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L’EVENTO

Cetraro, “Dialogando con Amedeo Ricucci”: la Settimana Benedettina chiude tra diritti, accoglienza e impegno civile

Si è conclusa ieri sera, nella suggestiva cornice del giardino di Palazzo del Trono a Cetraro, la Settimana della Cultura Benedettina

Pubblicato il: 01/08/2026 – 12:09
di Ennio Stamile
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CETRARO Si è conclusa ieri sera, nella suggestiva cornice del giardino di Palazzo del Trono a Cetraro, la Settimana della Cultura Benedettina. Un’edizione che ha travalicato i confini della pura rievocazione storica per trasformarsi in un potente manifesto politico di accoglienza e diritti umani, ponendo al centro del dibattito la gestione dei flussi migratori e il dovere morale delle istituzioni. Il senso profondo dell’intera kermesse si è racchiuso perfettamente nel titolo scelto per questa edizione: “SOTTO LO STESSO CIELO, CONNESSIONI SPIRITUALI TRA POPOLI E CULTURE”. Un manifesto programmatico che ha voluto ribadire come, al di là delle barriere geografiche, delle barriere politiche e dei confini nazionali, esista un’unica appartenenza umana e spirituale che unisce i popoli e impone la responsabilità della cura reciproca. L’appuntamento conclusivo ha vissuto un momento di straordinaria intensità civile e intellettuale: la serata è stata, infatti, interamente dedicata alla memoria del grande inviato Rai di origini cetraresi, con un tributo speciale dal titolo “Dialogando con Amedeo Ricucci”, svoltosi proprio nel giorno del suo compleanno. L’iniziativa, pensata e fortemente voluta dall’Associazione San Benedetto Abate, è nata con il preciso intento di andare oltre il solito stereotipo del ricordo formale o della celebrazione nostalgica. L’obiettivo dell’Associazione è quello di far rivivere ogni anno la testimonianza del giornalista attraverso un confronto serrato, vivo e attuale sui temi che hanno caratterizzato tutta la sua esperienza professionale: il racconto degli ultimi della terra e la verità delle periferie del mondo. L’evento, patrocinato dal Consiglio Regionale della Calabria, dalla BCC Mediocrati, dai Comuni di Sant’Agata di Esaro e Cetraro, ha tradotto in azione questo spirito attraverso la proiezione del pluripremiato docufilm Cutro, 94…and more” di Angelo Resta, una denuncia cinematografica che impone una profonda riflessione sulle politiche di salvataggio in mare e sui drammi che si consumano sulle nostre coste.

La serata è stata condotta dal giornalista e conduttore Francesco Occhiuzzi che, dopo aver dato la parola per i saluti iniziali al Parroco della Parrocchia San Benedetto Abate, don Pantaleo Salerno, e al Sindaco Giuseppe Aieta, ha saputo guidare i tempi del dibattito con grande sensibilità, incarnando lo spirito delle “connessioni spirituali” e raccogliendo idealmente il testimone del rigore giornalistico di Ricucci nel cucire insieme i diversi momenti politici e umani della manifestazione. Sul palco, il giornalista d’inchiesta Bruno Palermo ha scosso le coscienze della platea con un’analisi lucida e priva di retorica. Palermo ha denunciato il rischio della deumanizzazione del dibattito politico attuale, che troppo spesso dimentica che camminiamo tutti sotto lo stesso cielo e riduce le tragedie umane a freddi numeri statistici o a slogan propagandistici, rivendicando la centralità della memoria storica e del giornalismo di frontiera. Il focus si è poi spostato sulle risposte concrete del territorio, sulle buone pratiche locali e sui nodi legislativi che regolano l’accoglienza dei più vulnerabili. Una testimonianza tangibile di questo impegno quotidiano è stata la presenza di Catia Piazza, che ha partecipato all’evento accompagnando un gruppo di giovani della Casa Famiglia di Cetraro. La loro partecipazione ha rappresentato un momento di forte inclusione, dimostrando l’importanza delle reti di supporto nate sul territorio. Antonio Altomonte, membro dell’Associazione MSNA Tutori Volontari della Calabria (Tutori Volontari Minori Stranieri non Accompagnati), ha portato alla luce le criticità burocratiche e istituzionali che spesso rallentano i percorsi di inclusione, evidenziando il ruolo politico sussidiario che il terzo settore e i volontari si trovano a ricoprire per dare un senso reale a quella fratellanza universale evocata dal titolo della rassegna. Molto apprezzato l’intervento di Mahmoud, un ragazzo minorenne proveniente dall’Egitto. La sua presenza sul palco non è stata solo una testimonianza personale, ma un forte atto politico: il corpo e la voce di chi ha vissuto la frontiera che interrogano direttamente le coscienze dei decisori politici e della comunità, proprio come facevano i reportage di Ricucci. La sua storia di riscatto ha dimostrato come l’accoglienza governata e strutturata non sia un’utopia, ma l’unica via per dare concretezza a quelle connessioni umane e spirituali celebrate dall’evento. Con questo forte richiamo alla responsabilità civile, politica e professionale, la rassegna benedettina archivia un’edizione che lascia il segno, confermando Sant’Agata di Esaro, dove si è svolta la prima serata, e Cetraro come laboratori di pensiero critico e avamposti di una Calabria che non si gira dall’altra parte di fronte alle sfide globali del nostro tempo.

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