e mezzo (il 54%), però, non hanno risposto alla chiamata perdendo una preziosa opportunità di diagnosi precoce. È il dato saliente del Report 2024 dell’Osservatorio Nazionale Screening, richiamato in un’analisi della Fondazione Gimbe. «Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose. Il bilancio è pesantissimo: oltre 50.300 casi non intercettati dai programmi organizzati di screening», afferma il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta. L’analisi mette in luce forti differenze territoriali. Se una parte delle Regioni riesce, non solo a raggiungere tutti i cittadini con l’invito, ma a anche a mettere in atto politiche di recupero di quanti non hanno risposto a una prima chiamata, altre sono lontane dai livelli di sufficienza: in particolare la Valle d’Aosta registra i livelli più bassi nella capacità di invitare i cittadini a sottoporsi allo screening per il tumore della mammella (58,1%), la Calabria per quello del tumore del collo dell’utero (74,3%), la Sardegna per quello del colon retto (60,8%). Forti disomogeneità anche sul fronte dell’adesione dei cittadini. Le performance peggiori in Calabria: rispondono alla chiamata per lo screening del tumore del colon retto solo il 4,5% degli invitati, a quello della cervice il 12,2%, a quello della mammella il 15,2%. Seguono Sicilia e Campania. Come risultato delle coperture insufficienti, nel 2024, sono sfuggiti alla diagnosi “oltre 11 mila carcinomi della mammella, di cui più di 2.300 invasivi di piccole dimensioni; quasi 9.700 lesioni precancerose del collo dell’utero; 4.700 tumori del colon-retto e quasi 25.000 adenomi avanzati”, dice Cartabellotta. «Nel complesso, oltre 50.300 tumori e lesioni che i programmi organizzati avrebbero potuto intercettare, permettendo di avviare tempestivamente gli approfondimenti diagnostici e, quando necessario, il trattamento specifico», conclude il presidente Gimbe.

Cartabellotta: «Nel Mezzogiorno rilevanti criticità organizzative»

Restano marcate le differenze territoriali nell’accesso agli screening oncologici organizzati, evidenzia la Fondazione Gimbe, secondo cui il Mezzogiorno continua a registrare i livelli più bassi sia nell’estensione degli inviti sia nell’adesione ai programmi di prevenzione. Per lo screening mammografico nel 2024 è stato invitato il 97,3% della popolazione target, ma con forti differenze regionali, dal 110,4% della Lombardia al 58,1% della Valle d’Aosta. «Con l’eccezione del Molise – commenta il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta – nessuna Regione del Sud raggiunge la soglia del 100%, segnale di criticità organizzative ancora rilevanti nella gestione degli inviti». Per lo screening cervicale è stato invitato il 117,2% della popolazione target, con punte del 167,9% nelle Marche e un minimo del 74,3% della Calabria. «In 14 Regioni – spiega Cartabellotta – l’estensione supera il 100%: un dato che conferma come nel 2024 fosse ancora necessario recuperare numerosi inviti non effettuati negli anni della pandemia”. Sul fronte dell’adesione, allo screening mammografico ha partecipato il 50% delle donne invitate, con un massimo del 74% nella Provincia autonoma di Trento e un minimo del 15,2% in Calabria. Per lo screening cervicale si passa dal 90,3% di Trento al 12,2% della Calabria, mentre per il colon-retto l’adesione media nazionale è del 33,3%, con il 64,1% della Valle d’Aosta e appena il 4,5% della Calabria. «Il tasso di adesione agli screening – spiega Cartabellotta – riflette anche la capacità dei servizi sanitari regionali di governare l’intero percorso: aggiornare costantemente le anagrafiche della popolazione target, programmare e spedire gli inviti, realizzare campagne di sensibilizzazione ed erogare i test». «I dati ONS 2024 – aggiunge il Presidente – mostrano una crescita sia degli inviti sia della copertura della popolazione. Tuttavia, l’Italia resta molto lontana dall’obiettivo fissato nel 2022 dal Consiglio dell’Unione Europea: garantire entro il 2025 una copertura degli screening oncologici di almeno il 90% della popolazione target. Il Piano Nazionale di Prevenzione 2026-2031, recentemente approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, colloca questo traguardo al 2029, con obiettivi intermedi di almeno il 70% nel 2027 e l’80% nel 2028».

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