Epicentro 2, si aprono i cancelli del carcere per Rocco Buda: il Riesame dispone i domiciliari
A decidere sulla sua sorte, il collegio presieduto da Daniela Randolo, che ha accolto in parte il ricorso presentato dagli avvocati Barillà e Calabrese
REGGIO CALABRIA Dopo oltre un mese trascorso dietro le sbarre, per Rocco Buda cambia la misura cautelare. Il 34enne reggino, tra i destinatari della maxi operazione antimafia “Epicentro 2” che il 14 luglio scorso aveva scosso Reggio Calabria con un imponente spiegamento di uomini della Squadra Mobile della Questura e dell’Arma dei Carabinieri, lascia il carcere per gli arresti domiciliari. A deciderlo è stato il Tribunale della Libertà di Reggio Calabria, che al termine dell’udienza del 19 agosto ha accolto, parzialmente, il ricorso presentato dalla difesa. Un’attesa lunga un mese, quella di Buda, assistito dagli avvocati Davide Barillà e Francesco Calabrese, che avevano impugnato ai sensi dell’articolo 309 del Codice di procedura penale l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip il 29 maggio scorso. A decidere sulla sua sorte, il collegio presieduto da Daniela Randolo, presidente relatore, affiancata dalle giudici a latere Cinzia Tropea e Stefania Mastroianni. Dopo la camera di consiglio, i giudici hanno stabilito di sostituire la misura in atto con quella, meno afflittiva ma pur sempre restrittiva della libertà personale, degli arresti domiciliari, da scontare nell’abitazione che lo stesso Buda indicherà al momento della scarcerazione.
I capi d’accusa
Tra i capi d’accusa contestati a Buda nell’ambito dell’inchiesta figura anche l’episodio della macelleria “Scottona” di Villa San Giovanni, ricostruito nell’ordinanza del gip Andrea Iacovelli: secondo gli inquirenti, l’indagato avrebbe minacciato il titolare dell’attività quando questi aveva preteso il pagamento di una fornitura di carne mai saldata, in un contesto che la Procura ha qualificato come tentata estorsione. La misura resta vincolata a prescrizioni precise: il divieto di allontanarsi dal luogo degli arresti senza l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria, e quello di comunicare, con qualsiasi mezzo, con persone estranee al nucleo familiare o a chi lo assiste. Il Tribunale ha inoltre disposto che, una volta scarcerato — sempre che non debba restare detenuto per altre cause — Buda possa raggiungere il luogo dei domiciliari senza scorta, percorrendo la via più breve con il mezzo più rapido, con l’obbligo di avvisare tempestivamente la Stazione dei Carabinieri competente per il territorio non appena giunto a destinazione. Restano ora da conoscere le ragioni che hanno spinto i giudici del Riesame a rivedere, almeno in parte, il quadro cautelare delineato dagli inquirenti nell’ambito dell’inchiesta “Epicentro 2”. Il collegio ha infatti riservato il deposito delle motivazioni entro il termine massimo di 45 giorni: solo allora si potrà comprendere per intero il ragionamento che ha portato all’accoglimento parziale dell’istanza difensiva. Dichiarate intanto non dovute le spese della procedura incidentale.
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