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IL BLITZ

La rete dei 400 chili di hashish tra auto a doppio fondo e paghe da 8mila euro

Operazione della Polizia coordinata dalla DDA di Roma

Pubblicato il: 17/10/2026 – 10:42
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Auto modificate con doppi fondi, corrieri incaricati delle consegne, depositi disseminati nei quartieri della Capitale e compensi che, per alcuni componenti dell’organizzazione, arrivavano fino a 8mila euro al mese. È il sistema ricostruito dalla Polizia di Stato nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, culminata questa mattina nell’esecuzione di otto misure cautelari nei confronti dei presunti appartenenti a una rete criminale specializzata nel traffico di stupefacenti. Un’organizzazione che, secondo gli investigatori, dalla Capitale riforniva le piazze di spaccio del Centro Italia, servendo una clientela composta da pusher attivi nel Lazio e in altre regioni. In appena sei mesi sarebbe stata documentata la movimentazione di oltre 400 chili di hashish e circa un chilo di cocaina, per un valore commerciale stimato superiore ai 350mila euro. Complessivamente sono 22 le persone coinvolte nell’indagine, mentre durante le perquisizioni sono stati sequestrati circa 187mila euro in contanti.

Dai tre capi ai corrieri: la struttura dell’organizzazione

L’inchiesta, condotta dalla squadra di polizia giudiziaria del XIV Distretto Primavalle e coordinata nella fase esecutiva dalla Squadra mobile, era partita nel 2022. A dare il primo impulso agli accertamenti era stato un carico di 50 chili di hashish custodito a Bracciano e destinato all’Abruzzo. Un episodio che aveva consentito agli investigatori di cominciare a ricostruire la struttura e i collegamenti del gruppo. Secondo l’ipotesi accusatoria, l’organizzazione seguiva un modello piramidale. Al vertice si trovavano tre presunti capi, ai quali facevano riferimento altri otto giovani incaricati della gestione dei depositi. Per questi ultimi era prevista una retribuzione mensile di circa 8mila euro. Alla base della struttura operavano invece corrieri, anche occasionali, incaricati di trasportare lo stupefacente nelle diverse piazze di spaccio. I loro compensi oscillavano tra 500 e 800 euro, in relazione alle distanze da percorrere. Le basi logistiche erano distribuite in diversi quartieri romani, tra Aurelio, Tuscolano, Pineta Sacchetti e Boccea. In una circostanza gli investigatori hanno documentato persino l’utilizzo di un bungalow preso in affitto all’interno di un campeggio, trasformato in deposito temporaneo.

Le auto a doppio fondo e le staffette per evitare la polizia

Particolarmente articolato era il sistema utilizzato per trasportare la droga. L’organizzazione disponeva di due utilitarie modificate con vani nascosti, accessibili soltanto attraverso una precisa combinazione dei comandi presenti nell’abitacolo. I doppi fondi potevano contenere tra gli otto e i dieci chili di hashish e venivano utilizzati anche per nascondere il denaro incassato dalle consegne. Durante gli spostamenti, i corrieri erano accompagnati da una seconda automobile, apparentemente estranea al trasporto. Quest’ultima svolgeva una duplice funzione: segnalare l’eventuale presenza delle forze dell’ordine e attirare su di sé l’attenzione in caso di controlli. Non solo. I componenti del gruppo utilizzavano anche un’applicazione di navigazione per condividere in tempo reale la posizione delle pattuglie, sfruttando le segnalazioni degli altri utenti. Le consegne venivano organizzate prevalentemente nelle ore diurne, ritenute meno rischiose per sfuggire ai controlli.

Le chat, il catalogo della droga e le consegne anche nei weekend

Un altro elemento emerso dalle indagini riguarda le modalità di comunicazione. I tre presunti vertici utilizzavano un’applicazione di messaggistica poco conosciuta per gestire i rapporti interni, mentre le trattative con gli acquirenti si svolgevano sulle piattaforme più diffuse. A coordinare le conversazioni con la clientela sarebbe stato uno dei capi, che utilizzava un soprannome in inglese per conferire una sorta di riconoscibilità commerciale alla droga proposta. L’organizzazione, secondo gli investigatori, puntava soprattutto sull’hashish, acquistato sul mercato europeo a prezzi contenuti e rivenduto in diverse varianti. Nel catalogo figurava anche la cocaina, sebbene in quantitativi più limitati. Il sistema delle consegne era organizzato per garantire continuità anche nei fine settimana, quando aumentavano le richieste. Persino l’arresto di uno dei corrieri non avrebbe compromesso il servizio, grazie alla disponibilità di altri soggetti pronti a sostituirlo.

Ventidue indagati e 187mila euro sequestrati

Il quadro investigativo ricostruito dalla Polizia di Stato è confluito nell’ordinanza cautelare emessa dal gip del Tribunale di Roma, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla DDA capitolina. Tra i destinatari dei provvedimenti figurano anche i tre presunti vertici dell’organizzazione. Nel corso delle operazioni è stato inoltre trovato 1,3 chili di hashish nella disponibilità di un indagato inizialmente destinatario degli arresti domiciliari, circostanza che ha determinato un aggravamento della misura. Le perquisizioni eseguite questa mattina hanno consentito agli agenti di recuperare circa 187mila euro in contanti. Per gli indagati l’ipotesi di reato è quella di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e per tutte le persone coinvolte vale il principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva. (redazione@corrierecal.it)

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