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La strage di Bologna e il ricordo delle due vittime calabresi

Il sindaco Lepore: «Da allora, la nostra storia è cambiata»

Pubblicato il: 02/08/2026 – 11:06
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BOLOGNA «Per noi è la più importante giornata nella storia della nostra città: il 2 agosto 1980 abbiamo perso 85 persone, ci sono stati oltre 200 feriti. È stata una giornata di morte, ma anche l’inizio della speranza. Bologna ha raccolto le sue macerie e, da allora, la nostra storia è cambiata». Così il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, nell’ambito della cerimonia per l’anniversario della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna. Lepore ha incontrato, prima dell’inizio delle celebrazioni, i familiari delle vittime, insieme al sottosegretario al ministero dell’Interno Nicola Molteni. «A differenza delle intenzioni di chi ha organizzato l’attentato, la nostra democrazia oggi è più forte. Il nostro corteo di oggi è uno dei pilastri più importanti della nostra democrazia», ha sottolineato Lepore, chiedendo un applauso per le forze dell’ordine «per ciò che fanno per noi ogni giorno». Il sindaco di Bologna è sotto scorta dopo le minacce di morte ricevute in seguito agli scontri per la morte di Abderrahim Fakir. Quando è uscito da Palazzo D’Accursio, per incamminarsi con le altre istituzioni in corteo verso la stazione, ha ricevuto una forte dimostrazione di solidarietà dalla folla radunata in piazza Maggiore, che ha gridato più volte: «Sindaco, non mollare» e «Matteo, tieni duro», applaudendolo a più riprese e scandendo il suo cognome.

Le vittime calabresi

Il 2 agosto 1980, nella strage della stazione di Bologna, tra le 85 vittime innocenti ci furono anche Francesco Antonio Lascala e Maria Idria Avati, due persone con storie diverse, ma accomunate dallo stesso tragico destino. Francesco Antonio aveva 56 anni, era sposato e padre di tre figli. Viveva a Reggio Calabria con la moglie e con uno dei suoi figli, un ragazzo di appena 15 anni. Uomo semplice e legato alle sue passioni, amava la pesca e, dopo una vita di lavoro come centralinista alle Ferrovie dello Stato, si godeva la pensione. Quel giorno era in viaggio verso Cremona, dove avrebbe trascorso alcuni giorni insieme alla figlia. Il viaggio, però, fu segnato da un ritardo imprevisto: il treno su cui viaggiava arrivò a Bologna con tre ore di ritardo, facendogli perdere la coincidenza. Francesco Antonio fu così costretto ad attendere il treno successivo, quello delle 11:05. Rimase nella stazione di Bologna in attesa della partenza, senza sapere che proprio lì avrebbe trovato la morte. Alle 10:25, l’esplosione della bomba nella sala d’aspetto sconvolse la stazione e spezzò per sempre la sua vita e quella della sua famiglia.
Nella stessa mattina si trovava alla stazione anche Maria Idria Avati. Aveva 80 anni ed era originaria di Napoli, ma da tempo viveva a Rossano Calabro. Anche il suo treno arrivò a Bologna in ritardo e rimase nella sala d’aspetto di seconda classe mentre la figlia si allontanò per pochi minuti. Quei pochi istanti cambiarono tutto: alle 10:25 la bomba esplose nella stazione e la travolse. Venne soccorsa e trasportata in ospedale, ma le ferite riportate nell’attentato furono troppo gravi e morì poco dopo. (redazione@corrierecal.it)

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