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Si pente uno dei killer del boss Patania, altri due arresti

VIBO VALENTIA Ci sono le dichiarazioni di Raffaele Moscato – che ha cominciato a collaborare con gli inquirenti dopo il suo arresto – alla base delle nuove ordinanze di custodia cautelare eseguite …

Pubblicato il: 31/03/2015 – 6:09
Si pente uno dei killer del boss Patania, altri due arresti

VIBO VALENTIA Ci sono le dichiarazioni di Raffaele Moscato – che ha cominciato a collaborare con gli inquirenti dopo il suo arresto – alla base delle nuove ordinanze di custodia cautelare eseguite oggi dalle squadre mobili di Vibo e Catanzaro e dallo Sco di Roma nei confronti di presunti mandanti ed esecutori dell’omicidio di Fortunato Patania. A finire in manette sono Francesco La Bella (42 anni), che sarebbe, proprio assieme al 25enne Moscato, uno dei killer del boss di Stefanaconi, e Michele Pietro Russo (26 anni), che subito dopo l’agguato avrebbe recuperato e fatto allontanare a bordo di uno scooter proprio La Bella, che è suo zio materno e quel giorno aveva il kalashnikov, poi inceppatosi, che avrebbe dovuto sfigurare Patania affinché fosse chiaro che si trattava di una vendetta per l’omicidio di Michele Mario Fiorillo, compiuto pochi giorni prima con le stesse modalità. E lo stesso Moscato ha confermato agli inquirenti di essersi fatto la doccia con la Coca cola e di essersi urinato sulle braccia, dopo l’agguato, per cancellare le tracce della polvere da sparo. Risulta irreperibile una terza persona, Salvatore Tripodi (43 anni), destinatario della misura di custodia in quanto ritenuto uno dei mandanti dell’omicidio. I tre sono accusati, a vario titolo, di omicidio in concorso e detenzione illegale in luogo pubblico di arma clandestina e da guerra e rapina, il tutto aggravato dalla metodologia mafiosa.
Le ordinanze eseguite oggi, emesse dal gip distrettuale, Assunta Maiore, su richiesta della Dda di Catanzaro, rappresentano la prosecuzione dell’operazione “San Michele” in cui, lo scorso 6 marzo, furono coinvolte altre 5 persone, tra cui proprio Moscato e altri presunti esponenti e fiancheggiatori del clan dei Piscopisani come Rosario Battaglia, Rosario Fiorillo, Annunziato Patania e Michele Fiorillo (per i primi tre scattò l’arresto, mentre per gli altri due l’obbligo di dimora). L’omicidio di Patania, avvenuto nel settembre del 2011 e preceduto di pochi giorni da quello di Fiorillo, fece scoppiare una cruenta faida tra la “famiglia” di Stefanaconi, storicamente legata ai Mancuso (in particolare al boss Pantaleone “Scarpuni”), e la società emergente di Piscopio, che voleva sottrarsi allo strapotere della cosca di Limbadi e gestire autonomamente gli affari illeciti a Vibo e nei paesi dell’hinterland.
La guerra tra i due clan provocò in meno di un anno cinque omicidi e sei tentati omicidi. Tra i delitti più eclatanti l’omicidio di Davide Fortuna, considerato elemento di vertice dei Piscopisani, ucciso in pieno giorno, davanti a moglie e figli, sulla spiaggia di Vibo Marina nel luglio 2012. Le indagini seguite all’omicidio, organizzato proprio per vendicare l’assassinio del boss, hanno consentito di accertare che per uccidere Fortuna i Patania avevano assoldato dei killer professionisti provenienti dall’Europa dell’Est che, in seguito all’arresto, hanno cominciato a collaborare con la giustizia. Alle loro dichiarazioni si aggiungono ora quelle di Moscato, considerato una delle bocche di fuoco dei Piscopisani.

 

Sergio Pelaia

s.pelaia@corrierecal.it

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