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A MESSINA

Camion carichi di rifiuti gettati in mare, cinque misure cautelari – VIDEO

Ricostruito un sistema di sversamenti abusivi in otto siti non autorizzati

Pubblicato il: 13/10/2026 – 15:58
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Un sistema organizzato di smaltimento illecito di rifiuti attraverso otto siti non autorizzati, utilizzati per massimizzare i profitti delle attività imprenditoriali coinvolte. È quanto ricostruito dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina nell’ambito di un’inchiesta che ha portato all’esecuzione di cinque misure cautelari personali, coercitive e interdittive, nei confronti di altrettante persone gravemente indiziate, a vario titolo e in concorso tra loro, del reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti. A eseguire il provvedimento, emesso dal gip del Tribunale di Messina su richiesta della locale Dda, sono stati i finanzieri del Comando provinciale peloritano.

Le cinque misure cautelari

Il nuovo provvedimento rappresenta uno sviluppo dell’operazione che, lo scorso 23 settembre, aveva già portato al sequestro di tre complessi aziendali, automezzi commerciali e terreni ritenuti strumentali alla prosecuzione dell’attività illecita. Erano state inoltre sequestrate disponibilità liquide per circa 115mila euro, somma corrispondente al profitto del reato contestato agli amministratori delle società messinesi coinvolte. Contestualmente ai sequestri, ad alcuni indagati era stato notificato l’invito a comparire davanti al gip per l’interrogatorio preventivo. Dopo aver ascoltato le parti e valutato gli ulteriori elementi raccolti, il giudice ha ritenuto sussistenti il quadro gravemente indiziario e le esigenze cautelari, disponendo tre misure interdittive del divieto di esercitare attività imprenditoriali, un obbligo di firma e un obbligo di dimora nel comune di residenza. Le misure avranno una durata variabile da sei a dodici mesi, in relazione alla posizione dei singoli indagati.

Gli otto siti utilizzati per gli sversamenti

Al centro delle indagini, condotte dal Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Messina, una presunta attività sistematica di gestione e smaltimento illecito di rifiuti raccolti nel territorio provinciale. Gli investigatori hanno individuato otto siti non autorizzati nella fascia tirrenica del Messinese, distribuiti nei territori comunali di Pace del Mela, Messina e Villafranca Tirrena. Secondo la ricostruzione accusatoria, i rifiuti sarebbero stati ripetutamente sversati nei terreni individuati, in alcuni casi anche grazie alla presunta compiacenza di altri imprenditori proprietari delle aree utilizzate. Un meccanismo che, secondo gli inquirenti, avrebbe consentito agli indagati di ridurre i costi della gestione dei rifiuti e incrementare illecitamente i profitti, aggirando le procedure previste dalla normativa ambientale.

Il sistema illecito e i rischi per l’ambiente

Gli approfondimenti investigativi avrebbero fatto emergere una gestione ripetuta, metodica e organizzata dei rifiuti, con il coinvolgimento di più soggetti e l’utilizzo di strutture aziendali e mezzi commerciali. Secondo l’ipotesi della Dda, il sistema sarebbe stato finalizzato alla massimizzazione dei guadagni, senza considerare le possibili conseguenze dannose per l’ambiente derivanti dagli sversamenti nelle aree non autorizzate. È proprio la natura organizzata e sistematica delle condotte contestate ad aver portato gli investigatori a ipotizzare il reato previsto dall’articolo 452-quaterdecies del Codice penale, relativo alle attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti. L’inchiesta si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna. Le misure cautelari disposte dal gip potranno inoltre essere impugnate nelle sedi giudiziarie competenti. (redazione@corrierecal.it)

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