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Le motivazioni di Imponimento

’Ndrangheta, il bigliettino dal carcere per il controllo dei boschi. «Dovevamo rispettare Mallamace»

Il messaggio attribuito a Rocco Anello e l’impresa concorrente da allontanare dall’ex Sir, alle spalle dell’aeroporto di Lamezia

Pubblicato il: 08/08/2026 – 18:01
di Giorgio Curcio
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CATANZARO Un piccolo foglio che arriva dal carcere e diventa, nel racconto del collaboratore di giustizia, una sorta di lasciapassare. Rocco Anello è detenuto dopo l’operazione “Prima”, ma il controllo degli affari della cosca non si sarebbe fermato. Nel settore dei tagli boschivi, dove secondo Francesco Michienzi era proprio il boss a decidere chi potesse lavorare nel territorio, compare un imprenditore di riferimento: Francesco Mallamace. È lui, racconta il collaboratore, a presentarsi con un «bigliettino» attribuito a Rocco Anello, ricevuto attraverso la moglie Angela Bartucca. Il contenuto è essenziale: gli uomini della cosca dovevano «rispettare Mallamace Francesco» e riferire al figlio del boss, Francescantonio Anello, ciò che facevano. Quella carta, sempre secondo la ricostruzione riportata nelle motivazioni d’appello di “Imponimento”, avrebbe consentito all’imprenditore di chiedere agli uomini degli Anello-Fruci persino di intervenire contro una ditta concorrente impegnata in un taglio nella zona industriale dell’ex Sir, lungo la Statale 18 e alle spalle dell’aeroporto di Lamezia Terme.

«Rocco Anello decideva chi doveva occuparsi dei tagli»

Il punto di partenza è il controllo dei boschi. Michienzi descrive alla magistratura una cosca da sempre interessata al settore e attribuisce a Rocco Anello il potere di stabilire quali imprese potessero operare nella propria area d’influenza. Per i tagli su terreni privati, il collaboratore indica Mallamace come il «monopolista» e imprenditore di riferimento del gruppo. È durante la detenzione di Anello per l’operazione “Prima” che avviene l’episodio destinato a fotografare meglio di altri quel sistema. «Mallamace mi portò un bigliettino», racconta Michienzi. Il foglio sarebbe stato scritto da Rocco Anello e fatto uscire dal carcere attraverso la moglie. Nel messaggio, riferisce ancora il collaboratore, veniva stabilito che Mallamace dovesse essere rispettato e che gli uomini del gruppo dovessero rendere conto delle proprie attività a Francescantonio Anello, figlio di Rocco. Un ordine breve, ma sufficiente – nella lettura delle motivazioni – a mostrare come la detenzione del vertice non interrompesse il rapporto con gli uomini sul territorio.

L’impresa da cacciare dall’ex Sir

Il passaggio successivo porta direttamente nel Lametino. Forte di quel biglietto, secondo Michienzi, Mallamace si sarebbe rivolto a lui e a Vincenzino Fruci per chiedere l’allontanamento della Ardimentoso Legnami, impegnata in un taglio boschivo nella zona dell’ex Sir di contrada Palazzo, sulla Statale 18, alle spalle dell’aeroporto lametino. Il significato attribuito al messaggio diventa così molto concreto. Non soltanto il riconoscimento di un imprenditore vicino alla cosca, ma la possibilità di invocare il potere del gruppo per intervenire sul mercato e sull’attività di una ditta concorrente. Per la Corte, il racconto di Michienzi non rimane isolato. Le motivazioni lo collegano alle intercettazioni più recenti e agli ulteriori episodi relativi ai tagli boschivi, ritenendo che la ricostruzione trovi conferme nelle successive dinamiche imprenditoriali della cosca.

