La morte del piccolo Rocco Corica a Taurianova nella faida di ’ndrangheta del 1976
Il 29 settembre Benito e il figlio di sette anni vengono sorpresi da un commando che agisce in pochi secondi e scompare nel silenzio del paese
A Taurianova, il 29 settembre 1976, il giorno si apre senza rumori particolari. È una mattina qualunque, di quelle in cui il paese sembra respirare piano, prima che la vita riparta tra botteghe, strade polverose e abitudini di sempre. Ma sotto questa calma, da anni, scorre una tensione costante: la faida tra i Raso-Versace-Avignone e i Corica attraversa il paese come una linea che nessuno vede ma tutti conoscono.
Le ragioni si perdono tra racconti mai confermati, discussioni interrotte, vecchi contratti e piccoli sgarbi che nel tempo diventano questioni di potere. Niente di nuovo per una Calabria che negli anni Settanta vive impigliata nei conflitti dei clan, dove ogni famiglia è un confine e ogni confine può trasformarsi in un bersaglio.
Benito Corica, commerciante, esce di casa presto. Guida la sua Fiat 124, e accanto a lui c’è il figlio Rocco, sette anni appena. È un bambino come tanti: silenzioso nei tragitti del mattino, curioso di ciò che vede fuori dal finestrino, abituato ai giri col padre. Davanti a loro procede una 600, guidata da Anna Maurici, che porta con sé il nipote Bruno, l’altro figlio dei Corica. Un piccolo corteo familiare, niente che possa richiamare pericoli.
Arrivati in contrada Jona, vicino al torrente, Benito rallenta e accosta. Forse deve dire qualcosa a qualcuno, forse deve controllare un dettaglio. Scende dalla macchina lasciando Rocco seduto sul sedile.
Poco distante, alcuni giovani sono appoggiati ai margini della strada. Hanno in mano delle lupare, ma indossano abiti da caccia. L’immagine non insospettisce: in una zona rurale, all’inizio dell’autunno, non sono una presenza fuori posto. Nessuno, a un primo sguardo, li leggerebbe come un pericolo.
La situazione cambia in un istante. I colpi partono senza alcun preavviso. Una scarica veloce, ripetuta. Benito non ha il tempo di reagire: crolla a terra, colpito. La Fiat 124 viene investita dal piombo e Rocco, nella sua immobilità di bambino, diventa bersaglio come fosse un adulto coinvolto nella faida. I proiettili raggiungono il volto, distruggendo ogni possibilità di riconoscere l’espressione di un bambino che non ha mai saputo di essere nel mezzo di una guerra.
In pochi secondi tutto si conclude. Gli uomini scompaiono come sono arrivati, senza lasciare traccia, senza un nome da attribuire a un fascicolo. Gli inquirenti di allora raccoglieranno il poco che possono, ma il delitto resta senza responsabili. Nessun processo, nessuna confessione, nessuna verità ufficiale. Solo due corpi a terra e una scena che il paese osserva da lontano, con quella mescolanza di paura e rassegnazione che spesso accompagna le storie di ‘ndrangheta.
La mattina continua, ma nulla è più normale. La contrada si riempie di silenzi e sguardi bassi. Le famiglie si chiudono in casa, le parole si accorciano. Si capisce subito che il bambino non verrà protetto dalla memoria: la cronaca del tempo è scarna, essenziale. Le vittime che non appartengono ai vertici delle cosche finiscono spesso nelle note laterali, e i bambini ancora di più.
Oggi, cercando il nome del piccolo Rocco Corica, si trova poco o niente. Nessun ricordo pubblico, nessuna lapide che riporti i fatti con precisione, nessun anniversario che lo riporti tra le storie note. Resta un vuoto, una traccia minima, come se la sua vita fosse durata lo spazio di un mattino e poi fosse stata assorbita dall’oblio. (f.v.)
Le storie dimenticate
- Carmelo Siciliano, vittima innocente della ‘ndrangheta nella strage del mercato di Locri
- Giovanni Ventra, il consigliere comunale di Cittanova ucciso per errore nel 1972
- Ucciso dal suo compagno di classe nel 1976: l’omicidio (per errore) di Ciccio Vinci
- Ucciso a 19 anni tra la folla: la “strage di Soriano” durante il torneo di calcetto
- Arturo Caputo, vittima innocente di ‘ndrangheta: ucciso durante la partita di Italia ’90
- Saverio Purita, soffocato e bruciato a soli 11 anni nel 1990. Un delitto ancora impunito
- Il “vendicatore dell’Aspromonte” che negli anni ‘60 provò a sterminare un’intera famiglia
- «Sergio Cosmai fu lasciato solo dalle istituzioni. Aveva contro tutta la città di Cosenza»
- L’omicidio (senza colpevoli) del direttore sportivo del Locri Stefano Carnuccio: un mistero lungo 31 anni
- La morte misteriosa del calciatore Vincenzo Cotroneo, tra ‘ndrangheta e “sgarro d’amore”
- Il dramma di Emanuele Riboli: sequestrato dalla ‘ndrangheta, ucciso e dato in pasto ai maiali
- La storia di Concetta Lemma, uccisa a 16 anni per vendetta
- Il barbaro omicidio del giovane Pino Russo. La sua “colpa”, essersi innamorato della ragazza sbagliata
- Domenico Cannata, ucciso da una bomba nel 1972 per non essersi piegato alla ‘ndrangheta
- Caterina Liberti, uccisa nel 1976 per aver infranto la “legge dell’omertà”
- L’omicidio dell’avvocato Capua e del suo autista. Un tentativo di sequestro finito in tragedia
- La faida di Seminara nata per uno schiaffo. La morte del piccolo Giuseppe Bruno al posto del papà
- Il piccolo Salvatore Feudale, ucciso nella faida di Crotone del 1973
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