Voto ai fuorisede, una svolta dopo anni di attesa
L’approvazione bipartisan dell’emendamento alla legge elettorale riaccende le speranze di migliaia di studenti e lavoratori costretti finora a rinunciare alle urne. Adesso il provvedimento attende il…

Voto ai fuorisede: sarà la volta buona? A riaccendere la speranza è l’emendamento alla legge elettorale, approvata in prima lettura dalla Camera, che ha riformulato la norma della maggioranza, passata con 349 sì, nessun contrario e il parere favorevole del governo. L’emendamento, che ha ottenuto il via libera grazie a un voto bipartisan, prevede che studenti, lavoratori fuori sede e persone che si curano lontano dalla propria residenza potranno iscriversi entro il 31 dicembre per poter votare nel luogo dove sono domiciliati. In particolare, gli aventi diritto saranno iscritti, con tempistiche differenti, in apposite liste e il Comune che li ospita, dove hanno il domicilio, li iscriverà all’interno delle sezioni ordinarie dove potranno votare. La questione annosa, e non del tutto inedita anche in Calabria, dove qualcosa era stato tentato nel recente passato, era tornata di stringente attualità in occasione dell’ultima consultazione referendaria sui temi della giustizia. La negazione dell’espressione del voto, del resto, non va considerata solo come un’ingiusta esclusione o privazione di un diritto, ma ritenuta quasi alla stregua di una sorta di astensionismo coatto che si consuma ai danni di tanti cittadini, soprattutto studenti, ma anche lavoratori momentaneamente lontani dalla loro residenza stabile, costretti a vedersi mutilati, a causa spesso dei costi insostenibili dei trasporti aerei e ferroviari, di una facoltà costituzionalmente garantita.
Lanciata con maggiore vigore in occasione della pandemia, quella che si configura giustamente come un’autentica battaglia di civiltà e democrazia davvero non può più attendere. E ciò che risulta davvero non più accettabile, in tempi in cui non si finisce mai di stigmatizzare la diffusissima disaffezione al voto, è che si perpetuino ostacoli del genere per l’esercizio di un Diritto, con la d maiuscola. L’ultimo caso, come ricordavamo prima, ha riguardato il recente referendum sulla riforma costituzionale sulla giustizia, ma il problema si è posto in tutta la sua gravità anche in occasione di altre tornate elettorali che hanno visto, purtroppo, negletti diritti altrove assolutamente garantiti e tutelati.
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Da tempo la questione era stata posta al centro del dibattito tanto a destra quanto a sinistra e lo sdegno che ha accompagnato l’impossibilità di assolvere a un diritto-dovere ha posto le basi per una rivendicazione chiara portata avanti da un gruppo di studenti calabresi fuori sede che si è fatto movimento. E che, in anni di mobilitazione a difesa delle proprie tesi, ha giustamente raccolto la solidarietà di ampi settori dell’opinione pubblica, ottenendo purtroppo, però, ben pochi risultati concreti. Il 20 marzo scorso c’è stata anche una mobilitazione sul tema e il 31 dello stesso mese ha preso il via, in Commissione Affari costituzionali alla Camera, la discussione delle proposte di legge sulla materia elettorale. Tra i temi affrontati, sebbene le attenzioni maggiori delle due parti politiche in causa siano naturalmente polarizzate dalla questione delle preferenze, ci sono anche alcune proposte che riguardano il tema specifico del voto a distanza, offrendo anche delle importanti indicazioni per superare definitivamente il problema. Adesso, alla luce del risultato conseguito con questa prima votazione, la palla passa al Senato e sono certamente autorizzate nuove e più concrete aspettative. In ogni caso, non rimane che puntare sull’ottimismo e sperare che qualcosa si faccia per non dover assistere ulteriormente a un’incongruenza non più sopportabile. Ci sarebbe infatti da riflettere, ad esempio, sul fatto che si garantisca a tutt’oggi il diritto di voto agli italiani all’estero, che in molti casi non hanno più alcun elemento di contatto con il loro Paese di origine, e si impedisca l’esercizio della stessa possibilità a chi vive temporaneamente in una provincia o regione che non sia quella di residenza, dove spera ovviamente di poter tornare per rimanerci e per costruire il proprio futuro. (redazione@corrierecal.it)
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