«Se si spegne un forno, si spegne una luce». Domenica serrande abbassate per i panifici reggini
Il presidente di Assipan Confcommercio, Nino Laurendi: «Meglio chiudere un giorno che pesare sulle famiglie»
REGGIO CALABRIA Domani, domenica, le serrande dei panifici di Reggio Calabria resteranno abbassate. Una denuncia forte, quella dei panificatori, che dicono di non farcela più a lavorare e a sostenere i costi. La decisione è dell’assemblea di Assipan Confcommercio, presa due giorni fa e pensata come esperimento per qualche settimana. “Vogliamo dare un segnale al governo centrale, a quello regionale e a chi governa Reggio Calabria”, spiega a Corriere della Calabria Nino Laurendi, presidente provinciale di Assipan Confcommercio e consigliere nazionale dell’associazione. “Fermare una giornata di lavoro vuol dire un risparmio sicuro e certo”. Non tutti riusciranno a fermarsi subito. Qualcuno chiuderà il lunedì o il mercoledì, in attesa di organizzarsi. Ma nel centro città, assicura Laurendi, “i forni chiusi saranno quasi tutti”. L’iniziativa è nata a Reggio. Dietro la serrata, la paura di sparire. “I forni artigiani reggini stanno rischiando di chiudere. Non è crisi, è sopravvivenza”, dice il presidente. “Il pane a Reggio non è un prodotto industriale. È lavoro che inizia alle 3 di notte, è il profumo del quartiere, è l’ultimo presidio artigiano che tiene aperte le strade. Se chiude un forno, non chiude solo un’attività: si spegne una luce nel quartiere. Si spegne un imprenditore, si spengono le famiglie che vivono con noi”. Si comincia di notte, “ma a fine mese i conti sono sempre in rosso”.

I conti, appunto. La farina, racconta Laurendi, da metà settembre è aumentata di 10 euro al quintale ed è arrivata quasi a 60. “Al nord la stessa farina costa 35 euro, da noi 60, per i trasporti”. Rincari anche per carta, plastica e lievito. Luce, gas e gasolio “si sono raddoppiati”: una bolletta di 3.500 euro è salita a quasi 6.000 al mese solo per accendere e mantenere un forno. E se un tempo i fornitori concedevano 30, 60, 90 giorni, oggi la farina la vogliono pagata quasi allo scarico, mentre la grande distribuzione impone resi e pagamenti a 90 giorni. “Così non si va avanti”, dice. Alla base c’è anche il grano. In Italia non ne basta più e il rifornimento dall’Est, soprattutto dall’Ucraina, è ostacolato da una guerra che dura da quattro anni. Alla Borsa di Bologna, riferisce Laurendi, “in questi giorni ci sono stati incrementi importanti sui prezzi”.
Il prezzo del pane non si tocca
Eppure, per i panificatori reggini, sul prezzo del pane non si interviene. “Non vogliamo pesare sulle famiglie che stanno attraversando un momento difficile, come lo stiamo attraversando noi. Meglio chiudere un giorno e risparmiare, che fare un aumento. Perché quando un prezzo sale, poi non si torna più indietro”. A tenere duro sono anche aziende di terza e quarta generazione, ma “a lungo andare il pozzo si prosciuga”, avverte Laurendi. “I risparmi si stanno rimettendo in gioco, le banche bussano ogni giorno”. Le richieste, raccolte in un documento di quasi dieci punti, sono chiare. Un tavolo sulla filiera, con trasparenza sull’origine del grano, “quello estero spacciato per italiano”, e controlli sulle speculazioni nei trasporti. Una legge che tuteli il pane fresco artigianale da quello precotto surgelato. Un credito d’imposta sull’energia. Ai cittadini, invece, si chiede di prenotare il pane presso il proprio forno: “Così lavoriamo sul sicuro, senza sprechi e rimanenze”.
Gli incontri istituzionali
Il calendario è già fitto. Lunedì alle 15 incontro con l’assessore comunale alle Attività produttive Filomena Iatì, poi il confronto con il comandante della polizia municipale, Salvatore Zucco, per rafforzare i controlli sull’abusivismo, soprattutto nei giorni di chiusura. In vista un nuovo faccia a faccia con il prefetto. L’8 novembre la vertenza arriverà a Roma, nella sede nazionale di Confcommercio, davanti ai ministri già contattati. “Noi vogliamo restare accesi”, chiude Laurendi. “Vogliamo continuare a fare il pane per Reggio, ma abbiamo bisogno di farlo con più tranquillità e con meno spese”. (p.suraci@corrierecal.it)
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