«Grande Albergo delle Fate, basta con i proclami e le collette ad effetto. La Sila ha bisogno di verità e rispetto»
Il presidente di Culturasila Chiaffredo Manno critica il “piano di salvataggio” firmato dall’avvocato Talerico: «Un’operazione confezionata con toni manageriali»
«Il dibattito estivo sul destino del Grande Albergo delle Fate a Villaggio Mancuso si arricchisce, purtroppo, di interventi mediatici che rischiano di confondere l’opinione pubblica e di speculare sull’amore viscerale che i calabresi nutrono per questo monumento storico. Mi corre l’obbligo di intervenire – non come semplice osservatore, ma come cittadino e presidente dell’associazione Culturasila che da anni, insieme a una rete di ben quattordici associazioni, presidia costantemente il territorio con iniziative concrete – per ristabilire la verità dei fatti e denunciare la grave opacità di certe operazioni “a tesi’». Lo afferma in un comunicato Chiaffredo Manno, presidente di Culturasila.
Il “piano di salvataggio”
«Negli ultimi giorni è stato diffuso un preteso “piano di salvataggio” firmato dall’avv. Antonello Talerico, corredato da proclama di azionariato popolare e inviti a donare immediatamente fondi attraverso canali di crowdfunding. Un’operazione confezionata con toni manageriali che tuttavia omette deliberatamente la verità fondamentale che blocca il recupero del bene da anni: la pendenza di un contenzioso giudiziario presso le aule di giustizia. Ciò che rende questa operazione eticamente inaccettabile e deontologicamente gravissima è un dettaglio che non può essere taciuto: l’autore di questo piano, l’avv. Antonello Talerico, conosce perfettamente ogni piega di questo contenzioso, poiché è stato il legale di fiducia di Sveva Mancuso nel giudizio di primo grado (causa la cui conclusione non favorevole ha spinto la stessa parte a revocargli il mandato per i gradi successivi). Un professionista del diritto ex Consigliere Regionale ed attualmente Consigliere Comunale che omette scientemente di informare i cittadini che l’immobile è sub iudice, e che ciononostante lancia appelli per raccogliere soldi e impegni immediati, compie un’operazione di grave scorrettezza informativa. È inaccettabile invitare i cittadini comuni a “donare” o a impegnarsi economicamente su un’operazione che sa essere giuridicamente bloccata, creando un’asimmetria di tutele tra i piccoli donatori e i grandi soci, e cavalcando mediaticamente un simbolo della Sila a cui, nei fatti, non ha mai dedicato un’ora di militanza sul campo».
«Un’apparizione estiva a effetto»
«Mentre chi vi parla, insieme a Culturasila e a tantissime associazioni locali, ha scelto la via faticosa e silenziosa del lavoro quotidiano – dialogando con l’Ente Parco, il Comune di Taverna, Regione Calabria e tenendo accesi i riflettori con iniziative culturali come il Sit-In del 6 gennaio di quest’anno – c’è chi preferisce l’apparizione estiva a effetto, utile forse a occupare gli spazi della cronaca politica ma totalmente priva di riscontri concreti con la realtà delle carte processuali. Il Grande Albergo delle Fate non si salva con le collette estive basate sul silenzio delle vere criticità legali, né trasformando un monumento nazionale in un manifesto promozionale. La Sila ha bisogno di giustizia, di trasparenza e di rispetto per chi la ama davvero ogni giorno, e non di illusioni calate dall’alto. Per finire riporto una sua espressione “Le fate, da sole, hanno già fatto la loro parte quasi un secolo fa. Adesso tocca a noi”. Io rispondo che “le fate hanno ancora molto da dire per fare ancora sognare e sperare mentre per gli avvoltoi direi che ci sono stupendi esemplari al Centro Visita Garcea. Un’altra eccellenza per Villaggio Mancuso, Località Monaco”».
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