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RINASCITA | I boss fanno uccidere l'affiliato gay. «Cose intollerabili»

Tra i fatti di sangue riportati nell’attività d’indagine spicca l’omicidio e l’occultamento del cadavere di Filippo Gangitano voluto dai Lo Bianco-Barba. Esecutore designato era il cugino Andrea Ma…

Pubblicato il: 19/12/2019 – 17:01
RINASCITA | I boss fanno uccidere l'affiliato gay. «Cose intollerabili»

di Francesco Donnici

VIBO VALENTIA Tra i capi d’imputazione contestati spiccano alcuni fatti di sangue connessi all’attività dei clan. Particolare rilievo assume il movente dell’omicidio – e successivo occultamento di cadavere – di Filippo Gangitano, noto come “u Picciottu”, “reo” di essere un affiliato omosessuale.
La ricostruzione del fatto e delle cause scatenanti proviene dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Andrea Mantella, cugino della vittima e per questo designato come esecutore materiale dell’omicidio. 
Di quest’omicidio già era stato detto, ma ad oggi era stato taciuto il possibile movente di quello che è passato alla cronaca come uno dei tanti casi di “lupara bianca” nel Vibonese. Si parla in questo caso della locale di Vibo Valentia città, capeggiata, tra i vari, da Carmelo Lo Bianco detto “Pizzinni”, padre di Paolino, e Vincenzo Barba che avevano decretato l’omicidio quale «decisione obbligata dalle regole della malavita che esclude l’esistenza di un associato gay», dopo aver appreso che Gancitano era andato a convivere col compagno a casa del padre «e a Vibo parlavano».
 Sempre secondo le regole della ‘ndrina, Mantella doveva effettuare l’omicidio stante il legame di sangue con la vittima designata. Dal momento in cui viene investito dell’onere, seppure vani, sono diversi i tentativi di far desistere i boss dalla decisione. 
All’inizio Mantella racconta di aver provato a barattare l’esecuzione con l’esilio dello stesso Gancitano, ricevendo come risposta che «queste cose nella ‘ndrangheta non devono esistere» e di come loro dovessero «dare conto a San Luca».
 A rimarcare questi punti era – nella ricostruzione di Mantella – soprattutto Carmelo Lo Bianco che aveva intanto contattato Antonio Scrugli per renderlo edotto della decisione, raccontandogli che «un nostro saggio compagno era gay».
L’estremo tentativo, Mantella lo farà con Paolino Lo Bianco che avrebbe provato a intercedere «quando la società si sarebbe riunita» ma senza esito «perché le regole erano queste». Con Filippo Catania, Mantella avrebbe invece tentato la via del “demansionamento”: «Gli chiesi di farlo diventare uomo di merda togliendogli la carica di camorrista».
L’omicidio viene organizzato in collaborazione con Scrugli con l’inconsapevole coinvolgimento – soprattutto nella parte relativa all’occultamento – i fratelli Domenico e Nazzareno Mantella che da allora non rivolgeranno più la parola ad Andrea per averli «intrappolati».
 Lo stesso Gangitano raggiungerà Scrugli insieme a Nazzareno Mantella ignaro di cosa li stava attendendo.
In quell’occasione, infatti, Gangitano viene ucciso e Scrugli si serve dei fratelli Mantella per occultare il cadavere «in un posto dove ora hanno fatto una strada».
 «Questo – racconta Mantella – è stato l’ultimo omicidio commesso per i Lo Bianco ed è avvenuto quando ero in semilibertà».

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