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Il vescovo di Locri restituisce le donazioni: «No ai soldi sporchi»

LOCRI Le offerte economiche che arrivano da aziende in odore di ‘ndrangheta non si possono accettare. Così ha deciso il vescovo di Locri, monsignor Francesco Oliva, che ha imposto al parroco di Bov…

Pubblicato il: 10/11/2016 – 6:30
Il vescovo di Locri restituisce le donazioni: «No ai soldi sporchi»

LOCRI Le offerte economiche che arrivano da aziende in odore di ‘ndrangheta non si possono accettare. Così ha deciso il vescovo di Locri, monsignor Francesco Oliva, che ha imposto al parroco di Bovalino, paese duramente colpito dall’alluvione del 2015, di emettere due bonifici in favore di altrettante imprese che avevano inviato cinquemila euro ciascuna per contribuire a ricostruire il tetto della chiesa matrice sfondato dalla pioggia.
«Con il denaro sporco non si costruiscono chiese, a costo di rinunciare ai lavori», ha detto il presule a Repubblica. E i soldi rispediti al mittente in effetti avevano una provenienza quantomeno sospetta. Si tratta di fondi inviati da ditte collegate a Domenico Gallo, arrestato a fine ottobre nell’inchiesta condotta dalla Procura di Roma sui grandi appalti, dalla Tav alla Salerno-Reggio Calabria.
Questa vicenda – ha spiegato il presule sempre a Repubblica – è una piccola cosa ma fa parte di uno stile che deve essere chiaro: non si può rischiare di essere conniventi con le mafie e se c’è il sospetto che le offerte siano frutto di affari mafiosi, bisogna rifiutarle in modo fermo”. Oliva lo aveva già affermato nel marzo scorso, quando un pentito aveva rivelato che una chiesa di Gioiosa Jonica era stata costruita con i soldi delle cosche: «Diciamo con chiarezza che non ne abbiamo bisogno», aveva scritto ai fedeli e sacerdoti di Gioiosa Jonica.
Anche Giancarlo Bregantini, suo predecessore nella diocesi di Locri, aveva messo in guardia dal meccanismo perverso delle connivenze economiche tra cosche e comunità ecclesiali: «La mafia – diceva – tende insidie ai sacerdoti: se c’è un campanile da aggiustare, è facile che ti arrivi un generoso contributo. Ed è chiaro che ciò sarà ampiamente messo in risalto da chi lo ha dato, anche se non sarà annunciato dal pulpito: è per questo che la scelta di povertà del prete è una forza di opposizione e di resistenza incredibile».
Adesso monsignor Oliva ribadisce: «Non c’è nulla di bello che si possa costruire con i soldi macchiati dal sangue della gente».

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