Scambio elettorale, il gip ridimensiona le accuse a Lucisano. Dubbi sulla «consapevolezza della caratura criminale di Mingrone»
La gip di Catanzaro rileva un «vulnus» nel quadro investigativo e nella ricostruzione della procura
CORIGLIANO ROSSANO La rivisitazione del quadro indiziario muove dalla dichiarazione di Pietro Lucisano «volta a sconfessare la sua consapevolezza quanto alla caratura criminale di Mingrone». E’ da questo assunto che muove la decisione della giudice per le indagini di Catanzaro, Fabiana Giacchetti, di revocare la misura cautelare a due degli indagati coinvolti nell’inchiesta della Dda denominata “Ginestra“, che ha scatenato un terremoto giudiziario nella Sibaritide.
Lucisano, consigliere comunale d’opposizione poi dimessosi a seguito del blitz, aveva appuntato una stima dei voti che avrebbe potuto conseguire nel corso delle elezioni – oggetto appunto di sequestro in fase di esecuzione della misura cautelare – accanto a vari nominativi compare anche quello di Antonio Mingrone «sotto le tre voci “base-medio-max”, le quali verosimilmente corrispondono ad una valutazione media dei voti che ciascuno dei soggetti indicati nel registro poteva portare al candidato, appunto tra un minimo ed un massimo». Il gip, pone in dubbio la tesi della Procura che vede, nell’accordo raggiunto, la volontà Lucisano di avvicinare un soggetto appartenente ad ambienti ‘ndranghetistici capaci di garantirgli (almeno in astratto) un consistente bacino di voti, grazie alla forza di intimidazione di cui gode.
Così come motivato nella decisione della revoca della misura cautelare disposta nei confronti di Curia, Stasi e Matalone, il gip ritiene sussistente l’esistanza di un «vulnus all’interno delle indagini, ponendo un dubbio sulla correttezza dell’impostazione accusatoria».
Il presunto scambio
Pietro Lucisano e Antonio Mingrone, al netto della decisione del gip sulla misura cautelare, restano indagati per una presunta vicenda di scambio elettorale politico-mafioso in relazione alle elezioni amministrative dell’8 e 9 giugno 2024 a Corigliano Rossano. Il provvedimento riferito ai due indagati riguarda il capo 8 della richiesta cautelare della Procura di Catanzaro, nel quale viene contestato, in concorso, lo scambio elettorale politico-mafioso. L’accusa, da quanto emerso, avrebbe documentato un accordo tra Lucisano e Mingrone: da una parte la promessa di aiutarlo nella ricerca di un lavoro, dall’altra la disponibilità a procurare voti in occasione della competizione elettorale. Nel corso dell’interrogatorio, Lucisano ha contestato di essere stato consapevole della caratura criminale dell’altro indagato. (f.benincasa@corrierecal.it)
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