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Il reparto Covid di Corigliano Rossano «non è e non era pronto». Chiusa la Nefrologia

Autorevoli fonti interne riferiscono tutta una serie di problemi logistici che potrebbero veicolare la trasmissibilità del virus Sars-Cov-2 all’esterno «come accaduto in altri ospedali calabresi, Q…

Pubblicato il: 02/11/2020 – 16:13
Il reparto Covid di Corigliano Rossano «non è e non era pronto». Chiusa la Nefrologia

di Luca Latella
CORIGLIANO ROSSANO Apprensione e preoccupazione. Sembrano essere questi i sentimenti dominanti all’ospedale di Rossano dopo l’attivazione del cosiddetto reparto Covid. Da sabato pomeriggio è stato aperto alle degenze ed al momento nello stabilimento ospedaliero “Giannettasio” dello spoke di Corigliano Rossano sono ricoverati cinque pazienti, negli undici posti disponibili. In un reparto per come riferiscono fonti ospedaliere, alquanto precario. A partire dalle banalità come le suppellettili, reperite in altri reparti, per finire al personale dedicato che dedicato non è. Perché la direzione sanitaria sta predisponendo disposizioni per il reperimento da altre unità operative. Gli infermieri e oss dedicati, assunti ad aprile-maggio scorsi, impiegati in “prestito” negli altri reparti che da anni vivono in situazioni di emergenza personale in questi mesi “tranquilli”, ora sono stati richiamati nel centro Covid ed a loro volta stanno lasciando in emergenza e scoperte – come una coperta corta tirata da una parte e dall’altra – quelle Unità operative.
Fra i cinque pneumologi, riferisce un addetto ai lavori, qualcuno di questi pare sia ancora uno specializzando mentre i problemi di carattere logistico sono molti. Proprio in mattinata si è tenuta una riunione, a distanza di tre giorni dall’“inaugurazione” col ricovero del primo paziente, per organizzare la “logistica” di un reparto di infettivi ad alta contagiosità. Problemi che innalzano vertiginosamente il livello di guardia e di trasmissibilità del virus. «Non c’è l’abitudine alla routine – riferisce un’altra autorevole fonte ospedaliera – alla vestizione, al trasporto del vitto, alla pulizia del reparto Covid. Tutti elementi che possono elevare il pericolo e agevolare la veicolazione come sta accadendo in altri spoke calabresi, con diversi medici e infermieri risultati positivi al coronavirus contratto in ospedale».
Tra i problemi logistici, anche quelli legati alle provette «non protette» che escono dal reparto adagiate su una sedia, poi raccolte da un oss che le trasportate al laboratorio analisi.
«Il reparto è soltanto una sorta di astanteria – riferisce la fonte – perché ospita esclusivamente pazienti paucisintomatici. Non “cura” e quelli gravi vengono intubati e inviati a Cosenza. Peraltro non c’è un percorso dedicato fra il centro Covid e la Rianimazione, e solo un rianimatore può utilizzare il ventilatore polmonare». In proposito, nei giorni scorsi, in una intervista rilasciata al Corriere della Calabria il primario di Anestesia e Rianimazione facente funzioni, aveva avvisato e allertato, a causa dell’esiguità degli specialisti disponibili, riferendo scenari drammatici.
Anche all’esterno, le tende triage apposite sono ancora chiuse e dunque non vi è alcun filtro fra gli ipotetici infetti che raggiungono il pronto soccorso e la struttura ospedaliera. «Non siamo e non eravamo pronti», conclude la fonte.
NEFROLOGIA CHIUSA Insomma la trasmissibilità preoccupa e non poco. Da quanto appreso, il servizio di Nefrologia è stato chiuso momentaneamente questa mattina. Una paziente ricoverata per un’insufficienza renale ha accusato poco dopo decimi di febbre e poi è risultata positiva al test sierologico. Attualmente la donna è intubata, monitorata dagli anestesisti.
«NE ASSUMONO CINQUE E NE PERDIAMO DIECI» A calcare la mano sull’inadeguatezza numerica del personale dedicato e non, anche il primario del Pronto soccorso, Natale Straface che in questi giorni sta compiendo i salti mortali. «Ieri sera abbiamo accolto un paziente positivo e con sintomi – ha raccontato al Corriere della Calabria – era sintomatico ed è stato trasportato a Cosenza. Ad ogni modo, il personale oggi non è in grado di sopperire ai bisogni. Il personale assunto per il reparto Covid nel tempo si è assottigliato fra trasferimenti, malattia, maternità. Ne hanno assunti cinque e nel frattempo ne abbiamo persi dieci», è il laconico commento di Straface.
IL VIRUS NELLA SIBARITIDE Intanto, il virus, dopo un periodo apparente di calma, sta “aggredendo” di nuovo la città di Corigliano Rossano. Nelle ultime 36 ore sono 5 i nuovi casi tracciati dall’Usca diretta da Martino Rizzo. Il responsabile del Dipartimento Igiene e Prevenzione per la Sibaritide oltre ai nuovi contagi coriglianorossanesi ne riferisce anche due Vaccarizzo, uno ad Albidona, uno a Cariati e uno a Paludi. «Sono mortificato – ha scritto sulla sua pagina Facebook – perché non sono ancora arrivati i risultati dei tamponi effettuati lunedì e martedì scorsi, la gente è giustamente stanca di aspettare e da domani verrà interrotta quella che si chiama quarantena fiduciaria (normalmente di 48 ore), in attesa dell’esito del tampone. Questo ci creerà una serie di problemi nel caso di qualche esito sfavorevole. Da quando c’è la pandemia non era ancora successo». I casi attivi sullo Jonio a questa mattina sono 32: uno ciascuno a Rocca Imperiale, Villapiana e Francavilla marittima; due ad Albidona, Trebisacce e Paludi; tre a Vaccarizzo, quattro a Cassano e sedici a Corigliano Rossano (sei a Corigliano e dieci a Rossano).
Due di questi riguardano un dipendente comunale (i colleghi sono stati posti in regime di smart working e i locali sanificati come ha riferito il sindaco Stasi) e una alunna del plesso scolastico di Donnanna. «La bambina risultata positiva non si è recata a scuola dal 22 al 23 ottobre, poi ha frequentato il 24 e dal 25 è stata assente. Le indicazioni ministeriali – ha spiegato Rizzo – prevedono che la classe e gli insegnanti che hanno frequentato la classe, siano considerati contatti stretti, e siano posti in isolamento per 14 giorni, oppure per 10 giorni, facendo il tampone. Si è preferita questa seconda strada, perché consente di avere la certezza che i bambini della classe, in caso di risultato negativo del tampone, non si siano contagiati, ma soprattutto non abbiano potuto diffondere il contagio ai propri familiari. Martedì (domani, ndr) verranno effettuati i tamponi». (l.latella@corrierecal.it)

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