Caso Castrovillari, parte civile la Presidenza del Consiglio dei ministri
Tra gli imputati l’ex procuratore Facciolla, il maresciallo Greco e il poliziotto di Cosenza Vito Tignanelli

SALERNO La Presidenza del consiglio dei ministri si è costituita parte civile nel processo che vede imputati, davanti al Tribunale di Salerno, l’ex procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla, accusato di falso e corruzione, comandante della Stazione di Cava di Melis, maresciallo Carmine Greco, il poliziotto di Cosenza Vito Tignanelli, gestore di fatto della società di intercettazione Stm, la moglie di Tignanelli, Marisa Aquino, titolare della Stm, Alessandro Nota, carabiniere in servizio a Cava di Melis, e la stessa società Stm. Nel corso dell’udienza che si è tenuta ieri a Salerno l’accusa, rappresentata dal procuratore aggiunto Luca Masini, ha avanzato richiesta di acquisizione atti. La difesa – gli avvocati Franco Sammarco, Antonio Quintieri, Pasquale Vaccaro, Lucio Conte, Antonio Zecca – hanno avanzato richiesta di prove e lista testi.

Le accuse
Il processo prende le mosse dall’indagine della Dda di Catanzaro “Stige” dalla quale sono emersi fatti di rilevanza penale che hanno indotto la Dda di Catanzaro a inviare le risultanze di indagine alla competente Procura di Salerno. Le accuse per gli imputati sono, a vario titolo, falso e corruzione: il rilascio alla società di intercettazione Stm srl delle giustificazioni per le infrazioni al codice della strada; l’affidamento alla stessa società del servizio di intercettazione presso la Procura della Repubblica di Castrovillari; l’accusa di corruzione per avere conseguito quale vantaggio personale, per Facciolla, l’uso di un’utenza telefonica e la installazione di un sistema di videosorveglianza davanti alla propria abitazione; l’affidamento a terzi, con abuso della qualità, di atti processuali e dati giudiziari sensibili; vi è il reato di falso materiale ed ideologico per avere predisposto una annotazione di polizia giudiziaria concordata con il maresciallo Carmine Greco, nonché la consequenziale condotta gravemente scorretta di interferenza tenuta nei confronti dei magistrati della Dda di Catanzaro titolari dell’indagine “Stige”. Dopo l’arresto dell’imprenditore Antonio Spadafora in “Stige” (condannato in primo grado 14 anni e 6 mesi), Facciolla e Carmine Greco avrebbero concordato la redazione di una annotazione nella quale fossero descritte le attività informative che Greco aveva acquisito mesi prima nel corso di interlocuzioni con Antonio Spadafora, documento risultato materialmente falso. Una condotta che, secondo l’ipotesi accusatoria, rappresenterebbe una grave scorrettezza anche nei confronti dei magistrati della Dda di Catanzaro – titolari del procedimento Stige – che stavano svolgendo indagini a carico di Antonio Spadafora e di Carmine Greco (condannato in primo grado a 13 anni per concorso esterno) per il reato di associazione mafiosa.