Dal Vibonese fino alle spalle dell’aeroporto

La zona dell’ex Sir non era, peraltro, marginale nella geografia criminale descritta dal collaboratore. Nella sua «mappatura» del territorio degli Anello-Fruci, Michienzi parte da Pizzo – amministrata criminalmente, secondo il suo racconto, attraverso l’accordo con i Bonavota – e indica poi Acconia di Curinga, Maida, Filadelfia, Polia, Monterosso e San Pietro a Maida. Verso nord, l’area d’influenza sarebbe arrivata proprio fino alla zona industriale di Lamezia Terme, la cosiddetta ex Sir, che gli Anello avrebbero gestito in condivisione con gli Iannazzo. La vicenda del biglietto diventa così una rappresentazione in scala ridotta di un meccanismo molto più ampio: un capo detenuto, un imprenditore riconosciuto dalla cosca, uomini incaricati di far rispettare le decisioni e un territorio economico che si estende dal Vibonese al Lametino.

Mallamace, l’Eurolegnami e gli affari con gli Anello

Il rapporto tra Mallamace e gli Anello non si sarebbe limitato ai tagli boschivi. La Corte ricorda come, dopo la scarcerazione di Rocco Anello nel luglio 2006, il boss avrebbe continuato a esercitare il proprio controllo anche nel settore dei lavori edili e del movimento terra, inizialmente proprio attraverso la collaborazione dell’imprenditore. Le risultanze del processo “Effetto Domino” avevano già documentato vicende estorsive relative ai lavori eseguiti tra Filadelfia, Acconia e Francavilla Angitola. In quel procedimento Rocco e Tommaso Anello, i Fruci e Mallamace avevano riportato condanne definitive per alcuni degli episodi contestati. La sentenza richiama inoltre la cointeressenza tra Anello e Mallamace nella gestione della Eurolegnami e nei lavori ottenuti dall’impresa. Nel febbraio 2008, Mallamace costituì poi insieme a Francescantonio Anello la Mediterranea Servizi srl, con un capitale sociale ripartito in parti uguali. La società cessò nel 2010. Ed è proprio fino allo scioglimento della Mediterranea Servizi che il giudice di primo grado aveva collocato la partecipazione associativa di Mallamace, condannandolo a 10 anni e 8 mesi di reclusione. La Corte d’Appello ha confermato nel resto la pronuncia nei suoi confronti.

La rottura e gli 85mila euro

Poi il rapporto si sarebbe spezzato. In una conversazione del giugno 2016, Francescantonio Anello racconta che lui e Mallamace erano stati soci in un’azienda attiva nel movimento terra e dotata di diversi mezzi. Dopo gli arresti dell’operazione “Effetto Domino”, però, i rapporti si sarebbero progressivamente deteriorati. Nel febbraio 2017 è lo stesso Rocco Anello a parlarne con alcuni suoi uomini. Racconta di avere effettuato con Mallamace numerosi e importanti lavori e sostiene che, dopo il carcere, l’imprenditore avrebbe gestito male i loro affari. La separazione sarebbe stata accompagnata da una sorta di liquidazione in favore del boss pari a 85mila euro. Nel frattempo, il sistema dei boschi non si sarebbe fermato.

Le spartizioni dei tagli e i 5mila euro alla moglie del boss

Le motivazioni descrivono infatti una gestione dei tagli boschivi che negli anni avrebbe coinvolto anche altre famiglie di ’ndrangheta e diversi imprenditori. Nella zona montana di competenza degli Anello – Filadelfia, Monterosso, Capistrano, Cenadi e Polia – inizialmente sarebbe stata privilegiata l’impresa di Mallamace. Successivamente entrarono nelle turnazioni anche altri operatori. Una conversazione intercettata nell’agosto 2017 restituisce ancora una volta il ruolo attribuito a Rocco Anello anche durante la detenzione. Nicola Antonio Monteleone ricorda disposizioni impartite dal carcere in relazione a un taglio boschivo nel Comune di Monterosso Calabro. Per un’altra gara a Polia, dopo contrasti tra gli imprenditori, sarebbe stata stabilita una soluzione salomonica: il lavoro doveva essere eseguito da entrambi e 5mila euro dovevano essere consegnati alla moglie di Rocco Anello, che si trovava ancora detenuto. (g.curcio@corrierecal.it)

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