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Sanità, Oliverio ha ragione

La sanità calabrese è nel caos, come sempre. Ricominciano i morti, se ci sono colpevoli sarà la magistratura a deciderlo, così come ha deciso nel senso che vado dicendo da anni, ovverosia che non s…

Pubblicato il: 30/04/2015 – 9:15
Sanità, Oliverio ha ragione

La sanità calabrese è nel caos, come sempre. Ricominciano i morti, se ci sono colpevoli sarà la magistratura a deciderlo, così come ha deciso nel senso che vado dicendo da anni, ovverosia che non si possono “estinguere” le strutture di cura senza garantire la contemporanea funzionalità dell’alternativa assistenziale. Si infittiscono dispute sulla competenza tra il governatore e il commissario ad acta, che pare essere l’appendice acritica di quanto si è (non) fatto sino ad oggi. La ministra Lorenzin ricorre alla solita task-force postuma per indagare sulle malefatte dopo che a Reggio Calabria ha avuto l’ardire, in clima elettorale, di decantare le “benefatte” (!) della gestione Scopelliti.
Su tutto, l’amara constatazione di una sanità che è quella di sempre, con un debito che nessuno ha certificato, nonostante le retribuzione milionaria all’advisor di 4.200 euro al giorno per otto mesi e confermato nell’affaire forse attraverso atti compiuti da chi non avesse titolo; con il bilancio non consolidato dell’Asp di Reggio Calabria monco dei saldi della già Asl di Locri e Palmi e in difetto di riconciliazione tra i saldi di tesoreria prodotti dal vecchio tesoriere e quello nuovo; con i conti delle altre Asp e Ao quantomeno sospetti di aggiustamenti, ma soprattutto con strutture ospedaliere che piangono per la carenza di personale e una assistenza territoriale inesistente e i cittadini che muoiono e, quando va meglio, soffrono di disservizio.
Cosa fare? Il presidente della Regione Mario Oliverio, tra i tanti deficit di velocità nel decidere su ciò che urge e di conoscenza differenziata tra l’essere a capo di una Provincia ovvero di una Regione, rivendica una cosa giusta. Pretende che la Regione si renda protagonista delle scelte che urgono per passare da una sanità da terzo mondo ad una sanità civile. Ha ragione. Sono anni che sostengo che il consiglio regionale, a causa di una non corretta lettura del complesso stato normativo che disciplina il commissariamento, ha abdicato al suo ruolo che nessuno gli ha sottratto. Meglio, ad un ruolo che gli viene continuamente riaffermato dalla Corte costituzionale.
Il programma operativo di riorganizzazione, di riqualificazione o di potenziamento del Servizio sanitario regionale – così si chiama (comma 180, art. 1, legge 311/2004) quello strumento che i decisori ragionieristici e pessimistici traducono semplicemente in piano di rientro – viene sancito in un apposito accordo governo-Regione interessata, ove vengono convenuti e scanditi gli step e gli obiettivi al cui conseguimento si realizza una organizzazione sanitaria sanata nella Regione ammalata di malasanità. Il commissario governativo viene pertanto a rivestire, in una siffatta procedura, la figura istituzionale di un mero sostituto degli organi di governo della Regione interessata (Presidente e giunta regionale), con l’attribuzione di poteri amministrativi e al massimo regolamentari e non già legislativi. Un importante affidatario del compito di eseguire quanto convenuto tra le istituzioni governative (Mef e ministero della Salute) e quelle regionali nell’anzidetto documento negoziale.
Di conseguenza, ove ci sia la necessità di riprogrammare l’intervento, a causa dell’inadeguatezza di quello in itinere (che è il caso della nostra Calabria martoriata dai commissari allo stesso modo di come ha fatto la politica che li ha preceduti), la palla ripassa alle istituzioni costituzionalmente deputate a farlo: al governo della Regione a guida Oliverio. Quest’ultimo, sulla base di quanto il Consiglio deciderà in proposito (è bene ricordare al riguardo che fino a quando la disciplina sarà l’attuale la programmazione sanitaria viene approvata con legge!), avrà il peso politico e il ruolo istituzionale di proporre un nuovo accordo satisfattivo delle improrogabili esigenze di salute emergenti nella nostra regione. Una conclusione cui pervenire ovviamente attraverso le ineludibili consultazioni da effettuare con i sindaci e le parti sociali.

 

*Docente Unical

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