Parlamento europeo, approvata la relazione Nesci sull’Agenda Ue per le città
Il documento prevede maggiore attenzione ai piccoli Comuni e al ruolo dei sindaci
ROMA Il Parlamento europeo ha approvato in seduta plenaria la relazione sulla politica di coesione e l’attuazione dell’Agenda dell’Unione europea per le città, di cui è relatore l’eurodeputato calabrese di Fratelli d’Italia e del gruppo ECR, Denis Nesci. Dopo il voto unanime ottenuto nelle scorse settimane in Commissione per lo Sviluppo regionale (REGI), il documento ha ricevuto il via libera dell’Assemblea di Strasburgo, definendo importanti indirizzi per il futuro delle politiche europee dedicate ai Comuni e ai territori. «È un risultato importante, frutto di un lavoro che ho voluto costruire partendo dalle esigenze concrete delle nostre comunità, soprattutto di quelle più piccole. L’Europa non può essere pensata soltanto per le grandi metropoli. Esiste un’Europa fatta di borghi, aree interne, territori montani e periferici, che custodiscono identità, tradizioni e straordinarie potenzialità. Realtà che meritano la stessa attenzione e le stesse opportunità delle grandi città», dichiara Nesci. Uno dei pilastri centrali della relazione è il “Right to Stay”, il diritto a restare, principio sul quale l’eurodeputato ha concentrato una parte significativa del proprio lavoro parlamentare, portando al centro del dibattito europeo il contrasto allo spopolamento e la necessità di garantire nuove prospettive ai giovani e alle famiglie: «Il diritto a restare deve diventare un principio concreto delle politiche europee. Dobbiamo creare le condizioni affinché ciascuno possa scegliere liberamente dove vivere, lavorare, fare impresa e costruire una famiglia. Partire deve essere una scelta, non una condanna».
Particolare attenzione è stata riservata al ruolo dei Sindaci e degli amministratori locali, soprattutto di quei piccolissimi Comuni che rappresentano un presidio istituzionale insostituibile, pur dovendo affrontare quotidianamente carenze di personale, difficoltà finanziarie e complessità burocratiche: «Voglio dedicare questo risultato a loro che ogni giorno, spesso con risorse limitatissime, tengono vive le proprie comunità. Un Comune di poche centinaia di abitanti non può avere meno dignità istituzionale di una grande città. Non possiamo chiedere ai Sindaci di contrastare lo spopolamento e garantire servizi essenziali senza fornire loro strumenti adeguati: per questo abbiamo proposto uno Sportello Europeo per i Comuni, che offra assistenza tecnica e supporto alla progettazione, semplificando l’accesso alle risorse europee. Devono diventare protagonisti delle politiche europee, non semplici destinatari di decisioni prese altrove».
La relazione affronta inoltre temi fondamentali come l’accesso alla casa, la sicurezza urbana, la mobilità, i servizi essenziali, il sostegno alle imprese e l’innovazione, chiedendo che nel prossimo Quadro finanziario pluriennale siano garantite risorse adeguate e un maggiore coinvolgimento delle amministrazioni locali: «Penso soprattutto alla Calabria, al Mezzogiorno e ai nostri territori più fragili, dove lo spopolamento rischia di compromettere il futuro di intere comunità. Ho voluto portare a Bruxelles e Strasburgo la voce di quei Sindaci che conoscono direttamente questi problemi e continuano a impegnarsi per dare una prospettiva ai propri cittadini. La politica di coesione deve servire proprio a questo: ridurre le disuguaglianze territoriali e garantire pari opportunità indipendentemente dal luogo in cui si nasce».
Con l’approvazione della relazione, il Parlamento europeo definisce la propria posizione politica, aprendo una nuova fase di confronto con la Commissione europea per tradurre gli indirizzi approvati in iniziative concrete: «Il nostro lavoro non finisce con questo voto. Continuerò a impegnarmi affinché il diritto a restare trovi spazio nelle future politiche europee e affinché i Sindaci, anche dei Comuni più piccoli, abbiano strumenti e risorse per sostenere le proprie comunità. Perché un’Europa davvero unita non è quella che concentra opportunità soltanto nelle grandi città, ma quella che permette anche al più piccolo dei nostri borghi di continuare a vivere, crescere e guardare al futuro», conclude Nesci.
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