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Le misure improbabili di chi guida la sanità in Calabria

C’era una volta (correva il mese di dicembre 2008) un report, elaborato dal commissariamento di protezione civile incaricato dal governo per rendicontare, tra l’altro, il debito pregresso della san…

Pubblicato il: 31/07/2015 – 8:14
Le misure improbabili di chi guida la sanità in Calabria

C’era una volta (correva il mese di dicembre 2008) un report, elaborato dal commissariamento di protezione civile incaricato dal governo per rendicontare, tra l’altro, il debito pregresso della sanità calabrese. Un documento trasmesso all’allora governatore Agazio Loiero che, invero, lo aveva responsabilmente sollecitato per amore della verità contabile, e nel gennaio successivo al presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi. Un report che riassumeva un lavoro sviluppato in oltre 10mila pagine categorizzate in cinque cd-rom, riassuntivo dell’intervento di fusione per unione che  generava le attuali Asp di Cosenza e Catanzaro, quello di scissione che partoriva l’attuale Asp di Crotone e confermava quella di Vibo Valentia. Non conteneva ovviamente la fusione per unione dell’Asp di Reggio Calabria, perché allora impedita dal coevo commissariamento per inquinamento mafioso (cui era preposto il generale Cetola), nonostante fossero stati all’epoca ricostruiti i bilanci delle singole Asl compatibilmente con la documentazione esistente. Mancava anche la ricostruzione della spesa regionale c.d. accentrata per difetto (quasi) assoluto di gran parte della documentazione relativa, indispensabile per definire il bilancio di somma. Un lavoro enorme consegnato poi alla Kpmg e alla Price Waterhouse and Coopers and Lybrand, che allora sembrava lavorassero in stretta collaborazione. Un lavoro, quello del commissariamento di protezione civile, perfezionato grazie al fattivo contributo delle numerose professionalità presenti nelle diverse ex Asl e Ao e della Regione delle quali non si comprende il mancato successivo coinvolgimento protagonistico.

In tale report emergeva la disastrosa situazione delle Asl di Reggio Calabria, Palmi e Locri che registravano anomalie contabili e saldi da disperazione, nonostante la presenza (specie in quella di Locri) di personale amministrativo in possesso di elevate conoscenze tecniche. Di conseguenza, hanno meravigliato il successivo silenzio, le assurde esaltazioni riguardanti un sedicente risanamento del bilancio della sanità e le incoscienti promozioni rimediate al “Tavolo Massicci”, a fronte di un naturale miglioramento dei conti economici dovuto esclusivamente alla decimazione del personale, causa il consistente pensionamento a carico del sistema previdenziale. 

Insomma, si scopre oggi ciò che le istituzioni, regionale e governativa centrale, sapevano sin dal 2008 di quanto accadeva in riva allo Stretto, nei confronti del quale entrambe hanno preferito glissare attenendosi alla logica che le brutte notizie e i sacrifici sociali in politica non pagano.

A tutto questo ha fatto seguito il commissariamento ad acta, ex art. 120, comma 2, della Costituzione, nelle sue versioni, francamente non entusiasmanti, per non dire oltremodo penalizzanti. Ciò è avvenuto con la complicità di un sistema dei controlli che fa acqua da tutte le parti (che rintraccia il suo perno nell’inutile “Tavolo Massicci”) e un oneroso contributo dell’Agenas che ha collaborato a programmare l’intervento salutare su una regione (la Calabria) che conosceva appena sulla carta geografica politica (neppure fisica), sulla quale è difficile evidenziare le montagne che separano le realtà e le gli strumenti di comunicazione.

Poi ci si lamenta, che la Calabria è la Grecia italiana e che è la regione ove (ad essere generosi) un cittadino su tre muore di fame (e di sanità).

Ciò è accaduto e continua ad accadere perché si accetta di tutto, persino lo stravolgimento delle regole contabili. Anche quando queste vengono con un “coraggio” che non ha uguali riferite da chi dovrebbe proferire il verbo della legalità. È accaduto e accade che i commissari propongono misure contabili improponibili, che certamente faranno drizzare i capelli ai bravi revisori aziendali, dei quali la nostra regione è piena, tanto da non ricorrere ad omologhi “gringo” pagati a 600 euro al giorno. 

Ebbene, tra le altre cose delle quali tante inconcepibili, sono state proposte, oltre all’assurda decisione di delegare anni addietro ad una sorta di organismo (BDE) compiti indebiti liquidatori di debiti pregressi aziendali, sui cui esiti necessiterebbe quantomeno mettere una buona lente di ingrandimento:

– in un recente passato, di utilizzare i pagamenti effettuati dall’anzidetto organismo, in assurda vece delle aziende debitrici e le premialità, attribuite in via straordinaria dal Governo, a diretta diminuzione delle perdite pregresse, relative ai precedenti esercizi;

– oggi,  di “spendere” i finanziamenti individuati quali “Obiettivi del piano” sanitario nazionale, in quanto tali blindati da un vincolo legislativo, a copertura delle perdite pregresse. Ciò allo scopo di fare rendicontare l’irrendicondabile alle aziende, quale condizione di accesso alle assunzioni del personale.

Due non regole perché contrarie ai principi che caratterizzano l’ordinamento contabile! Di conseguenza, non ci sarà alcun manager aziendale che si rispetti ad adempiere ad un tale illogico invito, così come ci saranno revisori e Corte dei conti a vigilare.

*Docente Unical

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