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la profezia avverata

L’omicidio Lopardo, il presagio di Silvana Sibarelli tre anni prima dell’agguato mortale a Lattughelle

Il delitto compiuto a Cassano allo Ionio, pochi giorni fa, assume particolare rilevanza in relazione all’odierna inchiesta

Pubblicato il: 28/10/2026 – 11:57
di Fabio Benincasa
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CORIGLIANO ROSSANO Dall’agguato compiuto venerdì scorso all’inchiesta odierna della Dda di Catanzaro denominata “Ginestra“: Damiano Pepe detto “Tripolino” e la compagna convivente Silvana Sibarelli sono tra i soggetti destinatari dell’ordinanza cautelare emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 41 indagati. Pepe è riuscito a sfuggire ai colpi dei killer, si trova ricoverato all’ospedale Annunziata di Cosenza e non è in pericolo di vita, la compagna – invece – è morta sul colpo e sul suo corpo domani sarà effettuata l’autopsia.

Pepe, la carriera criminale

Nelle carte dell’inchiesta “Ginestra“, gli investigatori ricostruiscono il curriculum criminale di Damiano Pepe, dalla condanna definitiva a sette anni di reclusione per associazione mafiosa, relativa al processo “Sybaris”, alla lunga detenzione – dal 1998 al 2016 – perché ritenuto colpevole dell’omicidio di Luigi Lanzillotta, ucciso a Corigliano nel 1993. Un delitto che segna il passaggio di Pepe dal gruppo Cirillo a quello di Santo Carelli, dando il proprio contributo nello scontro armato tra le due fazioni e nello spostamento del locale da Sibari a Corigliano Calabro. A rinsaldare il rapporto tra Pepe e gli Zingari sarà poi la relazione tra Nicola Abbruzzese detto “Semiasse” e la figlia Finizia Pepe.
Quella di Damiano Pepe è una storia criminale caratterizzata da fitta rete di conoscenze, incontri, rapporti personali e interessi economici che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe continuato a a gestire anche dopo la scarcerazione. Il quartier generale è la villa in contrada Lattughelle, teatro dell’agguato compiuto nei giorni scorsi da un commando di killer ancora ignoti, ma in passato luogo di incontro con diversi esponenti della mala come Rocco Azzaro: coinvolto in una serie di inchieste su alcuni omicidi compiuti nella Sibaritide. C’è una conversazione datata 13 aprile 2023 ritenuta particolarmente rilevante, anche in relazione ai recenti fatti di sangue compiuti nella provincia bruzia. Pepe, Azzaro e Vincenzo Sibarella detto “Mario” discutono della possibile collaborazione di Ciro Nigro con la giustizia (poi divenuta ufficiale).
Pepe è riconosciuto universalmente come «vera e propria autorità», a cui fare riferimento per «risolvere controversie di carattere privato, mantenere il posto di lavoro o, più semplicemente, per mostrargli solidarietà e riverenza in occasione di un lutto familiare».

Il ruolo di Silvana Sibarelli e Vincenzo Sibarella

Nella ricostruzione investigativa sfociata nell’inchiesta denominata “Ginestra” compare anche Silvana Sibarelli, compagna convivente di Pepe Damiano, deceduta a seguito dell’agguato compiuto il 23 ottobre 2026. La donna – come emerge dall’inchiesta – avrebbe ricevuto somme di denaro provenienti da attività ritenute illecite e sarebbe stata informata di vicende riguardanti la vita del gruppo. L’accusa attribuisce alla donna anche il ruolo di collante tra Pepe e le altre articolazioni del gruppo, sostenendo che fosse al corrente di alcune questioni interne al sodalizio. Elementi richiamati per sostenere l’ipotesi della sua partecipazione all’associazione.
Altra figura che torna spesso nelle ricostruzioni della Dda quando si fa riferimento alla caratura criminale di Damiano Pepe, è quella di Vincenzo Sibarella. Che occupa una posizione centrale nella ricostruzione accusatoria. Gli atti lo descrivono come un uomo di massima fiducia di Pepe, al quale sarebbe stato affidato il compito di fungere da collegamento tra il presunto vertice e gli altri componenti del gruppo. Il suo ruolo però non si sarebbe limitato alla guida dell’auto sulla quale Pepe si spostava frequentemente. Secondo gli investigatori, Sibarella avrebbe ricevuto e trasmesso messaggi, raccolto richieste e facilitato i contatti con il capo. Tra gli elementi richiamati figura una conversazione del 23 marzo 2023, nella quale Pepe avrebbe consegnato a Sibarella il suo «stipendio».

Pepe e Sibarelli, cosa è successo prima dell’agguato

Quanto accaduto in contrada Lattughelle, pochi giorni fa, assume particolare rilevanza in relazione all’odierna inchiesta. Nell’ordinanza a firma del pm della Dda Fabiana Giacchetti, viene ricostruita la storia della coppia prima del recentissimo agguato.
Damiano Pepe è descritto come un tipo assai attento, non possiede un telefono personale e ricorre spesso allo smartphone della compagna Silvana Sibarelli, ma sempre e solo per comunicazioni non attinenti all’attività criminale. L’equilibrio stabile dei coniugi viene stravolto dall’omicidio di Antonella Lopardo (ne abbiamo parlato qui), uccisa il 2 maggio del 2023 a Sibari. La donna si trovava all’interno della sua abitazione, in contrada Cicchitonno, insieme al marito Salvatore Maritato. Mentre i coniugi stavano cenando, qualcuno bussava alla porta d’ingresso, Lopardo si avvicina alla finestra per guardare all’esterno, ma viene raggiunta da una raffica di colpi di arma da fuoco, che non le danno scampo. I 24 proiettili calibro 7,62 e 14 colpi calibro 9 Luger raggiungono il torace, il volto e gli arti superiori. Un delitto brutale, ma tutti gli indizi portano gli investigatori ad ipotizzare, sin dal primo momento, che il vero bersaglio dei killer fosse Maritato, noto per i suoi trascorsi giudiziari. L’omicidio è oggetto di conversazione tra Pepe e la compagna, che nell’occasione manifesta preoccupazioni per le sorti del suo compagno e, alla luce di quanto accaduto appena due giorni prima, anche delle proprie. Quel presagio assumerà i contorni della profezia. Ai timori manifestati da Sibarelli, arrivano puntuali le rassicurazioni: la villa dei coniugi è circondata da alte mura, si accede tramite due cancelli ed è dotata di un sistema di videosorveglianza. Tutti accorgimenti che non consentiranno di evitare la condanna a morte della donna, eseguita senza appello. (f.benincasa@corrierecal.it)


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