L’Anm contro i test introdotti dal Csm: «Rischio di condizionamento»
Il plenum ha approvato la delibera per l’introduzione dei test psicoattitudinali per i magistrati
ROMA Il plenum del Csm ha approvato la delibera per l’introduzione dei test psicoattitudinali per i magistrati. La legge che li prevede è stata varata due anni fa. Al plenum di oggi sei consiglieri si sono astenuti dal voto. Una specifica commissione di docenti elaborerà i test, che dovranno poi essere approvati dal Consiglio. La prova orale del prossimo concorso si svolgerà quindi anche con i test. La delibera prevede l’individuazione delle condizioni d’inidoneità allo svolgimento delle funzioni giudiziarie con riferimento a 4 aree (area cognitiva, area emotiva, area relazionale, area etico-valoriale e area organizzativa).
«Indipendenza, imparzialità ed equilibrio sono principi cardine per un magistrato. Lo sono e devono continuare ad esserlo. L’introduzione dei test psico-attitudinali rischia invece di essere uno strumento di condizionamento nei confronti della magistratura, a partire dallo stesso momento del reclutamento». Lo dichiara la Giunta esecutiva centrale dell’Anm, sottolineando in una nota che «i magistrati sono già controllati: dalla prova di accesso all’entrata in ruolo. E ancora nel loro percorso. Per questo l’Associazione Nazionale Magistrati aveva già espresso la sua contrarietà allo strumento che era stato pensato e costruito come strumento da usare nel dibattito pubblico per attaccare la magistratura».
