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LA VICENDA

Facciolla, inammissibile il ricorso sul falso. Resta aperto il nodo della conferma a Castrovillari

Nuovo pronunciamento favorevole all’ex procuratore. L’assoluzione per corruzione era già definitiva. Sullo sfondo la delibera del Csm annullata dal Consiglio di Stato

Pubblicato il: 27/10/2026 – 18:30
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CASTROVILLARI Una delibera del Consiglio superiore della magistratura annullata dai giudici amministrativi e un procedimento penale nel quale viene meno anche l’impugnazione dell’accusa sull’ultima contestazione rimasta. La vicenda giudiziaria di Eugenio Facciolla, già procuratore della Repubblica di Castrovillari, registra un nuovo passaggio destinato a incidere sul quadro complessivo della sua posizione. Il Tribunale collegiale di Salerno, presieduto da Ubaldo Perrotta, ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Procura contro l’assoluzione del magistrato dall’accusa di falso. Una decisione che interviene a oltre un anno dalla sentenza del 18 luglio 2025, quando i giudici salernitani avevano assolto Facciolla dalle contestazioni di corruzione e falso. Sul primo reato la pronuncia era già diventata definitiva, non essendo stata impugnata dall’accusa. Restava invece aperta la questione relativa al falso, sulla quale è intervenuta la nuova decisione.

La vicenda penale e le accuse cadute

L’inchiesta aveva preso forma attorno ad alcune vicende risalenti al periodo in cui Facciolla dirigeva la Procura di Castrovillari. Una parte delle contestazioni riguardava gli incarichi per servizi di intercettazione affidati alla Stm srl, società riconducibile all’agente della Polizia stradale Vito Tignanelli e alla moglie Marisa Aquino. Secondo l’originaria prospettazione accusatoria, quegli affidamenti sarebbero stati accompagnati dalla concessione di alcune utilità al magistrato, tra cui una scheda telefonica e un impianto di videosorveglianza. Il Tribunale di Salerno aveva escluso la responsabilità penale degli imputati per corruzione, pronunciando l’assoluzione anche nei confronti di Tignanelli e Aquino. Diverso il contesto dal quale era scaturita l’ipotesi di falso, collegata ad atti di polizia giudiziaria e ad accertamenti che avevano interessato anche il maresciallo dei carabinieri forestali Carmine Greco, nell’ambito di una vicenda investigativa intrecciata con l’inchiesta «Stige». Facciolla era stato assolto anche da questa contestazione. L’impugnazione della Procura di Salerno, ora dichiarata inammissibile, riguardava proprio tale parte della sentenza.

La decisione del Consiglio di Stato e il ruolo del Csm

Il pronunciamento assume particolare rilevanza se letto accanto alla vicenda relativa alla mancata conferma di Facciolla nell’incarico direttivo di procuratore di Castrovillari. Come già ricostruito dal Corriere della Calabria, il 24 agosto 2026 il Consiglio di Stato aveva confermato l’annullamento della delibera adottata dal Csm il 7 febbraio 2024, con cui era stata negata al magistrato la conferma alla guida dell’ufficio giudiziario. La valutazione negativa dell’organo di autogoverno si fondava su una ritenuta carenza delle condizioni di indipendenza ed equilibrio necessarie allo svolgimento delle funzioni direttive. Due erano gli aspetti richiamati: una vicenda relativa a un’annotazione di polizia giudiziaria, considerata falsa o comunque anomala, e una presunta attività volta a screditare alcuni magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Il Consiglio di Stato aveva individuato un limite preciso all’autonomia delle valutazioni del Csm. Pur potendo esprimere giudizi sulla professionalità e sull’idoneità dei magistrati indipendenti dagli esiti dei procedimenti penali e disciplinari, l’organo di autogoverno non può fondare le proprie determinazioni su fatti la cui esistenza sia stata smentita nelle sedi competenti. Una distinzione determinante per comprendere gli sviluppi della vicenda.

Cosa succede adesso

La nuova decisione di Salerno aggiunge un ulteriore elemento a un quadro già modificato dalla pronuncia dei giudici amministrativi. L’annullamento della delibera del Csm, tuttavia, non comporta automaticamente il reintegro di Facciolla nell’incarico direttivo. Spetta all’organo di autogoverno adottare le determinazioni conseguenti alla sentenza del Consiglio di Stato, tenendo conto dei principi fissati dai giudici. Il Csm aveva già avviato la pratica relativa alla vicenda dopo il pronunciamento dello scorso agosto. È dunque su questo versante che resta aperta la questione istituzionale: non più soltanto gli esiti delle contestazioni penali, ma le conseguenze che le decisioni giudiziarie e amministrative producono sulla valutazione della posizione professionale del magistrato.

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