Lollobrigida: «Sul vino soluzioni condivise». E rilancia l’agricoltura 5.0
Il ministro a Sibari: «Droni, ricerca e meccanizzazione possono aiutare i giovani e aumentare qualità e produttività»

SIBARI Un confronto con le associazioni e con tutti i protagonisti della filiera per «individuare misure capaci di rispondere alle differenti esigenze del settore vitivinicolo». È il percorso indicato dal ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, intervenuto a Sibari per l’inaugurazione del Vinitaly and the City. Il ministro ha spiegato di aver chiesto al Comitato nazionale vini, nel quale sono rappresentati i diversi soggetti del comparto, di formulare una serie di proposte sulle quali il governo dovrà successivamente effettuare le proprie valutazioni. «Ci stiamo confrontando con le associazioni, anche rispetto ai dati dell’export, per capire quali possano essere soluzioni che vadano bene più o meno a tutti», ha affermato Lollobrigida. Un obiettivo non semplice, considerate le profonde differenze presenti all’interno del sistema produttivo italiano. Il comparto, infatti, comprende territori, aziende, tipologie di vino e modelli commerciali molto differenti. Alcuni produttori hanno la necessità di aumentare i quantitativi, altri puntano a mantenere inalterata la produzione, mentre altri ancora ritengono opportuno ridurla. «Non sempre su questo vanno tutti d’accordo», ha riconosciuto il ministro. «Stiamo cercando di trovare un quadro che, come abbiamo dimostrato in questi anni, possa essere portato avanti con equilibrio». Accanto alle strategie per il vino, Lollobrigida ha affrontato anche il tema dell’agricoltura del futuro. Un settore che, nella sua visione, deve mantenere un legame profondo con la propria storia, senza rinunciare alla ricerca, alla tecnologia e all’innovazione. «L’agricoltura che verrà è un’agricoltura che ha radici», ha spiegato. «L’agricoltura è alla base di tutto, anche della cultura». Ma la tutela della tradizione deve procedere insieme alla capacità di rendere il lavoro agricolo meno oneroso, soprattutto per le nuove generazioni. «Dobbiamo lavorare sull’innovazione e sulla ricerca, dando anche ai giovani la possibilità di non avere il peso delle generazioni che li hanno preceduti, con un lavoro particolarmente faticoso». La prospettiva è quella dell’agricoltura 5.0, nella quale droni, macchinari e nuovi sistemi di meccanizzazione possono aumentare la produttività, ridurre la fatica e migliorare la qualità delle produzioni. «Oggi l’agricoltura, con i droni, le macchine e la meccanizzazione, è diversa e più produttiva», ha concluso Lollobrigida. Una trasformazione che può permettere alle eccellenze italiane di ottenere maggiore riconoscibilità sui mercati e un ulteriore valore aggiunto. (redazione@corrierecal.it)
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