Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 11:23
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 5 minuti
Cambia colore:
 

LA SENTENZA

Macellazione senza controlli sanitari, sette condanne e numerose assoluzioni nel processo «Fox» – NOMI

La pena più alta è di due anni e quattro mesi. Assolti anche Francesco Chiarello e Antonio Marasco. Il difensore: «Restituita dignità ai miei assistiti»

Pubblicato il: 17/10/2026 – 10:35
di Gi. Cu.
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo

CROTONE Sette condanne, numerose assoluzioni e diversi capi d’imputazione per i quali è stato dichiarato il non doversi procedere. A quasi sei anni dall’operazione «Fox», l’inchiesta sulla presunta macellazione irregolare di animali e sui controlli sanitari nella filiera delle carni nel Crotonese, arriva la sentenza di primo grado. Il Tribunale collegiale di Crotone, presieduto dal giudice Alfonso Scibona, ha pronunciato il verdetto venerdì 16 ottobre nei confronti dei 23 imputati coinvolti nel procedimento. L’esito del processo restituisce un quadro articolato rispetto alle contestazioni originarie, che nel dicembre 2020 avevano portato a otto misure cautelari, coinvolgendo anche alcuni veterinari dell’Asp di Crotone. La pena più elevata è di due anni e quattro mesi di reclusione, mentre per numerosi imputati sono arrivate assoluzioni dalle accuse contestate.

Le sette condanne: tutti i nomi

Il collegio giudicante ha riconosciuto la responsabilità di sette imputati per alcuni dei reati loro contestati, disponendo le seguenti pene:

  • Salvatore Quattromani: 2 anni e 4 mesi di reclusione e 1.600 euro di multa.
  • Salvatore Gentile: 1 anno e 11 mesi di reclusione.
  • Gianfranco Schipani: 1 anno e 9 mesi di reclusione.
  • Salvatore Tesoriere: 1 anno e 4 mesi di reclusione e 400 euro di multa.
  • Francesco Caparra: 9 mesi e 10 giorni di reclusione.
  • Serafina Frustaci: 9 mesi e 10 giorni di reclusione.
  • Michele Berardi: 4 mesi di reclusione e 140 euro di multa.

Per cinque dei condannati, Gentile, Schipani, Caparra, Frustaci e Berardi, è stata disposta la sospensione condizionale della pena. Il dispositivo non contiene ancora le motivazioni della decisione, per il cui deposito il Tribunale ha indicato un termine di 90 giorni. Le responsabilità riconosciute riguardano specifici capi d’imputazione e non possono essere automaticamente estese all’intero quadro accusatorio iniziale. La sentenza è di primo grado e non definitiva.

Le assoluzioni e i proscioglimenti

Particolarmente significativo è il capitolo delle assoluzioni. Tra gli imputati per i quali non sono state pronunciate condanne figurano Francesco Chiarello e Antonio Marasco, due dei veterinari coinvolti nell’inchiesta originaria. Per Chiarello il dispositivo prevede l’assoluzione da numerosi capi d’imputazione e, per altre due contestazioni, il non doversi procedere perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato. Anche Marasco è stato assolto dalle accuse esaminate dal collegio. Le decisioni favorevoli hanno riguardato numerose altre posizioni processuali. Il Tribunale ha pronunciato assoluzioni con formule differenti, tra cui «perché il fatto non sussiste» e «per non aver commesso il fatto». Per alcuni capi contestati ad altri imputati è stato inoltre dichiarato il non doversi procedere in conseguenza del venir meno della rilevanza penale delle condotte contestate. Nei confronti di Mario Piscitelli, invece, è stato dichiarato il non doversi procedere per intervenuto decesso dell’imputato.

L’inchiesta «Fox»: il blitz del dicembre 2020

L’operazione «Fox» era scattata il 3 dicembre 2020, quando oltre cento carabinieri del Gruppo Tutela Salute di Napoli e dei Comandi provinciali di Crotone, Cosenza e Reggio Calabria avevano eseguito un’ordinanza cautelare emessa dal gip del Tribunale di Crotone su richiesta della Procura. L’indagine, condotta dal Nas di Cosenza, aveva preso le mosse nel 2019 da una segnalazione interna al servizio veterinario e si era concentrata sulla filiera delle carni bovine, suine e ovicaprine. Al centro degli accertamenti erano finite presunte irregolarità nella gestione degli animali destinati alla macellazione, nei controlli sanitari e nella documentazione necessaria a garantirne la tracciabilità. Secondo la ricostruzione investigativa dell’epoca, alcuni veterinari avrebbero attestato controlli sanitari mai effettuati, alterato prelievi di sangue e favorito l’utilizzo irregolare di marche auricolari identificative degli animali, anche attraverso interventi sull’Anagrafe zootecnica informatizzata. Gli investigatori ipotizzavano inoltre che numerosi capi fossero stati macellati senza le necessarie verifiche sanitarie, con la successiva commercializzazione delle carni. Le contestazioni iniziali comprendevano, a vario titolo, falsità ideologica, accesso abusivo a sistemi informatici, abuso d’ufficio, omissione di atti d’ufficio, ricettazione, contraffazione e commercio di sostanze alimentari nocive, oltre a ipotesi relative alla diffusione di malattie infettive animali. Si tratta delle accuse formulate nella fase iniziale dell’inchiesta, il cui esito deve ora essere letto alla luce delle assoluzioni, dei proscioglimenti e delle condanne pronunciate dal Tribunale. Come raccontato all’epoca dal Corriere della Calabria, il blitz aveva interessato sei veterinari dell’Asp di Crotone e due gestori di uno stabilimento di macellazione di Strongoli, con il sequestro di strutture e allevamenti per un valore superiore a un milione di euro. Erano state inoltre disposte perquisizioni in 18 allevamenti nelle province di Crotone, Cosenza e Reggio Calabria. A distanza di quasi sei anni, la pronuncia del Tribunale segna dunque una tappa fondamentale nella vicenda giudiziaria, ridimensionando attraverso le numerose assoluzioni una parte delle contestazioni iniziali, pur confermando responsabilità penali per sette degli imputati.

La soddisfazione della difesa: «Restituite dignità e serenità»

Sull’esito del processo è intervenuto l’avvocato Vittorio Gangale, difensore di fiducia dei dottori Francesco Chiarello e Antonio Marasco, esprimendo soddisfazione per la decisione del Tribunale. «La sentenza di assoluzione rappresenta motivo di profonda soddisfazione, umana e professionale», sottolinea il legale, che aggiunge: «I miei assistiti, professionisti seri e stimati, erano chiamati a difendersi da accuse gravi e da una pluralità di capi di imputazione. L’esito del giudizio restituisce loro dignità, serenità e la possibilità di guardare al futuro con rinnovata fiducia». «Da difensore di fiducia – prosegue Gangale – esprimo grande soddisfazione per una decisione c he riconosce le ragioni della difesa e sancisce un risultato di fondamentale importanza per i miei assistiti, non soltanto sul piano giudiziario, ma anche su quello personale e professionale». Il legale richiama infine il valore delle garanzie processuali: «L’assoluzione costituisce un momento di particolare significato, perché riafferma il valore delle garanzie processuali e la centralità di un giudizio fondato sulle prove, nel rispetto dei principi di giustizia e del diritto di ogni persona a vedere riconosciuta la propria posizione». E conclude: «Oggi prevalgono la soddisfazione per l’esito del processo e la consapevolezza che la dignità personale e professionale merita sempre di essere tutelata e rispettata».

Argomenti
Categorie collegate

x

x