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San Lorenzo, cittadini in campo contro la cementificazione

REGGIO CALABRIA A prendere l’iniziativa è stato un gruppo di associazioni unite dalla preoccupazione per il crescente degrado ambientale della zona e per i pericoli, sempre attuali, della devastazi…

Pubblicato il: 27/04/2017 – 9:09
San Lorenzo, cittadini in campo contro la cementificazione

REGGIO CALABRIA A prendere l’iniziativa è stato un gruppo di associazioni unite dalla preoccupazione per il crescente degrado ambientale della zona e per i pericoli, sempre attuali, della devastazione dei paesaggi attraverso la cementificazione selvaggia dei territori. «Trionfa l’economia, muoiono la società e la natura», scrive lo storico calabrese Piero Bevilacqua in “Miseria dello sviluppo”, spiegando che «fa parte dell’intelligenza di un’epoca comprendere per tempo quando la storia muta il suo corso, gran parte dei problemi presenti derivano dal fatto che la nostra non l’ha ancora compreso». Così, partendo da tali riflessioni, a San Lorenzo, nel Reggino, la sede del circolo del cinema “Il pettirosso” lo scorso 22 aprile si è riempita di cittadini del paese, studiosi dei problemi ambientali, urbanisti, sindaci dei Comuni vicini, funzionari della Soprintendenza e del Parco Nazionale dell’Aspromonte. Al centro dell’incontro – spiegano gli organizzatori – due distinte posizioni etico-culturali: quella di chi ha capito che bisogna entrare velocemente in una fase più avanzata della storia umana, una fase in cui, come ha detto il professore Alberto Ziparo, «non ci potrà essere economia contro l’ambiente e paesaggio», contrapposta a quella «di chi continua ad anteporre le attività umane, gli interessi immediati alla ricostruzione degli equilibri ambientali e ai diritti delle prossime generazioni». Dal dibattito svoltosi a San Lorenzo è emerso come questa seconda posizione sia stata sostenuta solo dal sindaco di San Lorenzo Bernardo Russo, mentre il suo omologo di Condofuri, Salvatore Mafrici, ha spiegato come l’amministrazione comunale da lui guidata stia progettando insieme alle associazioni – riunite nel cosiddetto “Laboratorio Territoriale” – e con l’apporto di esperti ambientalisti come Piero Polimeni, Giuseppe Barbaro, Alberto Ziparo e Rosalba Petrilli, una riqualificazione dell’area costiera fondata soprattutto sul restauro degli spazi dunali e la tutela della vegetazione autoctona. I ragionamenti sul degrado e l’erosione del litorale hanno appassionato e coinvolto i presenti più di quelli scaturiti dalla necessità di liberare il vetusto e monumentale olmo di San Lorenzo dalla coltre cementizia che lo attanaglia. Anzi l’olmo, privato delle condizioni minime per la sua sopravvivenza, è stato paragonato ripetutamente, nei numerosi interventi che si sono succeduti, al fragile ecosistema costiero, violentato da ruspe, marciapiedi e blocchi di cemento.

«Ma alla fine – osservano ancora gli organizzatori dell’incontro – il sindaco Russo non ha risposto alla domanda che da più parti si è levata e che possiamo così sintetizzare: se gli studi scientifici ci dicono che l’eliminazione del sistema dunale è da considerare una causa potente d’erosione (accanto a ragioni extra-territoriali come il riscaldamento globale e la costruzione indiscriminata di dighe), se il fronte costiero di San Lorenzo ha registrato dal ’58 al 2000 un’erosione media di soli 7 metri e ha invece subito un’erosione media di 65 metri nel periodo 2000-2016 successivo alla costruzione di un lungomare e all’apposizione di blocchi cementizi da parte degli stabilimenti balneari, in nome di quali interessi e visioni del territorio si dichiara di voler perseverare nell’errore?». Se, dunque, non si prendono adeguati provvedimenti per ripristinare gli equilibri ambientali, il rischio è che nell’arco di quindici anni la spiaggia possa completamente sparire e la linea di costa attestarsi a ridosso della ferrovia. «Come può un sindaco che si dice ambientalista e ha aderito al principio “consumo di suolo zero” – si chiedono alcuni dei rappresentanti delle associazioni coinvolte – programmare la distruzione di un bene comune, della risorsa su cui si fonda lo stesso turismo? È opportuno – è la conclusione – che anche a San Lorenzo si apra un dialogo tra gli amministratori e i cittadini informati e responsabili come è accaduto a Condofuri, altrimenti il beneficio che apporterà alla costa meridionale la scelta virtuosa di Salvatore Mafrici sarà vanificato dagli ulteriori danni che si possono fare con un milione di euro spesi male».

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