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Festival “negato” a Lamezia, le ragioni del Comune

Secondo la dirigente non sarebbe mai stata presentata una istanza necessaria. L’associazione non ci sta: «Nessuno ci ha guidati nell’iter»

Pubblicato il: 17/07/2018 – 20:52
Festival “negato” a Lamezia, le ragioni del Comune

LAMEZIA TERME La notizia risale al 30 giugno scorso: dopo un lungo iter burocratico l’associazione SS Pietro e Paolo, presieduta da Antonio Mangiafave, si è vista opporre il rifiuto ad utilizzare una piccola area dell’abbazia benedettina di Sant’Eufemia per realizzare il Festival delle erranza e filoxenia. La causa starebbe nella mancata produzione di tutta la documentazione necessaria. E questo nonostante i responsabili del progetto si fossero recati più volte in Comune, all’ufficio Cultura, per prendere nota di tutte le procedure da eseguire.
Dopo il rifiuto e l’ennesimo tentativo mancato di esser ricevuto, Antonio Mangiafave ha espresso il proprio malcontento per la vicenda a mezzo stampa, raccontando quanto accaduto (ve lo abbiamo scritto qui).A distanza di 16 giorni dalla pubblicazione arriva la replica della dirigente del settore “Promozione del territorio”, Alessandra Belvedere.
LA REPLICA «Ho letto l’intervento del signor Antonio Mangiafave, quale responsabile dell’associazione comunità di volontariato “SS. Pietro e Paolo”. A riguardo, però, è opportuno e doveroso un intervento in replica – scrive la Belvedere –. È noto che la oramai famosa Circolare Gabrielli abbia messo in serie difficoltà l’organizzazione di iniziative pubbliche, per i conseguenti gravosi oneri amministrativi, organizzativi e finanziari. Non tutte le amministrazioni sono in grado per far fronte alle spese, in caso di organizzazioni di eventi ad iniziativa degli enti locali; mi riferisco, in particolare, alle fiere, anche legate a tradizioni devozionali, che sono state annullate in molti comuni calabresi ma non anche a Lamezia ove è riusciti, con impiego di risorse umane e finanziarie, ad assicurare tutte le misure di sicurezza. Comprendo, quindi, che allorquando l’iniziativa è organizzata da associazioni culturali/volontariato queste possano essere sprovviste di mezzi (tecnici ed economici) per far fronte agli oneri che, in questo caso, ricadrebbero sugli organizzatori che, però, in un’ottica di leale collaborazione, potrebbero affrontate. Al contrario, nella città di Lamezia, da qualche mese e, precisamente dal momento dell’insediamento della commissione straordinaria che mi ha conferito le funzioni dirigenziali del settore, è invalsa l’abitudine di annunciare, sulla stampa, iniziative culturali obiettivamente meritorie, che, però, non trovano adeguato seguito in idonee richieste amministrative che richiedono tempi di esame e discernimento e contenuti rigorosi per consentire agli uffici di autorizzare l’evento, concordemente con altre autorità. Ove, in mancanza degli adempimenti richiesti dalla normativa, gli eventi, prima annunciati, non vengono autorizzati, il Comune viene tacciato di eccesso di burocrazia, ingenerando, nella pubblica opinione, l’erroneo convincimento che la manifestazione non si è potuta svolgere non per l’incompetenza degli organizzatori bensì per l’eccesso di zelo del dirigente di turno, ancor più facile bersaglio in un momento di vuoto politico. Tanto è avvenuto anche in occasione dell’evento proposto dal signor Antonio Mangiafave, il cui sodalizio è stato, subito, edotto, a cura degli uffici, degli indispensabili adempimenti organizzativi, mai formalizzati nella forma richiesta dalle procedure amministrative, note ai tecnici. Lo stesso Mangiafave, come ormai di consueto, ha prima annunciato l’evento su Lamezia, nel corso di una pubblica conferenza stampa, e dopo qualche giorno ha depositato una semplice lettera di richiesta che ha avuto parere favorevole del Commissario che certamente ha valenza per la bontà dell’evento ma non tiene luogo alle autorizzazioni che devono essere precedute da una istanza contenente tutta una serie di adempimenti tecnici che devono essere redatti da personale tecnico abilitato, mai presentata. Inoltre, non è vero che la manifestazione aveva ricevuto le autorizzazioni della Questura, poiché tanto è smentito dall’attestazione del Questore. Infine, per quanto riguarda l’autorizzazione della Soprintendenza, la stessa è pervenuta il venerdì 29 giugno -giorno di chiusura degli uffici comunali per la festa del Santo Patrono- che, per quanto intempestiva, non sarebbe stata comunque sufficiente per deliberare sulla richiesta, stante le carenze dell’istanza».
I NOSTRI BENI IN ABBANDONO Ma il responsabile della SS. Pietro e Paolo non ci sta ad accettare passivamente una replica che lo taccia di non avere adempiuto correttamente agli “adempimenti tecnici”, non dopo la lunga trafila fatta per mettere insieme tutti i documenti necessari richiesti e dopo aver speso parecchie ore per accertarsi che non mancasse nulla.
«Non cadiamo nel tranello del “facciamo caciara” – scrive Mangiafave –, non lasciamo il problema impigliato nella rete del burocratese stretto. Per noi sarebbe gioco facile dire che l’ufficio Cultura, viste le prime tappe del Festival delle erranza e filoxenia (che si sono tenute e Platania e Conflenti), ha compreso che non si trattava del festival di Sanremo, che non avevamo bisogno di grandi strutture e grosse spese, né di palchi e nemmeno di impianti di amplificazione. Basti chiedere alla Digos del commissariato di Lamezia Terme che valutazione avevano fatto. O ripercorrere tutte le tappe della nostra richiesta per l’uso dell’Abbazia benedettina di Sant’Eufemia: l’incarico dato all’architetto per la certificazione safety and security, per esempio, le richieste di incontro, negate, con i dirigenti. Tutto quello che abbiamo fatto è documentato e scritto nero su bianco. Ci sono stati dei colloqui precedenti con la dottoressa Belvedere, così come con il dottore Francesco Costanzo. La dottoressa, già nel corso di un incontro il sei marzo scorso, era al corrente, tra le altre iniziative, del nostro progetto. Ma solo il 27 giugno, dopo avere presentato il “safety and security”, e avere varcato innumerevoli volte la porta dell’ufficio Cultura per sapere quali documenti approntare, abbiamo appreso che mancava qualcosa, andava compilata una “domanda”. Ma nessun modello da compilare, o facsimile, ci era mai stato proposto prima e alle nostre successive richieste di confronto e chiarimento è stato opposto un rifiuto. Adesso, dopo avere protestato pubblicamente, vengono contestate nostre mancanze come replica a mezzo stampa. Quelle che noi cerchiamo sono soluzioni per salvaguardare e rendere fruibili al pubblico i beni comuni, come il punto informativo accanto al castello, che sta cadendo a pezzi, lo stesso castello, ormai chiuso ai visitatori, e l’abbazia benedettina di Sant’Eufemia, preda delle erbacce. Invitiamo pertanto la dottoressa Belvedere a confrontarsi con noi in un incontro pubblico e cercare soluzioni possibili per problemi reali».
 

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