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Beni confiscati, Stasi ordina la demolizione dell'Arca di Noè a Schiavonea

Il sindaco di Corigliano Rossano ha firmato il provvedimento. L’area tornerà ad essere gestita dal Comune dopo la bonifica

Pubblicato il: 29/05/2020 – 20:06
Beni confiscati, Stasi ordina la demolizione dell'Arca di Noè a Schiavonea

di Luca Latella
CORIGLIANO ROSSANO Presto l’“Arca di Noè” sarà definitivamente demolito e l’area tornerà ad essere gestita dal Comune di Corigliano Rossano. Con un provvedimento firmato oggi il sindaco di Corigliano Rossano ha ordinato la demolizione del bene confiscato alla criminalità.
Si tratta di un manufatto che si trova sul lungomare di Schiavonea, che insiste su un’area di quasi 2000 metri quadri.
Il terreno è tornato al legittimo proprietario del suolo – come recita l’ordinanza firmata da Stasi – ovvero lo Stato e per esso l’Agenzia del Demanio. All’ente comunale, cui sono riconducibili le funzioni amministrative sul bene demaniale, compete l’avvio delle procedure per rilasciare un nuovo titolo di concessione per l’aria, non prima di averla bonificata dagli immobili.
Una procedura, quella relativa alla demolizione dell’Arca di Noè, e quindi all’acquisizione dell’area, peraltro già manifestata dall’ex amministrazione coriglianese nel 2016.
Oggi, dunque, la firma sull’ordinanza sindacale che ordina al dirigente del settore 11 “manutenzione reti” di «predisporre tutta la documentazione necessaria per procedere, senza indugio, alla demolizione del manufatto ed al conseguente smaltimento degli inerti».
La demolizione dello stabilimento balneare situato nel cuore di Schiavonea era stata in parte avviata già negli anni scorsi. Il passaggio di consegne dell’area si era già consumato a fine 2019 con la sottoscrizione del documento fra lo stesso sindaco e il coadiuvatore dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, Antonio Lavorato.
Proprio in quella occasione, Stasi aveva dichiarato che «quella dei beni confiscati alla criminalità organizzata è un’altra delle questioni che intendiamo affrontare con energia, perché si tratta di un patrimonio importante dal punto di vista immobiliare, ma soprattutto simbolico e culturale. Questa non è terra per mafiosi, per codardi attentatori notturni o per coloro che pensano di far prevalere la propria frustrata violenza alle norme della società civile».
Oggi pomeriggio, intanto, si è tenuto un primo sopralluogo tecnico. Per Stasi si tratta di una iniziativa dal valore simbolico ma soprattutto culturale. Il prossimo step sarà, quindi, quello rendere fruibile e restituire l’area alla comunità. (l.latella@corrierecal.it)

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