Calabria e Argentina, volti e storie di un legame profondo. L’orgoglio delle origini di “Daddy” D’Andrea nella finale del Mondiale
Il fisioterapista di Messi con la casa a Fuscaldo e la cittadinanza onoraria. Due terre lontane unite da una storia comune fatta di emigrazione, passioni e grandi ritorni

FUSCALDO Un bacio alla coppa del mondo e un saluto a Fuscaldo. L’ultima finale del mondiale del 2022, allo stadio di Lusail in Qatar, si era conclusa così: la vittoria ai rigori dell’Argentina sulla Francia e la terza stella sul petto della Selecciòn. A festeggiare sul campo anche Marcelo D’Andrea, alias “Daddy”, il fisioterapista storico dell’Albiceleste soprannominato così dai suoi giocatori. Negli anni ha “curato” i muscoli di campioni del calibro di Leo Messi o Lautaro Martinez, il capitano dell’Inter che quest’anno ha regalato all’Argentina la finale che si giocherà stasera allo stadio in New Jersey. Senza mai recidere il suo legame con la Calabria.

Un po’ di Calabria nel mondiale dell’Argentina
Figlio di Francesco D’Andrea, nato a Fuscaldo ma emigrato nel 1948 in Argentina, per lui è il sesto mondiale da fisioterapista di Messi e compagni. C’era nel 2006, quando alla fine vinse l’Italia. C’era anche nel 2010, nella squadra al servizio di Diego Armando Maradona e del suo giovane “erede”. Ci sarà anche stasera, nella sfida contro la Spagna per tentare l’impresa riuscita solo a Italia e Brasile: vincere due mondiali di fila. Le sue origini con la Calabria le mostra con orgoglio: «Fuscaldo, San Pietro, Scarcelli presenti» recita uno striscione tra le mani di “Daddy” D’Andrea e Lionel Scaloni, il ct che ha riportato l’Argentina sul tetto del mondo, mentre salutano la Calabria in un video rilanciato qualche giorno fa anche dal quotidiano argentino Diario Olè. Se papà Francesco è emigrato dalla Calabria, lui negli anni scorso ha fatto il percorso inverso: ha fatto una ricerca anagrafica fino a ritrovare le sue origini cosentine. A Fuscaldo, dove ha anche comprato casa, è stato accolto con la cittadinanza onoraria, lui ha ricambiato con una maglia firmata della Seleccion firmata da tutti i giocatori. Quella di Messi se l’è pure tatuata su un piede, poco sotto il tatuaggio che appare sul polpaccio: una bandiera italiana e la scritta “Love Fuscaldo”.

Da Macri a Milei, storie di “argentini” di Calabria
Ma quella di Daddy D’Andrea è solo una delle storie che legano l’Argentina e la Calabria. Fin da quando, negli anni appena dopo la Seconda guerra mondiale, Buenos Aires venne scelta come meta di emigrazione per tanti calabresi che decisero di lasciare la propria terra per cercare fortuna. È la storia (diventata oggi un libro e raccontata dal Corriere della Calabria) di Tina e Michele, i due “nonni” di Ricadi che hanno ispirato una pizzeria nel barrio di Chacarita. Tanti calciatori o sportivi vantano origini calabresi: tra i tanti, anche Diego Milito, l’attaccante del “triplete” dell’Inter che nel 2011 ottenne la cittadinanza onoraria di Terranova da Sibari. Ma lo testimoniano, soprattutto, gli ultimi due presidenti dell’Argentina: Mauricio Macri, in carica dal 2015 al 2019 con la famiglia originaria del Reggino, e Javier Milei, il cui nonno “Ciccio” partì da Cosenza verso Buenos Aires oltre un secolo fa.
Oggi sono gli argentini a venire in Calabria
Furono milioni i calabresi che dal 1876 in poi scelsero l’Argentina, arrivando a creare tante «minuscole Calabrie» in terra sudamericana, come le definì Pantaleone Sergi nel suo saggio “Argentina, l’altro mondo calabrese. Un secolo di emigrazione”. Oggi quel flusso si è quasi del tutto esaurito, e in parte si è perfino rovesciato: a causa della crisi economica argentina, sono i “discendenti” a tornare nei borghi calabresi sulle tracce di nonni e bisnonni partiti. San Lucido, Fiumefreddo Bruzio, Longobardi: sono solo alcuni dei paesi del Cosentino diventati mete per atti di nascita e certificati d’archivio da recuperare per la pratica di cittadinanza. Non tutti restano: molti, ottenuto il passaporto, ripartono verso altre mete europee. Ma qualcuno, come “Daddy” D’Andrea, sceglie di comprare casa. Un caso singolo, ma non isolato, di quel legame tra Argentina e Calabria che dura da oltre un secolo. (m.russo@corrierecal.it)
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