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Consegnati ai Comuni più di 110 beni confiscati

REGGIO CALABRIA La lotta alla ‘ndrangheta paga. Sono tornati oggi alle comunità che hanno pagato il peso del giogo mafioso 110 beni confiscati che l’Agenzia nazionale ha distribuito fra enti e…

Pubblicato il: 22/01/2016 – 15:52
Consegnati ai Comuni più di 110 beni confiscati

REGGIO CALABRIA La lotta alla ‘ndrangheta paga. Sono tornati oggi alle comunità che hanno pagato il peso del giogo mafioso 110 beni confiscati che l’Agenzia nazionale ha distribuito fra enti e istituzioni calabresi perché vengano destinati ad attività sociali, usati per tamponare l’emergenza abitativa, ma anche per fornire spazi e alloggi alle forze dell’ordine che operano sul territorio. Fra i gioielli strappati al clan c’è anche la nota collezione di quadri – strappata all’ex re dei videopoker Gioacchino Campolo e affidata alla Sovrintendenza dei Beni culturali – che presto farà bella mostra di sé nei saloni del Comune di Reggio Calabria, e un enorme appezzamento di terreno nell’hinterland reggino destinato a diventare sede di impianti sportivi.

CAMBIO DI PASSO Risultati importanti e che iniziano ad arrivare anche rapidamente. «Nel corso del 2015 – spiega che per il direttore dell’agenzia nazionale, il prefetto Umberto Postiglione – sono stati restituiti alla comunità oltre 4mila beni, a fronte di 2mila che sono stati invece presi in carico dall’agenzia. Un lavoro che ha permesso quindi di diminuire notevolmente la pendenza dei beni in carico all’agenzia». A dare slancio al lavoro dell’Agenzia è stato il sistema congegnato insieme al Tribunale di Reggio Calabria, che da una parte permette agli aspiranti destinatari di vedere tutti i beni disponibili in tempo reale, dall’altra ha accelerato le procedure di affidamento utilizzando il metodo della conferenza dei servizi. Un cambio di passo che ha permesso di restituire alla comunità calabrese beni per milioni di euro, ma che per il capo della Dna Franco Roberti deve essere agevolato «una nuova legge sui tempi di passaggio dei beni confiscati che sarà verosimilmente approvata entro quest’anno, e che ritengo assolutamente necessaria».

REGGIO PIGLIATUTTO La fetta più grossa della torta di beni consegnati oggi va al Comune di Reggio Calabria, ma forse ancora più importante è quella che arriverà in futuro. Nella riunione del pomeriggio, il Consiglio direttivo dell’Agenzia ha approvato la destinazione di 84 beni di gran pregio a Palazzo San Giorgio, che tra meno di 20 giorni potrà contare non solo su decine di appartamenti da utilizzare per tamponare l’emergenza casa – «si realizza la nostra provocazione – dice il sindaco Falcomatà – vedere i poveri nelle ville dei boss», ma anche su diverse attività commerciali, i cui ingressi serviranno per finanziare progetti sociali. «Abbiamo trasformato un primato negativo, essere insieme alla Sicilia la regione con il maggior numero di beni confiscati, in un primato positivo. Per fare questo, abbiamo fatto una ricognizione dei beni confiscati assegnata al Comune, ma anche nella disponibilità patrimoniale dell’amministrazione stessa. Da qui l’idea di scrivere un regolamento unico per l’assegnazione dei beni comuni e dei beni confiscati, nella consapevolezza che tutto debba tornare alla comunità. D’altra parte, la collaborazione con l’Agenzia è stata piena, per questo abbiamo potuto fare oltre duecento sopralluoghi, che hanno portato alla manifestazione d’interesse da parte del Comune per 142 beni, di cui ce ne sono stati assegnati 84». Una boccata d’ossigeno per un’amministrazione che ha visto conti e progetti prosciugati dal piano di rientro, ma adesso potrà contare su una fonte di liquidi vincolata da destinare alla comunità. Allo scopo saranno utilizzati ad esempio gli incassi di uno dei più noti e antichi bar del centro, ma anche un’affermata azienda agricola. «Utilizzeremo i proventi per azioni di contrasto alla povertà – dice Falcomatà – una fra tante la possibilità sarà acquistare e consegnare buoni libro per gli studenti meno abbienti del nostro territorio». Un’idea che è piaciuta al procuratore nazionale antimafia Roberti, che ha espresso parole di apprezzamento per il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà per «il programma di altissimo profilo messo in atto dalla sua amministrazione sulla gestione dei beni confiscati».

ARMA CONTRO LE MAFIE Proprio i tesori strappati ai clan e restituiti alla comunità sono per il capo della Dna una delle armi più efficaci nel combattere le mafie e nel prosciugare l’area larga di consenso di cui godono. Per questo – spiega Roberti – «ritengo sterili le polemiche di questi ultimi giorni sui beni confiscati, perché non è che nascondendo i problemi ce ne liberiamo». Il riferimento è all’infiltrazione delle mafie in molti dei beni affidati alla nota associazione Libera denuciata dal pm Catello Maresca. «Nessuno si deve offendere se qualcuno avverte su un possibile rischio di infiltrazione. L’importante è, quindi, recuperare, svolgere indagini e verificare i casi di infiltrazione e sanzionarli». Per Roberti, «dobbiamo convincerci del fatto – ha proseguito – che i beni confiscati alle mafie sono una risorsa, sono una grande opportunità per il patrimonio nazionale. Fino ad ora li si è considerati come un peso e con connotazioni un po’ ideologiche. È vero che il mafioso cerca sempre di recuperare il bene che gli è stato sottratto. Ma è sbagliato dire che i beni confiscati che nessuno vuole non possono essere venduti. Credo che stiamo per andare incontro ad un grande salto di qualità se avremo la nuova legge. E potremo finalmente dire che lo Stato ha veramente tutti gli strumenti per vincere, una buona volta, sulle organizzazioni mafiose».

a. c.

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