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Cosenza, il collaboratore di giustizia Noblea assolto dall'accusa di evasione

Due gli episodi che venivano contestati al giovane cosentino che da diversi mesi aiuta la magistratura inquirente nelle indagini sulla criminalità cosentina

Pubblicato il: 28/05/2019 – 17:16
Cosenza, il collaboratore di giustizia Noblea assolto dall'accusa di evasione

COSENZA Il collaboratore di giustizia Francesco Noblea, è stato assolto dall’accusa di evasione per la quale era stato citato in giudizio dalla procura di Cosenza. Due gli episodi incriminati, commessi, in altrettante occasioni nel giugno del 2017. Noblea, attualmente detenuto per la condanna rimediata nel processo Job Center, è difeso dall’avvocato Michelle Gigliotti che nella sua arringa difensiva, poi condivisa dal giudice, ha insistito sulla impossibilità del reato. Infatti, il collaboratore di giustizia, all’epoca in cui si sono verificati i reati che gli venivano contestati dalla procura di Cosenza si trovava agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico in quanto destinatario di una misura cautelare. Negli episodi contestati, infatti, Francesco Noblea si sarebbe allontanato dalla propria abitazione per recarsi all’ospedale civile di Cosenza la prima volta, poi presso il Centro di Salute Mentale di Rende in entrambi i casi per sottoporsi a visita. La procura di Cosenza ha esercitato l’azione penale ma durante l’istruttoria dibattimentale è emerso come l’imputato fosse munito di specifici permessi per recarsi a visita. Il pubblico ministero, ha contestato all’imputato la violazione della misura cautelare degli arresti domiciliari per non aver risposto alla chiamata domestica di routine fatta dalla centrale della polizia per poi essere rinvenuto più tardi presso il CSM di Rende piuttosto che in quello di Cosenza. E in occasione della seconda evasione contestata per essere stato trovato presso l’ospedale di Cosenza nelle ore serali. Il difensore Michele Gigliotti ha cristallizzato la condotta del Noblea rispetto alle finestre temporali intercorrenti tra il momento di abbandono della sede domiciliare ed il momento in cui lo stesso è stato trovato presso i centri clinici in entrambe le occasioni. Il legale ha posto in rilievo inoltre i più recenti arresti giurisprudenziali della Suprema Corte di Cassazione in tema di evasione evidenziando che non può considerarsi raggiunto il coefficiente minimo utile a configurare il reato se l’imputato non ha mai avuto l’intenzione di sottrarsi alla vigilanza delle forze dell’ordine deputate al controllo del rispetto e della osservanza della misura.

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