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LA STANZA DEI LIBRI

Nostalgia come salvezza

“Cos’è il tempo?”, si chiede Sant’Agostino, ne “Le Confessioni” e poi, dopo aver detto che “né passato né futuro esistono”, parla di tre tempi: presente del passato, presente del presente, present…

Pubblicato il: 30/03/2021 – 17:38
di Mimmo Nunnari
Nostalgia come salvezza

“Cos’è il tempo?”, si chiede Sant’Agostino, ne “Le Confessioni” e poi, dopo aver detto che “né passato né futuro esistono”, parla di tre tempi: presente del passato, presente del presente, presente del futuro. E’ a questo Sant’Agostino che dice che “Il futuro ora non è, né il passato” che si ispira Vito Teti per il suo nuovo libro “Nostalgia” (editore Marietti 1820, pagine 287, euro 20) che tende a mostrare la nostalgia (antropologia di un sentimento del presente, è il sottotitolo) come una meravigliosa macchina del tempo, che agisce come terapia della modernità, criticandone le ingenuità e le menzogne. E’ una riflessione, quella di Teti che si inserisce nel momento critico che l’umanità vive: assillata da ansie, dubbi, senza più sapere cosa desiderare. In un altro libro, letto in questi giorni, “Sparare ad una colomba” (Mondadori) l’autore David Grossman dice che “la situazione è troppo disperata per lasciarla ai disperati”. La questione che affronta Teti è la stessa: cioè la necessità di rileggere la storia degli esseri umani, la storia di persone che vivono, talvolta soffrono e sperano, interrogandosi sul tempo che vivono. Teti, dice che tra pandemie e rischi climatici, dolore e speranza, la nostalgia ritorna a offrirsi come ancora di salvezza, risorsa, elemento creativo capace di misurarsi con il passato e di delineare possibili itinerari per il futuro. Rintraccia, l’antropologo, nella tradizione, nel pensiero antico, nella religione, l’idea della nostalgia come risorsa: cita Ulisse che torna ad Itaca, Abramo che abbandona la sua terra per dare inizio alla storia da un’altra parte. Sono degli esempi. Nostalgia esemplare, Teti definisce quella di Ulisse, perché si tratta del sentimento di chi non può, non sa, e forse non vuole tornare. Cammina cammina l’autore entra nel suo mondo, che è il mondo dei mondi scomparsi che ci ha sempre narrato: il Sud delle partenze, della comunità contadina, della vita greve nelle campagne, dei riti e delle tradizioni, il Natale, la Pasqua, l’educazione dei figli, i racconti dei vecchi. L’emigrazione di massa è al centro di questa antropologia della nostalgia. Ricorda, Teti, un personaggio di Emigranti di Francesco Perri, che dice: “Quando ero in America, tutte le notti sognavo casa mia”.

Questo libro di Teti racconta, a noi figli di un secolo smarrito, l’importanza di un sentimento che, forse più di altri, ha accompagnato l’origine, lo sviluppo e l’affermazione del mondo moderno. Non è la nostalgia della schiavitù che assalì il popolo ebreo fuggendo dall’Egitto, in viaggio verso la Terra Promessa, che dobbiamo conservare, nei tempi nostri sconosciuti che viviamo, ma piuttosto la nostalgia per un passato in cui si insegnava il senso del limite, si invitata a non strafare. E’ a quel passato che bisognerebbe ripensare – riflette Teti – ad un passato che troverebbe, così, una sorta di risarcimento, e l’umanità potrebbe essere spinta a imboccare per il futuro una delle tante vie finora non viste.

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