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'NDRINE A SAN LORENZO | I lidi nelle mani del clan

SAN LORENZO Il clan Paviglianiti non aveva solo i tecnici del Comune a libro paga, ma anche gli uomini della Capitaneria di porto del Demanio, grazie ai quali ha potuto per anni ignorare vincoli pa…

Pubblicato il: 18/12/2014 – 15:25
'NDRINE A SAN LORENZO | I lidi nelle mani del clan

SAN LORENZO Il clan Paviglianiti non aveva solo i tecnici del Comune a libro paga, ma anche gli uomini della Capitaneria di porto del Demanio, grazie ai quali ha potuto per anni ignorare vincoli paesaggistici e ambientali e letteralmente cementificare parte della costa. La vicenda ruota attorno al noto stabilimento balneare La Cubana, formalmente di proprietà di Luca Bruno Cannizzaro, indicato come uno dei vertici del sodalizio, ma riconducibile realmente al cognato Settimo Paviglianiti, definito dagli inquirenti uno dei boss. Nel 2010, anche alla Cubana – all’epoca in costruzione – arrivano i controlli. Per legge, in spiaggia non possono né devono esserci strutture fisse e qualsiasi costruzione deve essere rimovibile a fine stagione.

Regole applicate con precisione a tutti i gestori, tranne a quelli legati ai Paviglianiti, che avrebbero potuto costruire un lido su piattaforme in cemento. Il clan sapeva di poter contare sulla miopia – indotta – delle istituzioni locali. Il tecnico mandato a fare per il sopralluogo, l’architetto Carmelo Borrello, altri non era il progettista contrattato dal clan per la progettazione del lido, dunque difficilmente avrebbe potuto muovere appunto alcuno a se stesso. Per la capitaneria, obbligata a presenziare al sopralluogo, la soluzione trovata da Cannizzaro per conto del clan, sarebbe stata differente. «(ah… mi è costato millecinquecento euro… stamattina! me li ha anticipati un amico… è andato la… gli ha dato cinquecento a De Luca… cinquecento a Tedesco… e cinquecento glieli devo mandare ora».

Elementi non ritenuti dal gip per autorizzare l’arresto dell’ex comandante della Capitaneria di porto – oggi solo indagato – ma assolutamente idonei a spedire ai domiciliari Basilio Tedesco, l’ufficiale della stessa Capitaneria che da maggio a giugno del 2010 ha personalmente fatto diversi controlli. Per i pm, in concorso con De Luca – oggi indagato – Basile avrebbe omesso di «rilevare puntualmente tutte le difformità di quanto realizzato rispetto a quanto assentito e tutte le conseguenti violazioni di legge di cui al capo che precede, affidandosi alle valutazioni dei tecnici comunali Sergi Marco Antonio e Borrello Carmelo», o addirittura «a mere affermazioni del diretto interessato Cannizzaro Luca Bruno», ma si sarebbe anche “dimenticato” di sequestrare la struttura e denunciare lo stesso Cannizzaro per una serie di violazioni per la procura di «solare evidenza».

Violazioni sparite anche dalla relazione dei tecnici del Comune di San Lorenzo, l’architetto Carmelo Borrello e Sergi, oggi entrambi finiti agli arresti. «L’intervento di Borrello e Sergi e la relazione tecnica a loro firma datata 1 giugno 2010 (adottata evidentemente in violazione di legge e contenente false attestazioni), in tale contesto – si legge nell’ordinanza – non rappresentano altro che la classica “foglia di fico” volta a occultare gli illeciti commessi e a conferire una parvenza di legalità a una situazione nella quale sono state sistematicamente calpestate le regole e ignorate le leggi dello Stato».

Toccherà alla fine ai carabinieri, sequestrare il lido – totalmente abusivo, costruito in area demaniale e in violazione di una serie di limiti ambientali e paesaggistici – provocando la reazione allarmata degli amministratori locali. Il primo a mobilitarsi è il vice sindaco del comune di San Lorenzo in persona, Carmelo Upennini – indicato dal collaboratore Riggio come uomo vicino al clan – che dopo il sequestro contatta immediatamente Sergi. Poco dopo, viene visto discutere con Settimio Paviglianiti, cui è legato da lontana parentela. Un comportamento estremamente sospetto per il gip, ma insufficiente per imputazioni di sorta perché «il materiale indiziario proveniente dalle dichiarazioni di Riggio è troppo risalente per farne fornire un quadro dimostrativo ancora attuale e coerente con le odierne risultanze. Quanto all’interessamento di Upennini con il Sergi per le sorti del Lido La Cubana, si tratta di attività, sia pure capziosamente mistificata, che non consente di inferire da quell’unico intervento palesato o captato di mettere in correlazione le ‘svariatè attenzioni del responsabile dell’Ufficio tecnico comunale con le direttive dell’Upennini, che può avere agito nell’ombra ma della cui azione non vi è altra traccia».

Tuttavia per i magistrati «le relazioni di parentela che i Paviglianiti hanno tra gli amministratori comunali e i funzionari giocano evidentemente un ruolo di primaria importanza: Maesano Rocco Giovanni, ad esempio, diversamente da quanto vuol far credere, è anch’egli asservito alla cosca».

La cosca vuole quel lido e l’amministrazione comunale è «favorevole al rilascio della concessione annuale a Cannizzaro, affinché quest’ultimo riprenda quanto prima l’esercizio dell’attività economica», tanto da progettare addirittura una modifica la piano spiagge. A rivelarlo sarà lo stesso Maesano, che nel corso di una conversazione intercettata si lascia scappare: «Io in un coso sequestrato gli posso dare l’autorizzazione? Gliela do, gliela do… qua la carta la prepara domani… gliel’ho articolata, sennò che devo fare?».

Nel frattempo però, il clan si stava già muovendo per trovare strade “alternative” e in futuro evitare qualsiasi tipo di problema con il Demanio. La chiave – suggeriranno a Settimio Paviglianiti i titolari di un altro noto stabilimento balneare della zona, il Cala Azul – sta nel nel Demanio, Luigi Minnici, e nella moglie, l’architetto Giulia Fazzalari. I progetti elaborati da quest’ultima non incontrerebbero alcun ostacolo al rilascio delle autorizzazioni. Progetti ovviamente profumatamente pagatii. «Ora – dice significativamente Sarica, titolare del Cala Azul – è capace che quel progetto… magari… costa duemilaeuro, tremila euro… questa becca cinque, sei, diecimila euro se li mangia… però risolvi la questione… se non la risolve lei, a Reggio Calabria, ricordati, che non la risolve nessuno».

 

Alessia Candito

a.candito@corrierecal.it

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